Leggere in classe: teatri e teatrini

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Quando si tratta di leggere in classe, mi piace molto l’idea della lettura teatralizzata, per coinvolgere maggiormente gli studenti dando loro le “parti” dei personaggi proprio come se fossimo a teatro. È una strategia che può funzionare molto bene al biennio, quando si fanno letture antologiche di opere come i poemi epici e i Promessi Sposi. In particolare, per quanto riguarda l’epica, trovo interessante la possibilità di disporre i lettori di fronte ai compagni per mettere in scena più concretamente gli eventi narrati, rispettando anche le indicazioni di prossemica e i gesti. Per capirci, il mio sogno nel cassetto sarebbe avere un Omero quattordicenne in un angolo, magari con un vecchio lenzuolo addosso e una ghirlanda di carta in testa, un’Andromaca che regge il bambolotto Astianatte e un Ettore dall’elmo di cartone che affronta Achille, armato allo stesso modo, brandendo (con criterio) un manico di scopa.

Quest’anno finalmente sono riuscita a mettere in pratica quest’idea, con una prima linguistico molto numerosa e particolarmente vivace, con alcuni alunni che fanno fatica a rimanere seduti al posto. Per far sì che collaborino, mi tocca fare di loro i miei eroi epici.

Primo esperimento: lettura di “Ettore e Andromaca” con un Ettore dinoccolato e magrissimo col berretto al posto dell’elmo e il ragazzino più piccolo che faceva Astianatte col cappuccio della giacca portato tipo cuffietta infantile, alternativamente portato in braccio da un altro ragazzo in veste di nutrice e disteso su due sedie a mo’ di carrozzina, con un giubbotto per copertina. I ragazzi si sono offerti da soli, senza manco che glielo chiedessi, cosa dunque ottima. La cosa è partita bene, con in particolare un’Andromaca (femmina) molto convinta. Peccato che Astianatte frignasse a tutto volume, a Ettore scappasse da ridere e il resto della classe preferisse fare altro. Ho sospeso il tutto per sopraggiunto marasma universale, ma lo spirito c’era.

Nella lezione successiva, Ettore doveva morire e gli è scappato da ridere di nuovo. Achille bello convinto. Bocciata l’idea di usare come lancia una chiave inglese (perché avere una chiave inglese nell’astuccio? Boh). Almeno il resto della classe ha seguito e c’è pure stato l’applausetto finale. Facciamo progressi.

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Teoria e pratica

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Lezione sul brano iliadico della lite tra Achille e Agamennone (Il. 1, 53-246), pensata per un’ora curricolare di 55 minuti. Programmazione teorica:

  • sintetico riepilogo, anche attraverso domande-stimolo, dei principali concetti delle lezioni precedenti, richiamando in particolare la caratterizzazione di Agamennone come personaggio che si contraddistingue per la sua ὕβρις (5 minuti);
  • assegnazione dei ruoli (Omero, Calcante, Achille, Agamennone, Atena) e lettura teatralizzata del brano (10 minuti);
  • commento dell’insegnante che metta in luce i temi fondamentali del brano, tra cui la presenza di elementi caratteristici della shame culture e il ruolo della divinità come oggettivazione dei processi psicologici dell’individuo (15 minuti);
  • presentazione, attraverso la LIM, degli affreschi dipinti da Giovan Battista Tiepolo nella Sala dell’Iliade in Villa Valmarana ai Nani (5 minuti);
  • attraverso una discussione guidata, collegamento e confronto tra le risorse iconografiche proposte e il testo al quale esse si ispirano (15 minuti);
  • riepilogo dei principali concetti emersi durante la lezione e assegnazione di esercizi per casa (5 minuti).

