Errori (non tanto) fantastici e come correggerli

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Tutti coloro che hanno mai insegnato italiano nella loro vita si sono sicuramente resi conto di una cosa: nei compiti scritti, al di là degli errori ortografici, che sono comunque agevoli da individuare e correggere, gli alunni tendono a “scrivere come parlano”, formulando frasi dalla sintassi incerta e contorta. Questo genere di errori è molto più difficile da scardinare, in quanto gli studenti non li percepiscono nemmeno come tali, poiché per loro è (più o meno) perfettamente chiaro che cosa vogliono dire.

Dopo alcuni anni di correzione di elaborati, ho osservato che le caratteristiche della scrittura degli allievi con più difficoltà erano più o meno sempre le stesse, e un po’ alla volta le ho annotate, producendo un elenco di errori con relativo consiglio di correzione, corredati da un esempio: la lista che ne è risultata è stata poi distribuita agli alunni, invitandoli a tenerla presente (beata speranza). Dato che questo genere di lavori è potenzialmente infinito, condivido qui il risultato finale dei miei sforzi, sperando che possa essere di utilità anche a qualcun altro, ma ancor più di poter ricevere consigli per eventuali correzioni, miglioramenti o integrazioni.

Ecco qui dunque il prodotto. Si tenga conto del fatto che tutti i consigli elencati qui sotto hanno la funzione di illustrare il registro formale, utile per la produzione di testi espositivi e argomentativi, i quali devono essere privi di colloquialismi e forme eccessivamente espressive (che a loro volta sono ammesse in testi di tipo narrativo). I consigli non sono affatto disposti in ordine di importanza, ma secondo l’ordine con cui mi sono venuti in mente.

CONSIGLI PER SCRIVERE BENE

Evitare l’abuso di parole troppo generiche come “persona”, “cosa”, “fare”; in particolare, al posto di “persona” e “cosa” si possono usare dei pronomi.

  • Esempio: Secondo me, le persone che seguono la moda non sono per forza superficiali.Secondo me, chi segue la moda non è per forza superficiale.

Evitare l’abuso dell’articolo partitivo: se, togliendolo, la frase funziona lo stesso, allora non era necessario.

  • Esempio: Manzoni scrisse delle odi, degli inni e delle tragedie. → Manzoni scrisse odi, inni, tragedie.

Evitare il “tu” e l’ “essi” generico; al loro posto, preferire forme impersonali.

  • Esempio: Se non ti vesti alla moda, ti escludono. → Se non ci si veste alla moda, si viene esclusi.

Evitare diciture come “e/o”, “ragazzo/a”, che appartengono al linguaggio burocratico.

  • Esempio: Un/a ragazzo/a, durante l’adolescenza, può spesso sentirsi escluso/a dai compagni. → Ragazzi e ragazze, durante l’adolescenza, possono spesso sentirsi esclusi dai compagni.

L’antecedente non deve mai essere separato dal pronome relativo.

  • Esempio: Bisogna tenere in considerazione molti fattori per spiegare il riscaldamento globale, tra i quali uno dei più importanti è l’attività umana. → Per spiegare il riscaldamento globale bisogna tenere in considerazione molti fattori, tra i quali uno dei più importanti è l’attività umana.

Non ci vuole nessun segno di punteggiatura tra nome e verbo e tra verbo e complemento oggetto.

  • Esempio: Manzoni scrisse: inni, odi e tragedie. → Manzoni scrisse inni, odi e tragedie.

Evitare l’uso dei puntini di sospensione (che in ogni caso non sono più di tre) e dei punti esclamativi in un testo di carattere espositivo-argomentativo.

  • Esempio: Se non si prenderanno presto provvedimenti, la situazione diverrà irreparabile → Se non si prenderanno presto provvedimenti, la situazione diverrà irreparabile. (Un semplice punto fermo è più che sufficiente.)

Per sospendere un elenco, evitare l’uso di “ecc.” e preferire espressioni come “e così via”, “e via dicendo”.

  • Esempio: Manzoni scrisse molte opere: inni, odi, tragedie ecc.Manzoni scrisse molte opere: inni, odi, tragedie e così via.

Per introdurre un elenco, o si usa “come” o si usano i due punti, non entrambi.

