Il giuoco dell’estate

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A un anno dall’ansia per gli orali del concorso, e durante la prima estate in cui chi è stato impegnato in questa corsa a ostacoli è finalmente libero di non studiare (o di studiare ciò che più gli aggrada senza lo spettro incombente di una commissione), posso dire che io e i miei compagni di avventura abbiamo in generale raggiunto un distacco da tutto ciò tale da poterci ormai finalmente ridere su, ma, a causa della leviatanica burocrazia del MIUR (rinnovo graduatorie d’istituto) e dell’INPS (domanda di disoccupazione) e della prospettiva ogni giorno meno vaga di dare finalmente concretezza a tutto ciò con la prospettiva del ruolo, manteniamo un certo nervosismo che comporta la necessità di distrarci.

Ecco dunque che la mia mente malata ha partorito il GIUOCO DELL’ESTATE, ossia “TROVA LA TUA TRACCIA DELL’ORALE”, per rimembrare i tempi ansiogeni che ci siamo lasciati alle spalle (e comunque, per chi non se li è lasciato alle spalle e deve ancora affrontare una selezione, è un buono spunto per qualche esercizio). Le prime tre sezioni sono una alternativa all’altra, nel senso che si deve scegliere l’esame di ita-sto-geo, quello di latino o quello di greco; il resto (caratteristiche della classe e richieste della traccia) va sempre trovato. Ciò che si ottiene alla fine è qualcosa di molto simile a una vera traccia da orale di concorso.

Trovate anche voi la vostra traccia!

GIORNO DI NASCITA – l’argomento di italiano, storia o geografia

  1. Il Paradiso di Dante
  2. Eugenio Montale
  3. La poesia comico-realistica del Trecento
  4. Il feudalesimo
  5. Il paesaggio montano
  6. L’enciclica Rerum novarum
  7. Le guerre persiane
  8. Giuseppe Ungaretti
  9. L’urbanizzazione
  10. Il personaggio della monaca di Monza nei Promessi Sposi
  11. La poetica di Leopardi
  12. Il plurilinguismo dantesco
  13. Francesco Petrarca, “Chiare, fresche e dolci acque”
  14. Giovanni Verga, “Rosso Malpelo” e la poetica dell’impersonalità
  15. Atene e Sparta
  16. Il fonosimbolismo di Giovanni Pascoli
  17. Il trattato di Osimo
  18. Il rapporto Stato-Chiesa nel Medioevo
  19. L’ordinamento morale dell’Inferno di Dante
  20. La rivoluzione russa
  21. Il principato augusteo
  22. I caratteri economici dell’Europa
  23. Gli aggettivi qualificativi
  24. L’incastellamento
  25. I meteci
  26. Il periodo ipotetico
  27. Le fasi della Vita Nuova di Dante
  28. La demografia
  29. La rinascita dell’anno Mille
  30. Umberto Saba, il Canzoniere
  31. La fortuna nel Principe di Machiavelli

INIZIALE DEL NOME – l’argomento di latino

  • A: il congiuntivo indipendente
  • B: le epistole di Cicerone
  • C: Catullo e i poetae novi
  • D: i pronomi personali
  • E: il De bello civili di Cesare
  • F: la figura di Trimalchione nel Satyricon di Petronio
  • G: la terza declinazione
  • H: l’inizio della storiografia: Fabio Pittore e Cincio Alimento
  • I: le proposizioni relative
  • J: Tertulliano, De virginibus velandis
  • K: Sulpicia
  • L: Sallustio, Bellum Catilinae: confronto fra Cesare e Catone
  • M: la perifrastica passiva
  • N: l’elogio di Epicuro nel De rerum natura di Lucrezio
  • O: la pietas di Enea
  • P: i generi letterari durante il principato augusteo
  • Q: il personaggio di Annibale in Tito Livio
  • R: l’humanitas in Seneca
  • S: la figura del servo in Plauto
  • T: le funzioni del participio
  • U: la consecutio temporum del congiuntivo
  • V: il sistema verbale
  • W: il discorso indiretto
  • X: le Confessioni di Agostino
  • Y: elementi del culto isiaco nelle Metamorfosi di Apuleio
  • Z:  il servitium amoris nei poeti elegiaci