Ciò che realmente accade:

  • entrata in classe del docente, che si trova di fronte a una delle seguenti opzioni: 1. prima o quarta ora: mezza classe non è ancora rientrata in aula; 2. classe di rientro da palestra o laboratorio: aula totalmente vuota; 3. cambio dell’ora normale: tumulto generale, mezza classe è in giro lo stesso (ufficialmente in bagno, in realtà a sfondarsi di schifezze alle macchinette). Si devono tuttavia attendere almeno 5 minuti acciocché gli studenti siano tutti rientrati, e solo allora, se si è alla prima ora, si può procedere con l’appello. Sperare che non vi siano problemi di rete; se dovessero esservene, munirsi di carta e penna e fare l’appello così (totale 5 minuti MINIMO);
  • riepilogo della lezione precedente, dopo un debito richiamo all’attenzione (già scarsa) dell’uditorio; le domande-stimolo cadono nel vuoto, giacché nessuno di quelli che sono attenti si ricorda un accidente, e il docente si risponde da solo (5 minuti);
  • richiesta agli studenti di tirar fuori i libri, con annesso predicozzo dato che una buona metà della classe non li ha portati e adduce a propria difesa variopinte motivazioni (“il libro pesa”, “credevo ci fosse grammatica”, “doveva portarlo il mio compagno di banco che è assente”, “non ho mai avuto il libro”); quando la situazione si stabilizza e le proteste cessano, litigio tra gli alunni per l’assegnazione delle parti: l’intenzione di non leggere è manifestata, anche in questo caso, in modo creativo (“mi sono dimenticato come si legge”, “sono senza voce”, “ho già letto l’altra volta”, “non capisco niente di quello che leggo”). Il tutto si risolve tra mille proteste, tuttavia prontamente sedate con minacce di pesanti ritorsioni, assegnando le parti d’ufficio attraverso l’estrazione dei numerini della tombola (5 minuti);
  • lettura teatralizzata (finalmente) da parte degli alunni, i quali, lungi dal leggere espressivamente (sarebbe troppa grazia), seguono a malapena il testo: quando c’è un cambio di personaggio, ci vogliono 5-10 secondi tecnici affinché il nuovo lettore trovi il segno. Nel frattempo il resto della classe è pervaso dal marasma generale: chiacchiericci e risate varie coprono la voce dei lettori, rendendo necessari ripetuti interventi del docente per portare il rumore di fondo a un volume accettabile; con la scusa della necessità di condividere i libri di testo, nel frattempo, molti alunni hanno spostato la sedia vicino a un compagno fornito di testo o si sono girati di 180° per leggere dal compagno del banco dietro (10 minuti);
  • una volta conclusa la lettura, nell’ordine: tentativi dell’insegnante di arginare l’atmosfera da tè coi pasticcini creatasi con i detti spostamenti di popolo, inviti (spesso precipitanti nel vuoto) a tornare al posto e tirar fuori carta e penna per prendere appunti, abbozzo di commento nel disinteresse più totale e nella continuazione del chiacchiericcio. Eventuale necessità di sequestrare diari, quaderni e libri di altre materie, materiale tecnologico-ludico come ad esempio telefonini, specchietti per il trucco, animali di pezza (15 minuti);
  • avvio della LIM per la condivisione con gli studenti del materiale iconografico proposto: lo schermo prima non si accende, poi si accende ma ha una colorazione dominante che vira sul rosa, normalizzata attraverso una sapiente manipolazione dello spinotto attaccato al pc di classe; inserimento della chiavetta contenente il materiale: il pc non la legge; riavvio del pc, che stavolta la legge, ma la chiavetta si infetta col virus da cui il dispositivo è cronicamente affetto e tutti i file vengono cancellati; senza motivo alcuno si spengono nell’ordine lo schermo della LIM e il pc, e viene chiamato il tecnico a risolvere il problema; appena il tecnico giunge in aula tutto riprende miracolosamente a funzionare; il docente a questo punto rinviene il materiale iconografico sul web (10 minuti);
  • a questo punto (ultimi 5 minuti) il docente si dedica finalmente al commento del materiale iconografico, ma, giunto egli a metà di una frase significativa, suona la campanella: a tale suono gli studenti, rispondenti a un riflesso condizionato stile cani di Pavlov, si alzano dal banco tutti insieme e si fiondano alle macchinette.