Tesine

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Ed eccoci giunti al fatidico periodo dei colloqui orali degli esami di Stato, che, com’è noto, iniziano con l’esposizione della famigerata “tesina”, ovvero di una ricerca condotta intorno a un tema specifico che presenti collegamenti interdisciplinari con diverse materie. Solitamente gli argomenti che trovano spazio nella tesina sono quelli affrontati in classe durante l’anno scolastico, o altri comunque correlati ad essi. Si tratta dunque, tutto sommato, di un ventaglio di possibilità non proprio infinito, ma, a pensarci bene, nemmeno limitatissimo, che può costituire una base utile su cui lavorare. I risultati, mediamente, sono di due tipi.

La prima tipologia di elaborati è quella delle “tesine mainstream“, ossia di quelle che, solitamente, ruotano intorno a macro-temi legati a vario titolo alla storia e alla cultura del Novecento, come ad esempio i totalitarismi, l’inconscio, il rapporto uomo-natura. Esse mediamente si presentano in almeno due-tre esemplari molto simili per ogni classe, ma non è necessariamente detto che la loro esposizione sia ripetitiva o noiosa, perché l’originalità può stare nei collegamenti o nella scelta degli argomenti delle singole materie. Ciò può anche essere utile allo studente stesso nella prosecuzione del colloquio, in quanto il commissario di turno, se nella tesina è presente uno spunto inusuale, può fare al candidato una domanda a partire da un collegamento più ovvio. Esempio proprio di pochi giorni fa: tesina sul sogno (di per sé argomento abbastanza battuto in un liceo delle scienze umane) con collegamento a italiano per mezzo della novella Tu ridi di Pirandello, non presente nella programmazione svolta in classe. Lì ho potuto scegliere se ampliare il discorso su Pirandello o, attraverso Freud (menzionato dalla studentessa), andare a parare su Svevo.

L’altro tipo è quello delle tesine “originali a tutti i costi”, le quali partono da uno spunto apparentemente irrelato alla programmazione del quinto anno, ma che, con voli più o meno pindarici, riescono (forse) a costruire un percorso più o meno coerente. Esempi dagli ultimi anni: ricordo di aver sentito l’esposizione di una tesina che una studentessa aveva dedicato al nonno, parlando della seconda guerra mondiale da lui vissuta, di una poesia a cui era legato, di un argomento scientifico connesso al suo mestiere; era un omaggio molto affettuoso, certo, e non nego di essermi intenerita, ma di fatto il filo conduttore era un po’ deboluccio e non sostanziale. Un altro studente portò un approfondimento sulla tela di ragno, corredato di excursus sulle possibili ricadute nell’ingegneria dei materiali e sulle formule matematiche utilizzate per misurarne le caratteristiche: molto coerente in sé, forse un po’ troppo sbilanciata sulle materie scientifiche, ma un lavoro decisamente valido, e in questo caso sono felice di aver fatto io i voli pindarici per chiedere italiano e latino. Tra le tesine “originali a tutti i costi” annovererei anche quelle monodisciplinari (si osservi che non c’è la precisa indicazione che l’elaborato debba per forza comprendere più discipline): proprio stamattina ne ho sentita una incentrata solamente su storia dell’arte e riguardante Banksy e il linguaggio dei graffiti.

Quanto a me, quella volta, nell’ormai mitologico 2003, scelsi di fare una tesina sul concetto di nulla, un po’ per spirito di contraddizione (dovendo comunque scegliere “qualcosa”), un po’ perché il padre del mio fidanzato del momento era (ed è) spesso in vena di discorsi filosofici: riuscii a inserire Agostino, Nietzsche, Leopardi e non mi ricordo più quale artista contemporaneo (su indicazione della mia insegnante), e poi feci avere una copia della tesina al “suocero” di allora. Tre anni più tardi fu la volta di mia sorella, la quale scelse di portare un percorso su Peter Pan: partenza originale e collegamento con letteratura inglese (l’opera di Barrie in sé), italiano (Pascoli e il fanciullino), psicologia (la sindrome di Peter Pan). In particolare (e qui padelletta di specifici e particolarissimi cavoli miei, ma è un episodio che mi fa piacere ricordare e che mi fa un po’ sorridere a ripensarci), per il materiale di psicologia mi resi personalmente utile, dato che le serviva un libro che si trovava a Padova nella biblioteca dell’Istituto Teologico S. Antonio dottore, e in quel momento ero là per gli ultimi esami della triennale. Avuta la collocazione, mi recai in loco: erano giornate caldissime, coi raggi del sole tipo ferro da stiro, qualche giorno prima mi ero scottata praticamente da capo a piedi in seguito a una giornata in piscina con le coinquiline e giravo in canottiera e gonnellina per permettere alle ustioni di prendere aria. Solo una volta giunta al front office mi accorsi che il personale era di frati appartenenti all’istituto teologico. Imbarazzo unilaterale e momentaneo da parte mia, fraticello gentilissimo e solerte nel procurarmi il libro. Mi misi in sala di consultazione e lo sfogliai, accorgendomi che gran parte dei meccanismi ivi descritti erano quelli che regolavano il comportamento di quel fidanzato di tre anni prima. Con un sorrisetto sotto i baffi feci le fotocopie che servivano e salutai il fraticello. Papà venne a prendersele quella sera stessa, fuggendo dopo neanche dieci minuti per la grande urgenza. Parentesi cavoli miei chiusa.