INIZIALE DEL COGNOME – l’argomento di greco

  • A: l’esametro dattilico
  • B: il tema dell’ospitalità nei poemi omerici
  • C: il metodo storiografico di Tucidide
  • D: i verbi contratti
  • E: i valori di ἄν
  • F: i metri eolici
  • G: la Repubblica di Platone
  • H: spiriti e accenti
  • I: Archiloco, poeta guerriero
  • J: la battaglia di Salamina in Eschilo e in Erodoto
  • K: i valori di καί
  • L: la questione omerica
  • M: l’ironia tragica nell’Edipo re di Sofocle
  • N: il sistema verbale
  • O: i valori di ὡς
  • P: il tema simposiale in Alceo
  • Q: la figura dello straniero in Euripide
  • R: la lingua di Erodoto
  • S: la Teogonia di Esiodo
  • T: la teoria dell’anaciclosi in Polibio
  • U: la poesia alessandrina tra celebrazione del potere e ricerca stilistica
  • V: il ruolo della donna in Aristofane: Tesmoforiazuse ed Ecclesiazuse
  • W: la nuova Saffo
  • X: posizione attributiva e posizione predicativa
  • Y: congiuntivo e ottativo indipendente
  • Z: razionale e irrazionale nell’Orestea di Eschilo

TESTA O CROCE – l’ordine di scuola (solo per le tracce di italiano, storia e geografia)

  • TESTA: scuola secondaria di primo grado
  • CROCE: scuola secondaria di secondo grado

CIBI MANGIATI IERI A CENA – le particolarità della classe

  • PASTA: uno studente con lieve DSA
  • PIZZA: uno studente con disabilità motoria
  • CARNE: uno studente ipovedente
  • PESCE: uno studente non madrelingua italiana
  • VERDURA: uno studente con BES (non meglio specificato)
  • RISO: uno studente con DSA grave
  • MINESTRA: uno studente con ADHD
  • CINESE: uno studente con DSA e uno con BES (non meglio specificato)
  • GIAPPONESE: uno studente con DSA e uno con disabilità motoria
  • ALTRO: classe articolata in più indirizzi
  • HO SALTATO LA CENA: tutte le precedenti

COLORE DELLE MUTANDE – le richieste della traccia

  • BIANCHE: obiettivi specifici di apprendimento (conoscenze, abilità, competenze)
  • NERE: modalità di recupero in itinere
  • GRIGIE: modalità di potenziamento
  • ROSSE: verifica con griglia di valutazione
  • BLU: attività di apprendimento cooperativo
  • VIOLA: collegamenti interdisciplinari
  • ROSA: riferimenti specifici ai testi utilizzati in classe
  • VERDI: uso delle tecnologie multimediali
  • GIALLE: inserimento della lezione nella programmazione annuale
  • FANTASIA: compito di realtà
  • NON PORTO MUTANDE: tutte le precedenti

Tesine

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Ed eccoci giunti al fatidico periodo dei colloqui orali degli esami di Stato, che, com’è noto, iniziano con l’esposizione della famigerata “tesina”, ovvero di una ricerca condotta intorno a un tema specifico che presenti collegamenti interdisciplinari con diverse materie. Solitamente gli argomenti che trovano spazio nella tesina sono quelli affrontati in classe durante l’anno scolastico, o altri comunque correlati ad essi. Si tratta dunque, tutto sommato, di un ventaglio di possibilità non proprio infinito, ma, a pensarci bene, nemmeno limitatissimo, che può costituire una base utile su cui lavorare. I risultati, mediamente, sono di due tipi.

La prima tipologia di elaborati è quella delle “tesine mainstream“, ossia di quelle che, solitamente, ruotano intorno a macro-temi legati a vario titolo alla storia e alla cultura del Novecento, come ad esempio i totalitarismi, l’inconscio, il rapporto uomo-natura. Esse mediamente si presentano in almeno due-tre esemplari molto simili per ogni classe, ma non è necessariamente detto che la loro esposizione sia ripetitiva o noiosa, perché l’originalità può stare nei collegamenti o nella scelta degli argomenti delle singole materie. Ciò può anche essere utile allo studente stesso nella prosecuzione del colloquio, in quanto il commissario di turno, se nella tesina è presente uno spunto inusuale, può fare al candidato una domanda a partire da un collegamento più ovvio. Esempio proprio di pochi giorni fa: tesina sul sogno (di per sé argomento abbastanza battuto in un liceo delle scienze umane) con collegamento a italiano per mezzo della novella Tu ridi di Pirandello, non presente nella programmazione svolta in classe. Lì ho potuto scegliere se ampliare il discorso su Pirandello o, attraverso Freud (menzionato dalla studentessa), andare a parare su Svevo.

L’altro tipo è quello delle tesine “originali a tutti i costi”, le quali partono da uno spunto apparentemente irrelato alla programmazione del quinto anno, ma che, con voli più o meno pindarici, riescono (forse) a costruire un percorso più o meno coerente. Esempi dagli ultimi anni: ricordo di aver sentito l’esposizione di una tesina che una studentessa aveva dedicato al nonno, parlando della seconda guerra mondiale da lui vissuta, di una poesia a cui era legato, di un argomento scientifico connesso al suo mestiere; era un omaggio molto affettuoso, certo, e non nego di essermi intenerita, ma di fatto il filo conduttore era un po’ deboluccio e non sostanziale. Un altro studente portò un approfondimento sulla tela di ragno, corredato di excursus sulle possibili ricadute nell’ingegneria dei materiali e sulle formule matematiche utilizzate per misurarne le caratteristiche: molto coerente in sé, forse un po’ troppo sbilanciata sulle materie scientifiche, ma un lavoro decisamente valido, e in questo caso sono felice di aver fatto io i voli pindarici per chiedere italiano e latino. Tra le tesine “originali a tutti i costi” annovererei anche quelle monodisciplinari (si osservi che non c’è la precisa indicazione che l’elaborato debba per forza comprendere più discipline): proprio stamattina ne ho sentita una incentrata solamente su storia dell’arte e riguardante Banksy e il linguaggio dei graffiti.

Quanto a me, quella volta, nell’ormai mitologico 2003, scelsi di fare una tesina sul concetto di nulla, un po’ per spirito di contraddizione (dovendo comunque scegliere “qualcosa”), un po’ perché il padre del mio fidanzato del momento era (ed è) spesso in vena di discorsi filosofici: riuscii a inserire Agostino, Nietzsche, Leopardi e non mi ricordo più quale artista contemporaneo (su indicazione della mia insegnante), e poi feci avere una copia della tesina al “suocero” di allora. Tre anni più tardi fu la volta di mia sorella, la quale scelse di portare un percorso su Peter Pan: partenza originale e collegamento con letteratura inglese (l’opera di Barrie in sé), italiano (Pascoli e il fanciullino), psicologia (la sindrome di Peter Pan). In particolare (e qui padelletta di specifici e particolarissimi cavoli miei, ma è un episodio che mi fa piacere ricordare e che mi fa un po’ sorridere a ripensarci), per il materiale di psicologia mi resi personalmente utile, dato che le serviva un libro che si trovava a Padova nella biblioteca dell’Istituto Teologico S. Antonio dottore, e in quel momento ero là per gli ultimi esami della triennale. Avuta la collocazione, mi recai in loco: erano giornate caldissime, coi raggi del sole tipo ferro da stiro, qualche giorno prima mi ero scottata praticamente da capo a piedi in seguito a una giornata in piscina con le coinquiline e giravo in canottiera e gonnellina per permettere alle ustioni di prendere aria. Solo una volta giunta al front office mi accorsi che il personale era di frati appartenenti all’istituto teologico. Imbarazzo unilaterale e momentaneo da parte mia, fraticello gentilissimo e solerte nel procurarmi il libro. Mi misi in sala di consultazione e lo sfogliai, accorgendomi che gran parte dei meccanismi ivi descritti erano quelli che regolavano il comportamento di quel fidanzato di tre anni prima. Con un sorrisetto sotto i baffi feci le fotocopie che servivano e salutai il fraticello. Papà venne a prendersele quella sera stessa, fuggendo dopo neanche dieci minuti per la grande urgenza. Parentesi cavoli miei chiusa.

