Dall’altra parte della cattedra

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Ho saputo che questa settimana, dal 2 all’8 maggio, è la Settimana dell’insegnante, in cui si è invitati a ricordare e ringraziare i docenti che sono stati importanti nella nostra vita. Procedo dunque anch’io con il mio contributo, anche se, a voler scendere nel dettaglio, la lista di ringraziamenti durerebbe da qui a Natale.
Grazie di cuore ai miei vecchi insegnanti di scuola, e soprattutto a quelli di lettere, perché è per seguire il loro esempio, ricordando tutto quello che mi hanno dato, che ho scelto questo lavoro. A partire dal maestro di italiano delle elementari, che leggeva insieme a noi I ragazzi della via Pal, proseguendo con la professoressa di lettere delle medie, che, tra le altre cose, organizzò per la nostra classe l’ormai mitica recita scolastica ispirata al Don Chisciotte (libro che da allora non ho mai smesso di amare), e grazie alla quale ebbi l’idea di iscrivermi al liceo classico. Qui dovrei ringraziare collettivamente tutti i docenti di lettere del ginnasio e del liceo, per i quali nutro una stima profondissima e una reverenza che faccio un po’ fatica a celare quando, peregrinando da una scuola all’altra, me li ritrovo come colleghi. Ancora una volta, è a loro che devo la decisione di fare della letteratura e della classicità una ragione di vita.
Grazie ai miei docenti dell’università, e in particolare al mio relatore che ha sempre creduto in me.
Grazie davvero ai miei colleghi di scuola e a quelli che ho incontrato durante il tirocinio del TFA, che, oltre ad accompagnarmi nell’ingresso nel mondo della scuola “dall’altra parte”, mi hanno sostenuta (e mi sostengono tuttora) con tutte le loro forze quando credevo di non farcela più.
Grazie ai colleghi con cui mi trovo a condividere il cammino per diventare docenti di ruolo, perché in questo percorso complicato e assurdo è facile perdere la ragione, e si rimane sani solamente se si ha accanto qualcuno con cui affrontare le difficoltà, farsi coraggio e pure sdrammatizzare ogni tanto.
Grazie, infine, ai miei alunni (di scuola ma anche di ripetizioni), che, nonostante le difficoltà, mi danno la prova di aver fatto, tutto sommato, la scelta giusta: spero di poter dare a loro anche solo una parte di tutto quello che è stato dato a me.
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Digitalizzazione e disinfestazione

Nel giro di un paio d’anni scolastici, in sostanza, quasi tutte le scuole, a parte quelle dei paesi di montagna più sperduti, sono passate al registro elettronico. Ora, non è certo questa la sede per discutere dell’utilità o meno di tale passaggio, considerando che, per molti aspetti, si tratta di un’innovazione che dovrebbe facilitare l’attività di studenti, genitori e docenti. Per quanto riguarda studenti e genitori, avendo un fratello quindicenne, io stessa posso apprezzare i vantaggi del registro elettronico, in quanto non c’è possibilità alcuna che il puer ci possa fregare nascondendoci votacci, verifiche in programma e compiti per casa. È da docente che temo che questo maledetto ordigno mi condurrà dritta dritta nel girone dei bestemmiatori.

Essendo supplente, nei miei pellegrinaggi da una scuola all’altra ne ho viste di tutti i colori. Già il fatto stesso di sostituire un collega può essere fonte di caos, dato che con il registro cartaceo bastava semplicemente frugare nel cassetto del sostituendo e prenderselo da là; col digitale si devono o recuperare le credenziali del collega o farsene dare di nuove; senza contare il problema dell’eventuale dispositivo per l’utilizzo del registro in classe: recuperare quello del collega? farsene dare uno ex novo? fare direttamente a meno e lavorare col PC di casa? Insomma, fuori dai denti, un casino.

E poi non è mica sempre detto che il cartaceo sia sostituito al 100% dal digitale in tutte le scuole. Ci sono ad esempio istituti in cui viene mantenuto il registro di classe, scelta molto intelligente soprattutto in caso di impossibilità di utilizzare il digitale durante le lezioni: ad esempio, per mancanza di rete o per lavori di manutenzione del software durante le ore di scuola, ci sono delle ore di lezione che non ho potuto firmare e che quindi legalmente non ho mai svolto. Non capisco però la scelta di mantenere, assieme al digitale, sia il registro di classe sia il registro docente entrambi in cartaceo: per un’innovazione che dovrebbe semplificarmi la vita mi ritrovo a far tutto due volte.

Altro punto decisamente dolente è quello del dispositivo che il docente dovrebbe utilizzare. Nella migliore delle ipotesi l’insegnante ne riceve uno in comodato d’uso dalla scuola, potendolo usare anche per la propria attività didattica (invio e ricezione di e-mail, navigazione Internet, elaborazione di documenti e via dicendo). Altrove ogni classe è provvista di un PC. In altri luoghi ancora, dove non ci sono fondi per dotare i docenti di dispositivi personali e gli studenti sono talmente scalmanati che quella di lasciar loro un computer in classe non è esattamente una buona idea, l’insegnante è caldamente invitato a utilizzare dispositivi propri, foss’anche il cellulare. Non è uno scherzo.

E comunque tutto questo caos organizzativo si innesta in una situazione materiale che di per sé non è esattamente una pacchia. Spiego Dante in una classe minuscola, con le crepe sui muri, con una porta laterale sbarrata da una grata, infestata dalle cimici, sempre soffocante perché è impossibile cambiare l’aria. E non c’è carta igienica nei bagni.

Che dire, ci daranno quella digitale.