Mulini a vento

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Sono sempre più convinta che per fare l’insegnante, amando la propria materia e volendo trasmetterla ai ragazzi nonostante gli ostacoli, le pastoie burocratiche e tutto il resto (riforme della scuola, precariato e selezioni comprese), si debba mantenere una parte di quell’idealismo e di speranza nel futuro che avevamo quando eravamo adolescenti noi. (Io ero già stramba e asociale, però la passione e la motivazione in ciò che facevo non mi mancavano nemmeno al liceo.) Come altrimenti parlare, che so, della bellezza della Divina Commedia, della raffinatezza retorica di Cicerone o di come l’Italia è diventata una democrazia a teenagers distratti e casinisti che, senza questi stimoli culturali, finirebbero per diventare adulti che non comprendono il mondo in cui vivono?

Senza questa sorta di “fuoco sacro”, se dovessimo guardare al fatto che la nostra professione è caratterizzata in gran parte da incombenze burocratiche, griglie di valutazione, riunioni torrenziali, gestione di alunni indisciplinati e incontri con genitori non sempre accomodanti, verremmo risucchiati in un vortice di alienazione kafkiana.

È per questo che credo che ci si debba veramente fare imitatori di Don Chisciotte.

Io per esempio i miei neuroni li ho quasi tutti bruciati: sono sulla buona strada.

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La pasticceria dei classicisti

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In tempi di magra (soprattutto per i letterati) come questi, bisogna avere sempre un piano di riserva, nel caso le prospettive lavorative diventino ancor meno rosee di così. Allora, col TFA alle porte, e considerando le ultime deliranti proposte di riforma della scuola, ripenso alla mia passione per torte e dolci e a come poterla monetizzare, senza appendere al chiodo (e non solo dentro una cornice) la mia carriera di classicista. Ecco allora che nasce l’idea della pasticceria dei classicisti, dal nome “Miscere utile dulci”, dove pastine e dessert si chiamano come gli autori classici e sono a essi ispirati. Ecco il listino:

  • CATULLO -> pastina al miele e cannella (molto aromatica e vagamente afrodisiaca)
  • OVIDIO -> bavarese di fragole con un tocco di peperoncino (dolce e piccante al tempo stesso)
  • LUCREZIO -> torta di nocciole (alterna il dolce a un gusto un po’ più ruvido)
  • PLAUTO -> cioccolatino al peperoncino (gustoso e piuttosto forte)
  • VIRGILIO -> sbrisolona (Mantua me genuit)
  • CICERONE -> moretta alla nutella (ottima ma poco digeribile)
  • ORAZIO -> meringa con una spolveratina di cacao (semplice semplice, ma sempre gradita)
  • APULEIO -> petali di rosa canditi (il manierismo e le rose di Iside)
  • PETRONIO -> una fragola coperta di cioccolato finissimo e foglia d’oro (come godersi al massimo la vita)
  • TITO LIVIO -> un bignè alla crema di latte (in ricordo della “lactea ubertas”)
  • AGOSTINO -> torta di pere (colte direttamente da lui)
  • TACITO -> torcetti al burro (secchi e contorti)
  • SOCRATE -> profiteroles (il buono sta all’interno, bisogna avere la pazienza di cercarlo)
  • PLATONE -> pan di stelle (bisogna sempre guardare verso il cielo)
  • ARISTOTELE -> una caprese bassa bassa (meglio stare con i piedi per terra)
  • CESARE -> torta margherita senza zucchero (semplice e pure dietetica: altro che l’asianesimo!)
  • ALCEO -> biscotti al vino cotto (ottimi per i vostri simposi)
  • DEMOSTENE -> diplomatico (e chi può esserlo piu di lui?)
  • OMERO -> torta di pan di spagna ripieno di panna con pezzi di cioccolato e frutta a pezzi sopra (perchè in Omero i Greci trovavano tutto)
  • SAFFO -> cestino alla crema chantilly con violette candite (in tono coi capelli)
  • ESCHILO -> torta della nonna (la tradizione innanzitutto)
  • SENECA -> ciambella (non tutte riescono con il buco, vedi Nerone)
  • SALLUSTIO -> Sachertorte (il cioccolato allontana il pessimismo)
  • MIMNERMO -> millefoglie (fragile come la vita degli uomini)
  • PINDARO -> torta nuziale a sette piani (alta ed elaboratissima)
  • CATONE -> crostata ai fichi (freschi freschi da Cartagine)