Oltre agli argomenti, anche la modalità di esposizione della tesina può essere assolutamente varia: un discorso a braccio senza supporto di alcun genere, consultazione di appunti, distribuzione alla commissione di materiale iconografico (finora mi sono portata a casa due stampe di Dalì), distribuzione dell’intero elaborato, uso di mappe concettuali, visione di filmati, presentazione in PowerPoint e, ultima ma da me temutissima, presentazione in Prezi: dopo averne viste due o tre nell’arco di una mattinata, anche il più sano dei commissari inizia ad avere problemi di labirintite pure da seduto. Ciò che conta in qualsiasi caso sono essenzialmente due cose: non sforare con i tempi (che mediamente si aggirano intorno ai 10 minuti) e prevedere già un minimo di possibili collegamenti per le domande disciplinari, in modo tale da non farsi prendere di sorpresa dai commissari. Se ad esempio la tesina è sulla schizofrenia e Dino Campana è in programma di italiano ma non è stato inserito nell’approfondimento, è estremamente consigliato ripassarlo con cura. Si badi anche a creare un effettivo collegamento tra le parti della tesina, evitando passaggi come “di italiano ho finito, adesso parlo di filosofia e porto Nietzsche”.

In ogni caso, pur con tutte le difficoltà che la preparazione della tesina comporta, si tratta, per lo studente, di un momento in cui gli è possibile parlare di una tematica che, per un motivo o per l’altro, gli è cara, dandogli l’opportunità di crearsi un percorso tutto suo. In diversi casi si tratta effettivamente di qualcosa di originale e di interessante anche per la commissione, specialmente per quanto riguarda eventuali collegamenti che escono dal programma scolastico e che per diversi insegnanti possono rappresentare un momento per imparare qualcosa di nuovo: penso, ad esempio, al lavoro su Banksy a cui accennavo prima. Mi spiace un pochino, dunque, che, con la riforma dell’esame di Stato prossima ventura, l’approfondimento personale sia sostituito da una relazione sul percorso di alternanza scuola-lavoro: oltre al fatto che tale relazione verosimilmente sarà riciclabile da tutti gli studenti che avranno svolto una determinata attività, mi sembra proprio che venga tolta agli esaminandi un’occasione per proporre sé stessi, i propri interessi e la propria visione, più o meno critica, di quanto visto in classe durante l’anno.

Stereotipi da tema (conditi da acidità sparsa)

Dato che quest’anno non ci facciamo mancare nulla, mi è toccata in sorte anche la funzione di commissario interno agli esami di Stato per la mia quinta ragioneria serale. Proprio questa mattina ci siamo dedicati alla correzione degli scritti, e in un colpo solo mi sono fatta la prima prova e la sezione di storia della terza prova. Per quanto riguarda i temi, la maggior parte degli alunni, come sinceramente c’era da aspettarsi, ha svolto il saggio breve di ambito scientifico-tecnologico (sul modo in cui la connettività ha cambiato la comunicazione), ossia “il tema dei telefonini”. In sostanza, la chiave della maggior parte degli elaborati stava nell’affermare che i telefonini, gli smartphone, Facebook e Whatsapp ci rendono più connessi ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare alle vecchie abitudini quando tutte queste cose non c’erano e allora sì si comunicava davvero. Svolgimenti da poco sforzo, guidati anche da una documentazione francamente banalotta (che potete trovare qui, per chi non l’ha vista: sfogliate il fascicolo). Il bello è che affermazioni del genere potrebbero quasi essere credibili se provenissero da mia nonna, ma coloro che le hanno prodotte stanno appiccicati al telefonino tutto il giorno, postano su FB ogni mezz’ora, mi chiedono su Messenger consigli per la tesina (costruita ovviamente tutta con materiali trovati in Rete), e talora hanno utilizzato il cellulare anche durante le verifiche (chi ho scoperto è stato duramente punito, non se ne dubiti).

In sostanza, il saggio breve di italiano scritto, non solo all’esame di Stato, ma a scuola in generale, anziché essere il banco di prova per esprimere e argomentare il proprio punto di vista su un dato argomento, usando e commentando criticamente documenti, è di fatto un lavorio su luoghi comuni intervallato da spezzoni di testi altrui finiti lì con il meccanismo del copia-incolla. Spesso, addirittura, manca una vera e propria tesi. In questi miei primi anni da correttrice di temi ho già osservato alcuni topoi prevedibili e ricorrenti, diversi dei quali ho ritrovato stamattina correggendo. Per il principio del mal comune mezzo gaudio ecco qui un breve elenco che inizia con quanto massicciamente osservato oggi e prosegue sparsamente ad libitum con stereotipi relativi a tracce diverse (conditi da commenti acidi sparsi).

  • Ora possiamo comunicare più facilmente con Internet e i telefonini, ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare a parlarsi davvero come una volta. (Parli tu che sei sempre su FB a postare cagnetti pucciosi e foto degli aperitivi con le amiche.)
  • Gli SMS hanno impoverito il linguaggio riducendo drasticamente il lessico dei giovani d’oggi. (Autoconsapevolezza.)
  • Oggi i bambini crescono traviati da mille giochetti tecnologici, mentre dovrebbero divertirsi all’aria aperta come una volta. (Stavolta è anche vero. Qui dipende dai genitori, dall’ambiente, dagli amici, da un sacco di cose. Ok, questo commento non è abbastanza acido.)
  • Una volta, per conoscere una ragazza, si usciva e si andava al bar o nei locali, mentre oggi si va su Internet e si inizia a chattare con lei. (Veramente i marpioni nei locali li trovo ancora, per quel poco che ci vado. Oltre che su Internet.)
  • Bisognerebbe leggere più libri. (Tutti a comprare il seguito delle 50 sfumature di grigio.)
  • La vera bellezza è quella interiore. (Vai dall’estetista una volta a settimana, snobbi i ragazzi che non sono fighi come dici tu e mi aspetti che io ti creda.)
  • Una volta le coppie si amavano davvero e stavano insieme tutta la vita, adesso divorziano dopo poco tempo. (Non è che, dato che il divorzio non c’era, marito e moglie erano costretti a restare insieme anche in caso di corna e maltrattamenti, no no.)
  • Una buona istruzione è fondamentale per affrontare le sfide della società. (Esame di coscienza.)
  • Sapere le lingue è fondamentale per il mondo del lavoro. (Dunque studiale davvero e non fare i compiti per casa con Google Translate.)
  • Il futuro è in mano ai giovani, che costruiranno un mondo migliore. (Bene, datti da fare.)

Alienazione tieffina

Il TFA sarebbe un ottimo argomento per Giacobbo.

“Come fanno a fare 475 ore di tirocinio in 2 mesi? Hanno forse una macchina del tempo?”

“La scuola finisce alle 13.40 e i corsi iniziano alle 14.30 a 50 chilometri di distanza: com’è possibile arrivare in tempo senza rompere la barriera del suono?”

“Gli esami sono gli stessi giorni degli scrutini: i tieffini conoscono forse la bilocazione?”

“Per gli esami si suppone la padronanza completa di 5 materie e relative didattiche: sono forse in contatto con gli alieni?”

“In un’ora si dovranno fare traduzione, commento e percorso didattico su un brano di un autore classico: com’è possibile farlo senza comunicare col mondo dei morti?”

“Questo e molto altro su KAZZENGER speciale TFA!!”

De habilitandis magistris per viam Crucis

E’ ormai da qualche settimana che il blog tace. Mi è dispiaciuto parecchio, perché avrei molte idee per futuri post; tuttavia, presto mi rifarò, dato che ora il peggio è passato. Per un po’.

Eh sì, son passata anch’io per la trafila degli esami di ammissione al secondo ciclo del TFA. E grazie a Nostro Signore e all’influsso positivo dello spirito di Marco Tullio Cicerone, il quale, dopo che gli ho dedicato due tesi e sei anni della mia vita, è abbondantemente in debito con me, sono riuscita a entrare nel novero dei 15 eletti che si abiliteranno per la A052 (greco, latino e materie letterarie nei licei classici) nella regione Veneto.

Gaudio e giubilo, se non fosse che si tratta, in sostanza, di un semestre di corsi (e ulteriori esami) di didattica e di tirocinio per il quale sborseremo sui 2500 euro e che ci garantirà un passaggio di fascia e la possibilità di partecipare a un eventuale concorso a cattedre. Però si tratta sempre di un passo avanti rispetto al precariato più reietto dei non abilitati senza arte né parte. Per cui di fatto il bilancio, tutto sommato, negativo non è. Una stazione in più nella via Crucis che dovrebbe portarci, pian pianino, verso la resurrezione del posto di ruolo.

