La monaca di Bel Air

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Quest’anno, per le vacanze di Natale, avevo dato un compito per casa alternativo, consistente nel riscrivere la storia della monaca di Monza adattandola al testo della sigla di Willy, il principe di Bel Air. Sulle prime tutti contenti e tutti entusiasti, ma quando si è trattato di farlo davvero nessuno ci ha provato (o ha badato a quello che ho detto, non lo so). A questo punto, dato che non l’ha fatto nessuno, lo faccio io, facendo diventare, in questa nuova versione, suor Gertrude più simile a suor Maria Claretta.

Ehi, questa è la maxi storia di come la mia vita è cambiata, capovolta, in clausura sia finita. Da dietro questa grata qui con te ti parlerò di Gertry, la signora del monaster: giocando con la Barbie Suora sono cresciuta, avevo l’album dei santini, dalle suore mantenuta! Le mie toste giornate filavano così, tra mille sensi di colpa non volevo stare lì. Poi la lettera al paggetto dagli occhioni blu andò proprio nelle mani di quella serva laggiù; da mio padre si recò, fece imprigionare me e il babbo infuriato disse: «Va’ in monaster!». L’ho pregato, scongiurato, in convento vuole che vada, lui m’ha fatto le valigie e ha detto: «Va’ per la tua strada». Dopo aver raccomandato quello che dovevo dire al padre vicario ho detto: «Mi voglio monacare!». “La Signora”, ma è uno spasso! Qui a Monza come voglio faccio alto e basso. Se questa è la vita che fanno in monaster, per me, mm-mh, poi tanto male non è! Mi ha chiamata un signorotto mentre ero in passeggiata, io mi sono girata e gli ho risposto, sventurata; una vita di lussuria sta esplodendo per me, «Conducimi, Egidio, negli abissi del piacer!». Oh, che impicciona la conversa, vuol dir tutto alla badessa, facciamola fuori e scaviamole la fossa! Guardate adesso gente in cella chi c’è, la monaca di Monza, la signora del monaster!

Versione Pigra #1 (Latino) – Cicerone, l’incipit della Prima Catilinaria (Cic. Cat. 1, 1-2)

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Con questo post viene inaugurata la serie delle Versioni Pigre, ossia versioni tradotte alla maniera dello studente pigro e trascurato. Il meccanismo tipico che costui adotta per tradurre è procedere quanto più possibile parola per parola, utilizzando nel testo di arrivo il primo traducente trovato nel dizionario. L’analisi grammaticale di nomi e aggettivi grosso modo c’è, anche se per i sostantivi persistono alcuni problemi con la terza declinazione, data la difficoltà di ricostruire il nominativo. Per quanto riguarda i verbi la forma passiva non è riconosciuta sempre con sicurezza; qualche problema anche con il sistema del perfetto. La ricerca nel dizionario avviene spesso per somiglianza fonetica, quando non è possibile riconoscere i termini al primo colpo, e, qualora ci siano omografi, si sceglie il primo che si trova. Questo procedimento meccanico produce traduzioni che spesso con Google Translate verrebbero meglio, ma che talora si trovano, se non in tutto, almeno in parte, nei compiti in classe che ci tocca correggere.

Come primo testo da sottoporre a questo trattamento barbaro e controintuitivo, ecco l’incipit della prima Catilinaria di Cicerone, che stanotte di sicuro verrà a tirarmi i piedi. Il dizionario che utilizzo è il mio del liceo, un Castiglioni-Mariotti del 1996 un po’ cadente e scarabocchiato ma fedelissimo anche in queste imprese di dubbia utilità.

Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? Nihilne te nocturnum praesidium Palati, nihil urbis vigiliae, nihil timor populi, nihil concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus habendi senatus locus, nihil horum ora voltusque moverunt? Patere tua consilia non sentis, constrictam iam horum omnium scientia teneri coniurationem tuam non vides? Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consilii ceperis, quem nostrum ignorare arbitraris? O tempora, o mores! Senatus haec intellegit. Consul videt; hic tamen vivit. Vivit? immo vero etiam in senatum venit, fit publici consilii particeps, notat et designat oculis ad caedem unum quemque nostrum. Nos autem fortes viri satisfacere rei publicae videmur, si istius furorem ac tela vitemus. Ad mortem te, Catilina, duci iussu consulis iam pridem oportebat, in te conferri pestem, quam tu in nos omnes iam diu machinaris.

Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora cotesta tua condotta temeraria riuscirà a sfuggirci? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire? Né il presidio notturno sul Palatino né le ronde per la città né il panico del popolo né l’opposizione unanime di tutti i cittadini onesti né il fatto che la seduta si tenga in questo edificio, il più sicuro, ti hanno sgomentato e neppure i volti, il contegno dei presenti? Le tue trame sono scoperte, non te ne accorgi?  Non vedi che il tuo complotto è noto a tutti e ormai sotto controllo? Ciò che facesti la notte scorsa e la precedente, dove ti recasti, quali complici convocasti, quali decisioni prendesti, credi tu ci sia uno solo tra noi che non ne sia informato? Oh tempi, oh costumi! Di tutto questo, il Senato è a conoscenza, al console non sfugge, e tuttavia costui vive. Vive?! che dico! si presenta in Senato, partecipa alle sedute, prende nota di ciascuno di noi, lo designa con lo sguardo all’assassinio; e noi, i potenti!, riteniamo di aver fatto abbastanza per la patria se riusciamo a sottrarci all’odio, ai pugnali di costui. A morte te, Catilina, da tempo si doveva condannare per ordine del console; su te doveva ricadere tutto il male che da tempo vai tramando a nostro danno. (Traduzione di Lidia Storoni Mazzolani)

Fin dove finalmente userai interamente, Catilina, la nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesto tuo rubare(1) ci scherzerà? Chi al limite sui(2) lancerà l’audacia senza freno? Niente certamente(3) l’aiuto notturno del Palato(4), niente del vegliare della città, niente l’accorrere in massa di tutti i buoni, niente questo fortificatissimo luogo il senato di avere, niente l’estremità(5) di questi e la facoltà di avvolgersi in spire(6) mossero? Essere aperto i tuoi consigli non senti, ristretta ormai di tutti questi la scienza teneri(7) la tua lega non vedi? Che cosa la molto vicina, che cosa nella notte posta più in alto sei mancato(8), dove sarai stato, i quali(9) avrai convocato, che cosa di consiglio avrai preso, il quale nostro non conoscere arbitrale(10)? O tempi, o indugi(11)! Il senato questa(12) capisce. Il console vede, questo tuttavia vive. Vive? anzi in verità ancora viene in senato, diviene partecipe del consiglio pubblico, nota e delimita con gli occhi al taglio ciascuno nostro. Noi poi forti uomini soddisfare la cosa pubblica siamo visti, se di questo il rubare e la tela rendiamo difettoso(13). Alla morte te, Catilina, a chi conduce per comando del console ormai da tempo occorreva, in te essere portata insieme la pestilenza, la quale tu in noi ormai di giorno di macchina(14).

NOTE

  1. La prima cosa che si vede cercando furor sul dizionario è effettivamente un verbo.
  2. Il dizionario riporta “acc. e abl. rafforzato di sui“. Lo studente pigro esegue.
  3. Il primo traducente del primo ne che si trova nel dizionario.
  4. Palati sta bene come genitivo di palatum (quello di Palatium sarebbe Palatii, la contrazione vocalica non esiste). