Uomo, natura e progresso

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Anche quest’anno è giunto il momento degli esami di Stato, e anche stavolta il giorno della prima prova è stato preceduto da una serie di pronostici riguardanti i contenuti delle tracce; sull’onda degli anniversari e dei temi di attualità, si è ipotizzato che nel fatidico plico fossero presenti Pirandello, Gramsci, la rivoluzione russa, l’Unione Europea, il problema del clima, ma anche, perché no, Dario Fo. Alcuni, dopo aver visto il video, diramato dal Miur, in cui Alessandro Borghese invitava gli studenti a consumare molte proteine e carboidrati, a dormire bene la notte e a “ripassare” (e, data la profondità dei concetti, poteva anche consigliare a noi tutti di bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde), si sono rafforzati nella convinzione che fra le tracce ci fossero senz’altro argomenti presenti nel programma svolto durante l’anno.

E invece, dopo lo scaricamento e la stampa delle tracce (operazioni svoltesi con particolare difficoltà e molto sudore freddo, giacché Commissione Web, almeno nella scuola dove faccio gli esami, è completamente in palla; qui comunque gli interessati troveranno una riproduzione del plico), costoro hanno dovuto mettersi di fronte al fatto che Borghese invitava a “ripassare” solo per fare un giochetto di parole, dal momento che, mentre lo diceva, saltava qualcosa in padella. Fatto sta che il testo scelto per la tipologia A è una lirica di Giorgio Caproni sul rapporto uomo-natura. Ciò ha gettato tutti gli esaminandi nello sconforto, giacché praticamente nessuno di loro aveva trattato questo autore durante l’anno. Di fatto, non è nemmeno la prima volta che il Ministero propone un autore inconsueto nella traccia dell’analisi del testo: si vedano Magris nel 2013 ed Eco l’anno scorso. Tuttavia Caproni non è affatto “fuori canone”: se si vanno a vedere, ad esempio, le Indicazioni Nazionali dei licei, ci si accorge che, per il programma del quinto anno, egli è espressamente menzionato tra i poeti novecenteschi che è opportuno conoscere (qui il pdf; provate voi stessi a cercare Caproni con ctrl+F); che poi le cose in classe stiano quasi sempre diversamente, è un altro paio di maniche, considerando la possibilità di ritardi vari nello svolgimento della programmazione che si ripercuotono invariabilmente sulla letteratura contemporanea. (Per cercare di porre rimedio a ciò, diventa assolutamente fondamentale, come le Indicazioni stesse raccomandano, anticipare tutta la letteratura anteriore allo Stil Novo al secondo anno.) Il Ministero, comunque, forse prevedendo la scarsa presenza di Caproni tra gli argomenti svolti nelle classi quinte, ha corredato la lirica di alcune informazioni basilari su di lui.

Ad ogni modo, fatte salve queste considerazioni sull’opportunità della scelta dell’autore, osservando la strutturazione della traccia si comprende come in realtà sia possibile svolgerla anche sapendo ben poco dell’autore stesso, della sua opera e del contesto storico-culturale, in quanto gli stessi quesiti di analisi erano in realtà più mirati alla comprensione del testo che all’individuazione delle sue caratteristiche; l’impianto stesso di tali domande mi è parso alquanto banale, dato che partivano con un’affermazione relativa a una tematica della poesia e chiedevano allo studente di individuare in quali versi del testo essa è presente. Considerando anche che la lirica stessa è perfettamente comprensibile nel linguaggio e nel contenuto (e anzi mi chiedo perché, dato che gli studenti hanno a disposizione un dizionario, sia stato ritenuto opportuno inserire in nota le definizioni di “lamantino” e “galagone”), mi è quasi sembrato che il nostro Ministero sottovaluti pesantemente le capacità critiche e analitiche dei nostri maturandi. Una prova di questo tipo mi sembrerebbe quasi troppo facile anche per una verifica di analisi del testo poetico rivolta al secondo anno. Anzi, la prossima volta che mi capita, provo a far fare questa traccia e vedo che succede.

Per quanto riguarda la domanda di interpretazione, essa richiedeva di costruire un percorso sul rapporto uomo-natura a partire dalla lirica analizzata e anche sulla base di altri testi letterari: nel programma di italiano del quinto anno i riferimenti sono abbondantissimi, e in realtà molti studenti scelgono di costruire la loro tesina proprio su questo tema. Poi, se proprio uno avesse voluto farsi un po’ furbo, avrebbe potuto tranquillamente fare uso dei documenti proposti per il saggio breve di ambito artistico-letterario, dal tema “La natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura”, e lì, oltre a sfruttare le conoscenze acquisite con il programma del quinto anno, trovava Leopardi, Pascoli, Montale e Foscolo belli pronti su un piatto d’argento.

Ma la fantasia ministeriale non finisce qui, dal momento che il saggio breve di ambito socio-economico (“Nuove tecnologie e lavoro”) e quello di ambito tecnico-scientifico (“Robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro”) sono praticamente lo stesso tema con un taglio leggermente diverso e una documentazione praticamente intercambiabile, in quanto nel primo un documento presenta riferimenti all’istruzione, e nel secondo un documento fa cenno al rapporto tra tecnologia e posti di lavoro. Il tema del progresso tecnologico è al centro anche della tipologia D, in cui un brano di un articolo di Boncinelli lo mette in rapporto (per non dire in contrapposizione) con il progresso morale; in questo caso la traccia è molto strutturata e richiede al candidato di seguire una scaletta precisa definendo concetti specifici sulla base sia del testo fornito sia delle proprie conoscenze; un’insidia, qui, è data dal fatto che è necessario avere un’idea precisa non solo dei concetti da affrontare, ma anche di dove la traccia stessa vuole condurre (pur facendo precedere un “se vuoi” alla struttura già proposta). Sempre afferente alla tematica del progresso è il tema di carattere storico, incentrato sul boom economico nell’Italia del dopoguerra, corredato di documenti che invitano il candidato a spaziare sia in ambito sociale (con il fenomeno delle migrazioni) sia su argomenti che ricordano quelli già toccati nelle altre tracce (sviluppo economico e mutamento del tenore di vita degli italiani).

Il saggio breve di ambito storico-politico, dal titolo “Disastri e ricostruzione”, si distacca dagli altri per quanto riguarda l’argomento, ma mi pare che la documentazione sia una specie di pot pourri di accenni a fatti nei quali il maturando è invitato a trovare un fil rouge: la distruzione e ricostruzione di Montecassino accostata al terremoto sugli Appennini, l’alluvione di Firenze, un passo del Principe di Machiavelli in cui l’inondazione e la successiva ricostruzione sono prese come metafora del rapporto tra fortuna e virtù. Gli accenni in sé sono validi; è che, per costruire un saggio breve sulla ricostruzione in seguito a danni di vario genere, servono competenze specifiche e un legame con l’attualità che un maturando non sempre ha.

Infatti, da quello che ho osservato stamattina, mi pare che nessuno abbia scelto quest’ultima traccia: la maggior parte dei miei esaminandi si sono rivolti ai due saggi brevi sulla tecnologia, e sarà interessante vedere se hanno colto il taglio corretto da dare all’uno e all’altro. Io intanto li ho pregati di indicare chiaramente l’ambito che hanno scelto, perché io stessa temo di confondermi. Un paio di temerari hanno optato per Caproni, altri per il saggio breve artistico-letterario: vedremo se hanno capito che possono utilizzarli uno come spunto per l’altro. Per quanto mi riguarda, se fossi stata al loro posto, credo che avrei scelto proprio quest’ultima traccia, se non altro perché mi sarebbe parso di andare sul sicuro.