Comunque, già solo per arrivare dove siamo arrivati, è stato un patimento di sei mesi. Tanto per precisare cos’è stato e cos’abbiamo passato, ne vorrei ripercorrere brevemente le tappe, affinché il prossimo che mi verrà a dire che noi insegnanti non facciamo nulla dalla mattina alla sera non si stupisca se gli arriva una sprangata sui denti.

Metà maggio, più o meno: esce il bando che indice il secondo ciclo del TFA. Io e tanti come me, che vi speravamo invano da tempo, non sappiamo bene che faccia fare. Da un lato non se ne vedeva l’ora, per cercare di uscire dal pantano della graduatoria di terza fascia, dall’altro è appunto metà maggio: l’anno scolastico si sta chiudendo, ci sono una caterva di compiti da organizzare e correggere, le medie da fare, i voti finali da stabilire, burocrazia varia e compagnia cantante. E le indicazioni sul programma prevedono vagamente la conoscenza di tutto lo scibile umano di lingua e letteratura italiana, latina e greca, storia (“dalla preistoria ai giorni nostri”, cito letteralmente dal programma di riferimento) e geografia. Le preselezioni sono indette per metà luglio, quindi c’è da spicciarsi. Giù qualche goccia di Xanax per farsi passar le crisi d’ansia, e sotto con lo studio. Senza sapere da che parte iniziare, data la vastità del tutto, ma tant’è. Alla cieca. Olé.

Da brava masochista, tento tutto quello che posso tentare, ossia tutte e 4 le classi di concorso in cui posso teoricamente insegnare: A052 (greco, latino e materie letterarie nei licei classici), A051 (latino e materie letterarie nei licei), A050 (italiano e storia negli istituti tecnici e professionali), A043 (italiano, storia e geografia nelle scuole medie). Le ultime due, grazie a Dio, sono accorpate, quindi di fatto le serie di esami che devo sostenere sono soltanto 3 e non 4.

Si parte con le preselezioni: un malefico fascicolo contenente 60 quesiti a risposta multipla, di cui 50 disciplinari e 10 di comprensione del testo. L’oggetto di tali quesiti è spesso oscuro ai più, riguardante argomenti come ad esempio le date di pubblicazione di opere minori di autori altrettanto minori, o l’attribuzione di versi misconosciuti a oscurissimi poeti. Al di là della reale efficacia di un test del genere nella misurazione della preparazione di un aspirante docente, questo passa il convento, e si cerca, comunque, di prepararsi al meglio e di ragionare su quello che ci si trova davanti cercando di collegarlo a conoscenze di cui si è certi. Fuoco di fila, 3 giorni di seguito: 15 luglio a Verona, 16 luglio a Venezia, 17 luglio di nuovo a Verona. Considerando che in quei giorni avevo anche come ospite un’amica francese a cui facevo da cicerona (o ciceronessa che dir si voglia), si può ben immaginare in quali condizioni psicofisiche io sia giunta alla fine del triduo: sveglia alle 3.45 per tutti e tre i giorni, sballottamento da una parte all’altra del Veneto, tensione nervosa alle stelle e, nel frattempo, massiccio ripasso di francese. Alla fine non mi ricordavo più dov’ero, che lingue conoscevo e che cosa stavo facendo. Glossolalia. Festeggio comunque il tutto dilapidando una parte del mio scarso patrimonio in librerie dell’usato.

Escono i risultati delle preselezioni: passate tutte e tre. Si attendono dunque le date degli scritti, e nel frattempo si riprende a studiare. In teoria per fine settembre avrebbe dovuto essere tutto finito, scritti e orali conclusi, ma ci sono disguidi e ritardi e le date si fanno attendere. Nel frattempo arrivano le convocazioni dalle scuole: però sono tutte fino ad avente diritto, perché durante l’estate c’è stato il rinnovo delle graduatorie d’istituto; quelle nuove, aggiornate, devono ancora uscire, perciò le scuole convocano ancora dalle vecchie. Il Signore mi assiste di nuovo, e riprendo a lavorare, accantonando dunque lo studio, giacché le ore del giorno sono solo 24. Per tacitare le grida isteriche della mia coscienza sporca, mi autoconvinco che la preparazione delle lezioni è già in realtà studio, ed evito il proliferare dei sensi di colpa.