Oltre agli argomenti, anche la modalità di esposizione della tesina può essere assolutamente varia: un discorso a braccio senza supporto di alcun genere, consultazione di appunti, distribuzione alla commissione di materiale iconografico (finora mi sono portata a casa due stampe di Dalì), distribuzione dell’intero elaborato, uso di mappe concettuali, visione di filmati, presentazione in PowerPoint e, ultima ma da me temutissima, presentazione in Prezi: dopo averne viste due o tre nell’arco di una mattinata, anche il più sano dei commissari inizia ad avere problemi di labirintite pure da seduto. Ciò che conta in qualsiasi caso sono essenzialmente due cose: non sforare con i tempi (che mediamente si aggirano intorno ai 10 minuti) e prevedere già un minimo di possibili collegamenti per le domande disciplinari, in modo tale da non farsi prendere di sorpresa dai commissari. Se ad esempio la tesina è sulla schizofrenia e Dino Campana è in programma di italiano ma non è stato inserito nell’approfondimento, è estremamente consigliato ripassarlo con cura. Si badi anche a creare un effettivo collegamento tra le parti della tesina, evitando passaggi come “di italiano ho finito, adesso parlo di filosofia e porto Nietzsche”.

In ogni caso, pur con tutte le difficoltà che la preparazione della tesina comporta, si tratta, per lo studente, di un momento in cui gli è possibile parlare di una tematica che, per un motivo o per l’altro, gli è cara, dandogli l’opportunità di crearsi un percorso tutto suo. In diversi casi si tratta effettivamente di qualcosa di originale e di interessante anche per la commissione, specialmente per quanto riguarda eventuali collegamenti che escono dal programma scolastico e che per diversi insegnanti possono rappresentare un momento per imparare qualcosa di nuovo: penso, ad esempio, al lavoro su Banksy a cui accennavo prima. Mi spiace un pochino, dunque, che, con la riforma dell’esame di Stato prossima ventura, l’approfondimento personale sia sostituito da una relazione sul percorso di alternanza scuola-lavoro: oltre al fatto che tale relazione verosimilmente sarà riciclabile da tutti gli studenti che avranno svolto una determinata attività, mi sembra proprio che venga tolta agli esaminandi un’occasione per proporre sé stessi, i propri interessi e la propria visione, più o meno critica, di quanto visto in classe durante l’anno.

Uomo, natura e progresso

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Anche quest’anno è giunto il momento degli esami di Stato, e anche stavolta il giorno della prima prova è stato preceduto da una serie di pronostici riguardanti i contenuti delle tracce; sull’onda degli anniversari e dei temi di attualità, si è ipotizzato che nel fatidico plico fossero presenti Pirandello, Gramsci, la rivoluzione russa, l’Unione Europea, il problema del clima, ma anche, perché no, Dario Fo. Alcuni, dopo aver visto il video, diramato dal Miur, in cui Alessandro Borghese invitava gli studenti a consumare molte proteine e carboidrati, a dormire bene la notte e a “ripassare” (e, data la profondità dei concetti, poteva anche consigliare a noi tutti di bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde), si sono rafforzati nella convinzione che fra le tracce ci fossero senz’altro argomenti presenti nel programma svolto durante l’anno.