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Stereotipi da tema (conditi da acidità sparsa)

Dato che quest’anno non ci facciamo mancare nulla, mi è toccata in sorte anche la funzione di commissario interno agli esami di Stato per la mia quinta ragioneria serale. Proprio questa mattina ci siamo dedicati alla correzione degli scritti, e in un colpo solo mi sono fatta la prima prova e la sezione di storia della terza prova. Per quanto riguarda i temi, la maggior parte degli alunni, come sinceramente c’era da aspettarsi, ha svolto il saggio breve di ambito scientifico-tecnologico (sul modo in cui la connettività ha cambiato la comunicazione), ossia “il tema dei telefonini”. In sostanza, la chiave della maggior parte degli elaborati stava nell’affermare che i telefonini, gli smartphone, Facebook e Whatsapp ci rendono più connessi ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare alle vecchie abitudini quando tutte queste cose non c’erano e allora sì si comunicava davvero. Svolgimenti da poco sforzo, guidati anche da una documentazione francamente banalotta (che potete trovare qui, per chi non l’ha vista: sfogliate il fascicolo). Il bello è che affermazioni del genere potrebbero quasi essere credibili se provenissero da mia nonna, ma coloro che le hanno prodotte stanno appiccicati al telefonino tutto il giorno, postano su FB ogni mezz’ora, mi chiedono su Messenger consigli per la tesina (costruita ovviamente tutta con materiali trovati in Rete), e talora hanno utilizzato il cellulare anche durante le verifiche (chi ho scoperto è stato duramente punito, non se ne dubiti).

In sostanza, il saggio breve di italiano scritto, non solo all’esame di Stato, ma a scuola in generale, anziché essere il banco di prova per esprimere e argomentare il proprio punto di vista su un dato argomento, usando e commentando criticamente documenti, è di fatto un lavorio su luoghi comuni intervallato da spezzoni di testi altrui finiti lì con il meccanismo del copia-incolla. Spesso, addirittura, manca una vera e propria tesi. In questi miei primi anni da correttrice di temi ho già osservato alcuni topoi prevedibili e ricorrenti, diversi dei quali ho ritrovato stamattina correggendo. Per il principio del mal comune mezzo gaudio ecco qui un breve elenco che inizia con quanto massicciamente osservato oggi e prosegue sparsamente ad libitum con stereotipi relativi a tracce diverse (conditi da commenti acidi sparsi).

  • Ora possiamo comunicare più facilmente con Internet e i telefonini, ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare a parlarsi davvero come una volta. (Parli tu che sei sempre su FB a postare cagnetti pucciosi e foto degli aperitivi con le amiche.)
  • Gli SMS hanno impoverito il linguaggio riducendo drasticamente il lessico dei giovani d’oggi. (Autoconsapevolezza.)
  • Oggi i bambini crescono traviati da mille giochetti tecnologici, mentre dovrebbero divertirsi all’aria aperta come una volta. (Stavolta è anche vero. Qui dipende dai genitori, dall’ambiente, dagli amici, da un sacco di cose. Ok, questo commento non è abbastanza acido.)
  • Una volta, per conoscere una ragazza, si usciva e si andava al bar o nei locali, mentre oggi si va su Internet e si inizia a chattare con lei. (Veramente i marpioni nei locali li trovo ancora, per quel poco che ci vado. Oltre che su Internet.)
  • Bisognerebbe leggere più libri. (Tutti a comprare il seguito delle 50 sfumature di grigio.)
  • La vera bellezza è quella interiore. (Vai dall’estetista una volta a settimana, snobbi i ragazzi che non sono fighi come dici tu e mi aspetti che io ti creda.)
  • Una volta le coppie si amavano davvero e stavano insieme tutta la vita, adesso divorziano dopo poco tempo. (Non è che, dato che il divorzio non c’era, marito e moglie erano costretti a restare insieme anche in caso di corna e maltrattamenti, no no.)
  • Una buona istruzione è fondamentale per affrontare le sfide della società. (Esame di coscienza.)
  • Sapere le lingue è fondamentale per il mondo del lavoro. (Dunque studiale davvero e non fare i compiti per casa con Google Translate.)
  • Il futuro è in mano ai giovani, che costruiranno un mondo migliore. (Bene, datti da fare.)