All’inizio di ottobre le varie università attivano le procedure per l’iscrizione agli scritti, e dopo un paio di settimane escono anche le date della seconda tornata di esami. Si riparte dunque: 3 novembre, Venezia, per la A051; convocazione alle 15.45. Tra una cosa e l’altra, la prova vera e propria inizia alle 17; sono previste 3 ore, quindi si consegna alle 20. Per latino, brano immenso dalle Tusculanae di Cicerone, con inserti dai Niptra di Pacuvio: traduzione e risposta a 5 domande; per italiano, una trentina di versi dall’XI del Purgatorio (il canto di Oderisi da Gubbio, il cui nome ho poi interpretato come un profetico vocativo “o derisi”): parafrasi di una parte, riassunto della parte rimanente, risposta a 3 domande. Parto da Cicerone e corro come un’ebete per riuscire a tradurre quella quantità abnorme di latino cercando di coniugare la decenza della resa con la necessità di riservare un tempo adeguato allo svolgimento del resto del compito. Dopo un’ora e mezza ho ragione dell’Arpinate concludendone la copiatura in bella, e con le forze residue riempio in qualche modo le righe di risposta agli altri quesiti. Rientro a casa verso le 23, con la consistenza fisica e morale di un’ameba.

Nel frattempo scoppia la bomba: si scopre che la prova assegnata a Venezia presenta irregolarità tali da inficiarne di fatto la valutazione. A fronte di un bando che indicava, tra i contenuti della prova stessa, una versione di latino di una lunghezza di 150-200 parole, il brano ciceroniano assegnatoci ne contava quasi 270, risultando dunque del tutto sproporzionato al tempo concessoci. Inoltre, il testo dantesco presentava un errore di trascrizione (l’aggiunta di un non) che ne comprometteva il senso; il verso incriminato, per giunta, era oggetto di due domande. Si arriva a prospettare persino l’annullamento della prova. Intanto la correzione viene rimandata.

Una settimana dopo, il 10 novembre, prova per la A052 a Verona. Tempo totale concesso per la prova: 6 ore, dalle 10 alle 16; per italiano, parafrasi e commento di A se stesso di Leopardi; per latino, brano dallo Pseudolus di Plauto da tradurre e commentare; per greco, brano dall’Antigone di Sofocle. In sede di scritto si sceglie una sola delle lingue classiche; l’altra si porterà all’orale. Venendo dalla delirante esperienza veneziana, non ci è parso vero di sfruttare il doppio del tempo per una prova, tra l’altro, di volume molto minore. Io me la prendo con calma olimpica, controllo e ricontrollo, a causa di una distrazione devo copiare in bella due volte la parte di italiano, rileggo e ririleggo, mi rompo le scatole e consegno mezz’ora prima.

Il giorno dopo, 11 novembre, a Padova per la A043/A050: 3 ore in totale, proporzionatissime per svolgere quanto segue: analisi di Montale, Gloria del disteso mezzogiorno; 4 domande di linguistica; 2 domande di storia (cause della Prima Guerra Mondiale e commento a uno stralcio del Bill of Rights); lettura di una carta topografica e commento a un’immagine di ambiente fluviale. Per festeggiare la conclusione della seconda tornata di esami, torno a sperperare i miei averi in libreria.

Si entra dunque nella fase finale, quella dell’attesa degli esiti degli scritti, che si fa sempre più febbrile, soprattutto perché le date indicative degli orali sono già state comunicate. Per la A052 e la A051, detti esiti vengono pubblicati mentre do ripetizioni, e ne vengo dunque a conoscenza via Whatsapp da gente più aggiornata di me. Pomeriggio al cardiopalma. Passate entrambe. E’ giovedì e l’orale per la A052 è il lunedì seguente. Mi do all’ascetismo e abbraccio L’uomo greco, compreso nel programma (che, vivaddio, in questo caso è dettagliatissimo. Almeno stavolta). La mattina dopo escono anche gli esiti della A050 e scopro di aver infilato una tripletta. Prendo preventivamente permessi per tutta la settimana degli orali (ossia questa). Delirio. Nel weekend siamo solo io e Jean-Pierre Vernant. Decido che degli altri orali (dal programma sterminato, vago e indefinito) mi occuperò solamente una volta dato l’esame di lunedì.

Giunge finalmente lunedì. Arrivo in sede d’esame. E qui il caos primordiale. Non c’è una commissione che interroga un candidato alla volta, ma i commissari sono seduti ognuno a un banchetto diverso, agli angoli di un’aula, e i colloqui avvengono in ordine più o meno sparso. Inizio con greco: porto l’Edipo Re di Sofocle, ritenendo di andare abbastanza sul sicuro, dato che l’ho studiato prima al liceo e poi all’università, e poi di nuovo al liceo ma dall’altra parte della cattedra. Me la cavicchio onestamente, a parte alcune esitazioni su domande tipo “quali sono le modalità divinatorie di Tiresia?”. Proseguo con italiano, che nessuno, fino alla mattina stessa, sapeva essere tra le materie d’esame. Il docente mi fa leggere e spiegare qualche verso del X dell’Inferno, poi le domande successive sono frutto, suppongo, dell’estro del momento. Concludo con storia: in sostanza, una chiacchierata su Jean-Pierre Vernant. Ci viene detto che gli esiti degli orali saranno resi noti in serata, e si forma una rete semiclandestina di informazione per aggiornare i candidati sul voto ricevuto.

Dopo un frugale pasto in compagnia di un amico, si riparte alla volta di casa. A parte 40 minuti di ritardo per un guasto a un ALTRO treno, tutto liscio. Mi concedo anche una capatina alla Mondadori della stazione ferroviaria di Vicenza. Arrivo a casa e collasso sul divano. Arriva un messaggio con la foto del foglio riportante gli esiti degli orali: risulto tra gli ammessi. In virtù del meccanismo della cascata, non c’è quindi bisogno che io sostenga gli orali per le altre classi di concorso.

Insomma, son dentro.

E ora, per ripigliarmi, mi faccio arrivare un bel pacco di libri.

In attesa della fatica vera e propria del 2015.

Compassione

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Questo pomeriggio ho avuto a ripetizioni un’alunna a cui ho fatto supplenza l’inverno scorso, che evidentemente, se continua a chiedermi di aiutarla con il greco, tanto male con me non si è trovata. Alla fine della lezione è venuta a prenderla la madre, una signora dolcissima che parla con un filo di voce, anche lei insegnante. Questa la conversazione che abbiamo avuto:

– Buonasera, signora! Sua figlia le avrà detto, le preselezioni del TFA sono andate bene.

– Non avevamo alcun dubbio!

– La ringrazio per la stima, ma è solamente il primo passo: la settimana prossima iniziano gli esami scritti, poi avrò gli orali, poi corsi e tirocinio.

– Ah davvero? Io pensavo che l’esame fosse quello e basta…

– Ma no, magari! E per il corso dovrò pure fare le corse da scuola a Verona, o Venezia, dove mi mandano; per fortuna il tirocinio me lo faranno fare dove avrò servizio, se nel secondo quadrimestre insegnerò ancora. Perché sa, col rinnovo delle graduatorie…

– Almeno quello!

– Però il tirocinio ovviamente sarà gratuito. Anzi paghiamo più o meno 2600 euro per il corso, più anche una tassa solo per fare l’esame d’ingresso. E il punteggio maturato quest’anno non ci verrà contato.

– Mio Dio, ma davvero?

– Certo! (sorrido) E dopo tutta questa trafila non andiamo mica di ruolo; dopo ci vorrà il concorso.

Affranta, la signora commenta: – Ma davvero, non è giusto che vi spremano così. A sentire queste cose provo una profonda vergogna, vergogna persino di esistere. A noi non hanno chiesto tutto questo. Mi auguro proprio che alla fine di tutto veniate assunti, e vi meritereste che quelli assunti come sono stata assunta io venissero mandati a casa.

Alla fine sono rimasta senza parole.