  • Esempio: Manzoni scrisse molte opere come: inni, odi e tragedie.Manzoni scrisse molte opere: inni, odi e tragedie. / Manzoni scrisse molte opere, come inni, odi e tragedie.

Evitare le dislocazioni a destra e a sinistra.

  • Esempio: La moda non l’ho mai ritenuta un aspetto fondamentale.Non ho mai ritenuto la moda un aspetto fondamentale.

Verificare che il soggetto sia sempre concordato con il verbo.

  • Esempio: La maggior parte degli studenti vedono la lettura come un obbligo. → La maggior parte degli studenti vede la lettura come un obbligo. (Il soggetto è “maggior parte”, non “studenti”.)

Attenzione ai verbi nelle proposizioni subordinate: in caso di dubbio, verificare nel vocabolario se il verbo reggente vuole l’indicativo o il congiuntivo.

  • Esempio: Credo che la società moderna presenta molti problemi → Credo che la società moderna presenti molti problemi.

Non abusare di “che” (controllarne il valore) e di “dove” (indica solamente luoghi materiali).

  • Esempio: L’adolescenza è un’età dove possono esserci molti problemi. → L’adolescenza è un’età in cui possono esserci molti problemi.

Se il soggetto cambia da una frase all’altra, non si può sottintenderlo: ne va della chiarezza del discorso.

  • Esempio: Il riscaldamento globale è accelerato in conseguenza delle attività industriali. Vanno tenute sotto controllo. → Il riscaldamento globale è accelerato in conseguenza delle attività industriali. Queste vanno tenute sotto controllo.

Il gerundio ha (se non esplicitato) lo stesso soggetto della frase in cui si trova.

  • Esempio: I genitori dovranno concedere ai figli più libertà essendosi comportati bene. → I genitori dovranno concedere ai figli più libertà se questi si comporteranno bene.

Evitare espressioni come “tipo”: appartengono al linguaggio colloquiale.

  • Esempio: Ormai molti oggetti tecnologici, tipo gli smartphone e i tablet, sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana. → Ormai molti oggetti tecnologici, come ad esempio gli smartphone e i tablet, sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana.

Evitare la coordinazione per asindeto tra soli due elementi.

  • Esempio: Ormai tutti comunicano attraverso mezzi tecnologici, utilizzando smartphone, tablet. → Ormai tutti comunicano attraverso mezzi tecnologici, utilizzando smartphone o tablet.

Evitare la ripetizione di un termine seguito immediatamente da una relativa (scriverlo una volta sola è sufficiente).

  • Esempio: Molti seguono la moda per conformismo, conformismo che è segno di pigrizia mentale. → Molti seguono la moda per conformismo, che è segno di pigrizia mentale.

Evitare, per quanto possibile, le frasi nominali e le subordinate pendenti (verificare che in ogni periodo ci sia un verbo principale).

  • Esempio: Non credo che chi segue la moda sia necessariamente superficiale. Perché questo comportamento è segno di attenzione verso sé stessi. → Non credo che chi segue la moda sia necessariamente superficiale. Infatti questo comportamento è segno di attenzione verso sé stessi. / Non credo che chi segue la moda sia necessariamente superficiale, perché questo comportamento è segno di attenzione verso sé stessi.

I numeri vanno espressi in lettera e non in cifra (se non sono numeri alti, date, orari).

  • Esempio: Gli aspetti fondamentali della questione sono 3. → Gli aspetti fondamentali della questione sono tre.

Attenzione all’uso corretto dei pronomi di terza persona singolare (per il femminile ci vuole “le”) e plurale (che è “loro”).

  • Esempio: I liberti guadagnarono una posizione di primo piano a corte, e gli imperatori gli affidarono incarichi ufficiali. → I liberti guadagnarono una posizione di primo piano a corte, e gli imperatori affidarono loro incarichi ufficiali.

Evitare l’uso di “lui”, “lei”, “loro” come soggetto: preferire “egli”, “ella”, “essi” (regola, questa, su cui, considerando le tendenze dell’italiano, si può tranquillamente chiudere un occhio).

  • Esempio: I Greci consideravano i Persiani inferiori: loro infatti erano sudditi di un re e non cittadini. → I Greci consideravano i Persiani inferiori: essi infatti erano sudditi di un re e non cittadini.

Evitare l’infinito sostantivato; sostituirlo con sostantivi veri.

  • Esempio: I rischi dell’utilizzare troppo lo smartphone sono evidenti.I rischi dell’uso eccessivo dello smartphone sono evidenti.

Evitare l’abuso delle litoti.

  • Esempio: La non educazione dei giovani può compromettere i loro rapporti sociali. → La mancanza di educazione dei giovani può compromettere i loro rapporti sociali.

Le virgolette si usano solo per citazioni o termini utilizzati in senso figurato o improprio; non servono a mettere in evidenza una parola.

  • Esempio: L’uso dello smartphone in pubblico non è “appropriato” (NO); L’uso dello smartphone in pubblico costruisce un “muro” intorno a noi (SÌ, termine usato in senso figurato).

Le ripetizioni non si evitano soltanto coi sinonimi, ma anche con iperonimi, pronomi, perifrasi.

  • Esempio: Nel sonetto il poeta inserisce alcuni riferimenti alle sue esperienze personali. Queste vicende infatti sono importantissime per capire il suo pensiero.Nel sonetto il poeta inserisce alcuni riferimenti alle sue esperienze personali. Esse infatti sono importantissime per capire il suo pensiero. / Nel sonetto il poeta inserisce alcuni riferimenti alle sue esperienze personali, che infatti sono importantissime per capire il suo pensiero.

La paragrafazione deve avvenire rispettando la successione degli argomenti.

  • Si va dunque a capo quando cambia l’argomento, e non a ogni punto fermo o, peggio, nemmeno una volta in tutto il testo.

Ponte dei sospiri

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L’immagine veneziana a commento del post si fa per me metafora di questo ponte dell’Immacolata, durante il quale sto recuperando ore di sonno ma sto anche sospirando parecchio a causa delle verifiche da correggere, tra cui in particolare ne spicca una di storia assegnata in una delle mie classi prime, sulle civiltà fenicia, ebraica, minoica e micenea. Durante le spiegazioni mi pareva di formulare frasi di senso compiuto e di essere compresa dal mio uditorio, e la lezione precedente alla verifica è stata dedicata al ripasso. Eppure essa è stata un florilegio di perle assortite di cui le più eclatanti sono le seguenti.

  • Esercizio con cartina muta su cui indicare il luogo di origine delle quattro civiltà della verifica (dopo spiegone sul fatto che la parte grigia fosse il mare e quella bianca la terra): gli Ebrei sono stati collocati in mezzo al mare (a sud del Peloponneso, a nord di Creta). Può darsi che sia per questo che non ebbero problemi col mar Rosso.
  • Definizione di “alfabeto fonetico”: “alfabeto con le sillabe; era un alfabeto molto particolare. Bensì all’inizio non si scriveva ma si parlava, è un miscuglio di altri alfabeti preso dopo la conquista dei popoli” (sic).
  • Definizione di “lineare B”: “era una stele dove era scritto un alfabeto scritto”; “la parte della fase neopalaziale quando avviene il secondo crollo”; “tavoletta in cui sono riportate delle scritture in scrittura alfabetica”.
  • Attribuzione della datazione a eventi storici: guerra di Troia -> 66 d. C.; liberazione degli Ebrei dall’Egitto -> 132 d. C.
  • Cosa succede allo Stato ebraico dopo la morte di Salomone? “inizio dell’attesa del Messia”; “toccherà ad Alessandro Magno sconfiggere Tiro e liberare gli Ebrei”.
  • Qual è la condizione degli Ebrei in età ellenistica? “migrano ad Alessandria d’Egitto dove vengono fatti schiavi dalle popolazioni che erano già stanziate su quel territorio. Solo nel 66 d. C. con l’intervento dell’imperatore Agostino gli Ebrei vengono liberati e possono tornare a casa”; “Ebrei che vengono conquistati da Alessandro Magno che li deporta a Babilonia”; “profeti che”univano” l’uomo con dio (sic) e condannavano la fede esteriore”.
  • Quali sono le cause della fine della civiltà minoica? “popolo minoico invaso dai Persiani aiutati dai popoli orientali e dai micenei” (sic. Almeno i Micenei li ha azzeccati, comunque).
  • Descrivi la società micenea. “Il popolo miceneo si riuniva formando le BABECIS” (Che caspita siano non è dato saperlo).
  • Commento del celebre affresco di Cnosso raffigurante la taurocatapsia (qui sotto in foto): a parte che nessuno è stato in grado di scrivere il termine correttamente (con problemi anche a scrivere “tauromachia”, che sarebbe comunque stato accettabile), l’immagine è stata variamente associata al vitello d’oro e (chissà come mai) ai profeti ebrei oppure al toro di Falaride (le macchie bianche sul ventre sono state scambiate per fiamme); altre risposte: “la loro credenza per i tori è nata quando il dio Zeus si trasformò in un toro bianco e fece innamorare di sé una donna che si fece costruire un travestimento da vacca”; “a me sembra una punizione che magari è dovuta alla trasgressione di una legge del popolo cretese”; il toro è stato definito “minotauro”.

Si sente il bisogno impellente di una verifica di recupero.

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Le ultime ore del sabato

L’orario disgraziatissimo che mi è toccato in sorte quest’anno (pur con i dovuti ringraziamenti a tutti gli dèi superi e inferi per avermi fatto lavorare) prevede che, in una delle mie terze, le due ore unite di italiano siano le ultime due del sabato. Ciò, come si può comprendere, dà adito ai più selvaggi sfoghi di stanchezza da fine settimana, con conseguenti sforzi da parte mia per mantenere in classe un clima vagamente umano. Inoltre parliamo di quarta e quinta ora, cioè immediatamente dopo ricreazione: questo significa che già ricondurre il gregge in aula può non essere così semplice e veloce.

Sabato scorso, in particolare, ho dedicato la prima di queste due ore alla consegna e correzione (individuale, alla cattedra, modello confessione) dei saggi brevi che ho fatto svolgere alla classe per casa in preparazione al compito scritto (così sanno bene come fare e si tranquillizzano un pochino; non so perché ma il saggio breve li terrorizza a morte. E poi c’è la questione del voto, che i fanciulli vivono come se fosse il marchio che definisce infamia e rispetto: ci vorrà uno sforzo a parte per convincerli che non è quello che determina il loro valore). Già è difficile limitare il caos facendo lezione normalmente; in un caso del genere è un attimo arrivare all’apocalisse. Cosa che puntualmente avviene: il gruppo dei maschi si dedica al libero sghignazzo, originato perlopiù da doppi sensi osceni su cose a cui un comune mortale non penserebbe mai. Ogni cinque minuti circa, dunque, interrompo la correzione, alzo la testa e provvedo a zittirli. All’ennesima interruzione mi scoccio e dico: “Insomma, vogliamo smetterla? Non posso mica passare tutto il tempo a farvi la predica. Ho solo due corde vocali e mi servono per lavoro!”.

Ragazzina in primo banco: “Ma le corde vocali sono solo due?”.

“Beh, certo! Non avete mai visto una sezione dell’apparato fonatorio?!”.

“No!”.

“Beh, allora ve lo spiego io. Le corde vocali sono due lembi di tessuto che, più o meno accostati e più o meno tesi, producono il suono con il passaggio dell’aria. (La classe sgrana gli occhi.) Perché, quante credevate che fossero?”.

Sempre alunna in primo banco: “Dieci!”. Laringe umana come un sitar.

Altra alunna: “Ma non sono i gatti che ne hanno dieci?”.

Allibisco, tronco lì il discorso e con le mani nei capelli riprendo a correggere. Dopo un po’, ovviamente, riprende l’atmosfera da mercato, e intervengo di nuovo: “E’ in momenti come questo che auspicherei il ritorno della naia”.

Un fanciullo (beata ignoranza) chiede: “E che cos’è?”.

“La leva obbligatoria, il servizio militare! Non sarebbe male un annetto negli alpini, a portar fusti di obici su per i monti innevati insieme ai muli, che tra l’altro a volte si incacchiano”.

Altra puella in primo banco: “Ma io ho sentito che i muli non sono cattivi!”.

“Possono anche esserlo, e se un mulo scalcia ti fracassa le costole. E comunque bisogna stare attenti a non confondere mulo e asino, ché in dialetto si chiamano ‘musso’ tutti e due ma sono bestie diverse”.

Puella: “Ah, è vero! Il mulo è quello che va indietro, vero?”.

“No, quello è il gambero”.

Terza liceo scientifico. Che sia il caso di riferire al collega di scienze?

(A parte questi svarioni isolati, che tra l’altro mi hanno fatto sorridere per tutto il weekend, e il clima da caserma senza caserma, si tratta di una bella classetta che nonostante tutto è curiosa e interessata; se mi fanno lavorare decentemente e stanno attenti potrei anche avere delle belle soddisfazioni. Si tratta solo di essere l’avente diritto, a questo punto. Speriamo.)

Meraviglie natalizie

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Com’è giusto che sia, ho trascorso praticamente tutto il tempo libero a mia disposizione durante le vacanze natalizie correggendo le verifiche che ho fatto svolgere durante il mese di dicembre nelle mie classi. Le mie festività, come ben sa chi mi segue via FB e non solo (e.g. quel disgraziato del mio uomo, che sarà ingrassato una decina di chili dal gran ridere), non hanno mancato di essere allietate da numerose perle una meglio dell’altra, ed eccole qui raccolte tutte insieme.

COMPITO SU DANTE

  • “Dante si rende conto di star peccando siccome continua a PERSEGUIRE Beatrice”. Stalking ante litteram?
  • “Caddi come corpo morto cade: con questa allitterazione Dante sviene”. Potere turbativo delle figure di suono.
  • “Nel canto IV c’è il castello dove VIVONO gli spiriti magni”. VIVONO.

COMPITO DI LETTERATURA LATINA

  • Domanda sulle forme preletterarie latine: “c’era LA CARMINA”.
  • Gli ANALES.
  • I Fasti Pontificales definiti “liste dei PAPI”.
  • BELLUM PENICUM. Ecco. Ho visto pure questo.
  • “Nevio scrive commedie basate sulla comicità”. CHI L’AVREBBE MAI DETTO.
  • “La fabula atellana è la tipica storia ambientata ad Atene”. Ve lo giuro, non me le sto inventando: non ho tutta questa fantasia.
  • “Il suo [di Livio Andronico] primo spettacolo teatrale è a carattere tragico, quindi una tragedia”. Non so se ce la posso fare. Penso sia il momento di una pausa e di spararmi una flebo di brulè in vena.
  • “Didone era una donna che con un imperatore ebbe due figlie. Una fu Julia e la seconda fu la mamma di Romolo e Remolo, i fondatori di Roma.” ZIO BECCO CHE CASIN.
  • PROELIUM BELLUM per BELLUM POENICUM.
  • Gli attori dell’atellana seguivano un CANOVACCHIO.

COMPITO DI EPICA

  • “Il poema epico è un racconto che descrive le gesta eroiche degli eroi.”
  • UN ACQUILA.
  • “Un poema epico è […] l’espressione letterale di un opera (sic) teatrale”. EH?
  • Esempio di epiteto: “Atena dagli SCURI occhi”. ZEUS PERDONALI PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO.
  • Domanda: Qual è il significato dell’invocazione alla Musa? Risposta: Le muse sono 9. = “Cosa c’è per cena?” “Le otto meno venti.”
  • “Prometeo aveva provato a trarre in inganno Zeus SPENNELLANDO del grasso sulle ossa.” Come il rosso d’uovo sulla torta salata?
  • “Quali sono le caratteristiche dell’età dell’oro?” “Il giardino dell’EDEN” (sic, tutto maiuscolo). Non si ha mai finito di imparare.

COMPITO DI GRAMMATICA LATINA

  • Solo una puella su 23 ha interiorizzato che il plurale di VISIO è VISIONES. Le altre oscillano tra VISES, VISIES e spazio bianco.
  • Plurale di GENUS? GENI, che domande.
  • In quale universo parallelo il genitivo di PAUPER è PAUPI?

Vita sociale

Qualche settimana fa ho avuto il visitone nel liceo artistico dove a fine novembre mi hanno assegnato 4 ore di italiano in una prima. (Per le tempistiche relative all’anno scolastico, ahimè, non c’è altro da biasimare che il perverso meccanismo delle graduatorie: che lo dimonio se lo porti. Almeno sono lì fino a giugno, per fortuna.) Sapevo benissimo che non avrei avuto molto da dire ai genitori; tuttavia, proprio perché ero arrivata lì da poco, e anche dato l’alto numero di casi di DSA e BES nella classe, ho atteso padri e madri proprio con l’idea di sentire da loro quello che dovevo sapere riguardo i loro figli. Avendo solo una classe, però, il mio orario di ricevimento era ridotto, e dopo un’ora e mezza ho raccolto armi e bagagli e ho iniziato a scendere le scale.

Giunta sul pianerottolo, ho trovato un gruppo di miei studenti, che erano venuti a scuola al seguito dei genitori. Li saluto e dico che me ne sto andando. Una ragazzina con le punte dei capelli color turchese mi risponde:

– Ma se ne va? C’era mio papà che voleva parlarle.

– Certo, cara, ma il mio orario di ricevimento è scaduto già da mezz’ora: se tuo papà ha bisogno di parlarmi può venire al ricevimento mattutino o, al limite, possiamo anche concordare un incontro pomeridiano, basta organizzarsi.

– Ma almeno mi può dire com’è andato il compito di epica di questa settimana?

– Ti dico la verità: non li ho ancora guardati, per il semplice motivo che ne ho già tanti da correggere fatti ancora prima del vostro.

Estraggo dalla valigetta la cartellina rigonfia di verifiche e la mostro ai ragazzi. La ragazzina dunque mi fa: – Allora non avrà una vita sociale!

– Eh, più o meno no: noi insegnanti, quando non siamo a scuola, passiamo gran parte del nostro tempo proprio a correggere compiti. Quindi, cari miei, portate pazienza se qualche volta vi trovate di fronte a un insegnante con le scatole girate, perché spesso è solo perché lavora talmente tanto che non riesce neanche a uscire per andare a mangiarsi un gelato.

– Allora il gelato glielo offro io!

– Sì, dai: l’ultima lezione che faremo prima delle vacanze di Natale portiamo una vasca di gelato e mangiamocela tutti quanti! Però non prendetelo come un tentativo di corruzione, eh.

Prende la parola un ragazzetto con la media del 3 in italiano: – Io invece le offro una collana d’oro, orecchini, gioielli!

– Cosa ti ho detto? Sono incorruttibile! E poi è inutile che cerchi di utilizzare questi mezzi meschini per avere un voto decente in epica: ho dato un’occhiatina al tuo compito e sei sopra di sicuro.

– Davvero? E’ che epica mi piace proprio tanto, già dalle medie; poi il modo in cui la spiega lei mi piace tanto, lei è… è… *luccichio negli occhietti* BRAVISSIMA!

Arrossisco. Torna a parlare la bambina dai capelli turchini: – E’ vero, è vero! Quando spiega lei si vede proprio che le piace!

– Beh, se non mi piacesse non avrei studiato i Greci e i Romani così tanto. Che vuoi, io mi diverto con cose strane, non sono normale…

– Io sì che sono normale!

– Cosa vuoi essere normale tu, coi capelli celesti?

– Scherzo, prof!

Sorrido, mi congedo e vado. Dopo un po’ torno nell’atrio della scuola per approfittare delle bancarelle natalizie e vedo la bimba turchina accompagnata dal padre. Colgo l’occasione per un colloquio lampo, poi la ragazzina mi dice che mi deve parlare dei libri che ho loro assegnato da leggere, chiedendomi se per caso può leggerne uno che non è incluso nella lista che avevo dato. L’interesse e la sollecitudine quasi ansiosa della fanciulla quasi mi commuovono. Saluto padre e figlia e resto con un sorriso ebete tutta la sera.

Ecco, quando sono stanca o demotivata, mi basta ripensare alle faccine sorridenti dei miei alunni (che però non sono mica sempre così, eh; mi fanno dannare spesso e volentieri, e non ho ancora capito se mi manderanno in inferno, in purgatorio o in paradiso, i miei cialtronelli) e non dico che mi torna la gioia di vivere, ma il sorriso sulle labbra sì, e mi ricordo del perché ho scelto di fare questo lavoro. Ora, pur essendo l’ultimo dell’anno, torno alle correzioni dei loro compiti di epica attendendo di rivedere la mia classetta dopo il ritorno dalle vacanze.

E auguro a tutti voi un 2015 pieno di soddisfazioni e di sorrisi come questi.