E invece, dopo lo scaricamento e la stampa delle tracce (operazioni svoltesi con particolare difficoltà e molto sudore freddo, giacché Commissione Web, almeno nella scuola dove faccio gli esami, è completamente in palla; qui comunque gli interessati troveranno una riproduzione del plico), costoro hanno dovuto mettersi di fronte al fatto che Borghese invitava a “ripassare” solo per fare un giochetto di parole, dal momento che, mentre lo diceva, saltava qualcosa in padella. Fatto sta che il testo scelto per la tipologia A è una lirica di Giorgio Caproni sul rapporto uomo-natura. Ciò ha gettato tutti gli esaminandi nello sconforto, giacché praticamente nessuno di loro aveva trattato questo autore durante l’anno. Di fatto, non è nemmeno la prima volta che il Ministero propone un autore inconsueto nella traccia dell’analisi del testo: si vedano Magris nel 2013 ed Eco l’anno scorso. Tuttavia Caproni non è affatto “fuori canone”: se si vanno a vedere, ad esempio, le Indicazioni Nazionali dei licei, ci si accorge che, per il programma del quinto anno, egli è espressamente menzionato tra i poeti novecenteschi che è opportuno conoscere (qui il pdf; provate voi stessi a cercare Caproni con ctrl+F); che poi le cose in classe stiano quasi sempre diversamente, è un altro paio di maniche, considerando la possibilità di ritardi vari nello svolgimento della programmazione che si ripercuotono invariabilmente sulla letteratura contemporanea. (Per cercare di porre rimedio a ciò, diventa assolutamente fondamentale, come le Indicazioni stesse raccomandano, anticipare tutta la letteratura anteriore allo Stil Novo al secondo anno.) Il Ministero, comunque, forse prevedendo la scarsa presenza di Caproni tra gli argomenti svolti nelle classi quinte, ha corredato la lirica di alcune informazioni basilari su di lui.

Ad ogni modo, fatte salve queste considerazioni sull’opportunità della scelta dell’autore, osservando la strutturazione della traccia si comprende come in realtà sia possibile svolgerla anche sapendo ben poco dell’autore stesso, della sua opera e del contesto storico-culturale, in quanto gli stessi quesiti di analisi erano in realtà più mirati alla comprensione del testo che all’individuazione delle sue caratteristiche; l’impianto stesso di tali domande mi è parso alquanto banale, dato che partivano con un’affermazione relativa a una tematica della poesia e chiedevano allo studente di individuare in quali versi del testo essa è presente. Considerando anche che la lirica stessa è perfettamente comprensibile nel linguaggio e nel contenuto (e anzi mi chiedo perché, dato che gli studenti hanno a disposizione un dizionario, sia stato ritenuto opportuno inserire in nota le definizioni di “lamantino” e “galagone”), mi è quasi sembrato che il nostro Ministero sottovaluti pesantemente le capacità critiche e analitiche dei nostri maturandi. Una prova di questo tipo mi sembrerebbe quasi troppo facile anche per una verifica di analisi del testo poetico rivolta al secondo anno. Anzi, la prossima volta che mi capita, provo a far fare questa traccia e vedo che succede.

Per quanto riguarda la domanda di interpretazione, essa richiedeva di costruire un percorso sul rapporto uomo-natura a partire dalla lirica analizzata e anche sulla base di altri testi letterari: nel programma di italiano del quinto anno i riferimenti sono abbondantissimi, e in realtà molti studenti scelgono di costruire la loro tesina proprio su questo tema. Poi, se proprio uno avesse voluto farsi un po’ furbo, avrebbe potuto tranquillamente fare uso dei documenti proposti per il saggio breve di ambito artistico-letterario, dal tema “La natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura”, e lì, oltre a sfruttare le conoscenze acquisite con il programma del quinto anno, trovava Leopardi, Pascoli, Montale e Foscolo belli pronti su un piatto d’argento.

Ma la fantasia ministeriale non finisce qui, dal momento che il saggio breve di ambito socio-economico (“Nuove tecnologie e lavoro”) e quello di ambito tecnico-scientifico (“Robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro”) sono praticamente lo stesso tema con un taglio leggermente diverso e una documentazione praticamente intercambiabile, in quanto nel primo un documento presenta riferimenti all’istruzione, e nel secondo un documento fa cenno al rapporto tra tecnologia e posti di lavoro. Il tema del progresso tecnologico è al centro anche della tipologia D, in cui un brano di un articolo di Boncinelli lo mette in rapporto (per non dire in contrapposizione) con il progresso morale; in questo caso la traccia è molto strutturata e richiede al candidato di seguire una scaletta precisa definendo concetti specifici sulla base sia del testo fornito sia delle proprie conoscenze; un’insidia, qui, è data dal fatto che è necessario avere un’idea precisa non solo dei concetti da affrontare, ma anche di dove la traccia stessa vuole condurre (pur facendo precedere un “se vuoi” alla struttura già proposta). Sempre afferente alla tematica del progresso è il tema di carattere storico, incentrato sul boom economico nell’Italia del dopoguerra, corredato di documenti che invitano il candidato a spaziare sia in ambito sociale (con il fenomeno delle migrazioni) sia su argomenti che ricordano quelli già toccati nelle altre tracce (sviluppo economico e mutamento del tenore di vita degli italiani).

Il saggio breve di ambito storico-politico, dal titolo “Disastri e ricostruzione”, si distacca dagli altri per quanto riguarda l’argomento, ma mi pare che la documentazione sia una specie di pot pourri di accenni a fatti nei quali il maturando è invitato a trovare un fil rouge: la distruzione e ricostruzione di Montecassino accostata al terremoto sugli Appennini, l’alluvione di Firenze, un passo del Principe di Machiavelli in cui l’inondazione e la successiva ricostruzione sono prese come metafora del rapporto tra fortuna e virtù. Gli accenni in sé sono validi; è che, per costruire un saggio breve sulla ricostruzione in seguito a danni di vario genere, servono competenze specifiche e un legame con l’attualità che un maturando non sempre ha.

Infatti, da quello che ho osservato stamattina, mi pare che nessuno abbia scelto quest’ultima traccia: la maggior parte dei miei esaminandi si sono rivolti ai due saggi brevi sulla tecnologia, e sarà interessante vedere se hanno colto il taglio corretto da dare all’uno e all’altro. Io intanto li ho pregati di indicare chiaramente l’ambito che hanno scelto, perché io stessa temo di confondermi. Un paio di temerari hanno optato per Caproni, altri per il saggio breve artistico-letterario: vedremo se hanno capito che possono utilizzarli uno come spunto per l’altro. Per quanto mi riguarda, se fossi stata al loro posto, credo che avrei scelto proprio quest’ultima traccia, se non altro perché mi sarebbe parso di andare sul sicuro.

Commissioni

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(Sottotitolo: Gli esaminatori esaminati)

Dopo la delirante conclusione degli scritti, ormai un mese fa, la macchina del concorso procede lenta ma inesorabile. Le commissioni, pubblicate praticamente in zona Cesarini, hanno iniziato la correzione delle nostre prove, e tra qualche tempo ne conosceremo gli esiti e avremo il calendario degli orali. Date le condizioni tecniche e mentali nelle quali io stessa e i miei colleghi abbiamo svolto gli esami, ovvero praticamente senza rendercene conto, non ho ancora un presentimento chiaro di quale potrà essere la mia valutazione, e per ora gli orali, almeno per me, restano un’entità astratta che prenderò consapevolmente in considerazione solo in caso di necessità.

Nel frattempo, tra scrutini e adempimenti finali, mi è capitata tra le e-mail la nomina come commissario esterno agli esami di Stato: anche il mio nome, dunque, si trova tra quelli affannosamente ricercati sul web dai maturandi disperati, bisognosi di informazioni e in preda al panico. Una parte di me si chiede con quale criterio vengano scelti i commissari d’esame, se sulla base della τύχη o del clinamen; poi concludo tra me e me che, oltre all’aspetto aleatorio, in realtà si tiene conto anche di fattori molto concreti come la vicinanza della scuola al luogo di residenza o alla sede di servizio. Mi risulta in ogni caso un po’ spiazzante trovarmi nella lista degli esseri più temuti dagli studenti (I COMMISSARI ESTERNI), proprio io che in tutti questi anni ho continuato a dare esami senza una vera soluzione di continuità e combattendo quotidianamente con ansia e sensazione di inadeguatezza.

Quest’anno, tra l’altro, agli esami vanno tre classi che mi hanno avuta come insegnante: una dove sono stata nei primi mesi della prima, una che ho avuto nei mesi conclusivi della terza e la mia quinta di quest’anno. Ognuna di queste classi mi è rimasta nel cuore, quindi, considerando anche che io stessa sono sotto esame per il concorso, e condivido dunque il loro stato d’animo, sto vivendo la maturità 2016 con una particolare dose di empatia. Ciò include anche l’istinto, tra il cameratesco e il materno, di abbracciare stretti a uno a uno i miei alunni ora maturandi (e di non poter trattare male quelli che dovrò esaminare).

In tutto questo tourbillon di sentimenti che si mescolano, fa strano prender parte al totocommissari attivo e passivo, ossia porre la domanda “qualcuno sa com’è il tal professore agli esami?” ed esserne al tempo istesso, per qualcun altro, l’argomento. È di fatto una sensazione che sta tra il surrealismo escheriano e il trenino di Capodanno. Intanto, per non sbagliarmi, riprendo in mano il Paradiso di Dante e la letteratura del ‘900, che chiederò e che mi saranno chiesti probabilmente a pochi giorni di distanza.

Stereotipi da tema (conditi da acidità sparsa)

Dato che quest’anno non ci facciamo mancare nulla, mi è toccata in sorte anche la funzione di commissario interno agli esami di Stato per la mia quinta ragioneria serale. Proprio questa mattina ci siamo dedicati alla correzione degli scritti, e in un colpo solo mi sono fatta la prima prova e la sezione di storia della terza prova. Per quanto riguarda i temi, la maggior parte degli alunni, come sinceramente c’era da aspettarsi, ha svolto il saggio breve di ambito scientifico-tecnologico (sul modo in cui la connettività ha cambiato la comunicazione), ossia “il tema dei telefonini”. In sostanza, la chiave della maggior parte degli elaborati stava nell’affermare che i telefonini, gli smartphone, Facebook e Whatsapp ci rendono più connessi ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare alle vecchie abitudini quando tutte queste cose non c’erano e allora sì si comunicava davvero. Svolgimenti da poco sforzo, guidati anche da una documentazione francamente banalotta (che potete trovare qui, per chi non l’ha vista: sfogliate il fascicolo). Il bello è che affermazioni del genere potrebbero quasi essere credibili se provenissero da mia nonna, ma coloro che le hanno prodotte stanno appiccicati al telefonino tutto il giorno, postano su FB ogni mezz’ora, mi chiedono su Messenger consigli per la tesina (costruita ovviamente tutta con materiali trovati in Rete), e talora hanno utilizzato il cellulare anche durante le verifiche (chi ho scoperto è stato duramente punito, non se ne dubiti).

In sostanza, il saggio breve di italiano scritto, non solo all’esame di Stato, ma a scuola in generale, anziché essere il banco di prova per esprimere e argomentare il proprio punto di vista su un dato argomento, usando e commentando criticamente documenti, è di fatto un lavorio su luoghi comuni intervallato da spezzoni di testi altrui finiti lì con il meccanismo del copia-incolla. Spesso, addirittura, manca una vera e propria tesi. In questi miei primi anni da correttrice di temi ho già osservato alcuni topoi prevedibili e ricorrenti, diversi dei quali ho ritrovato stamattina correggendo. Per il principio del mal comune mezzo gaudio ecco qui un breve elenco che inizia con quanto massicciamente osservato oggi e prosegue sparsamente ad libitum con stereotipi relativi a tracce diverse (conditi da commenti acidi sparsi).

  • Ora possiamo comunicare più facilmente con Internet e i telefonini, ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare a parlarsi davvero come una volta. (Parli tu che sei sempre su FB a postare cagnetti pucciosi e foto degli aperitivi con le amiche.)
  • Gli SMS hanno impoverito il linguaggio riducendo drasticamente il lessico dei giovani d’oggi. (Autoconsapevolezza.)
  • Oggi i bambini crescono traviati da mille giochetti tecnologici, mentre dovrebbero divertirsi all’aria aperta come una volta. (Stavolta è anche vero. Qui dipende dai genitori, dall’ambiente, dagli amici, da un sacco di cose. Ok, questo commento non è abbastanza acido.)
  • Una volta, per conoscere una ragazza, si usciva e si andava al bar o nei locali, mentre oggi si va su Internet e si inizia a chattare con lei. (Veramente i marpioni nei locali li trovo ancora, per quel poco che ci vado. Oltre che su Internet.)
  • Bisognerebbe leggere più libri. (Tutti a comprare il seguito delle 50 sfumature di grigio.)
  • La vera bellezza è quella interiore. (Vai dall’estetista una volta a settimana, snobbi i ragazzi che non sono fighi come dici tu e mi aspetti che io ti creda.)
  • Una volta le coppie si amavano davvero e stavano insieme tutta la vita, adesso divorziano dopo poco tempo. (Non è che, dato che il divorzio non c’era, marito e moglie erano costretti a restare insieme anche in caso di corna e maltrattamenti, no no.)
  • Una buona istruzione è fondamentale per affrontare le sfide della società. (Esame di coscienza.)
  • Sapere le lingue è fondamentale per il mondo del lavoro. (Dunque studiale davvero e non fare i compiti per casa con Google Translate.)
  • Il futuro è in mano ai giovani, che costruiranno un mondo migliore. (Bene, datti da fare.)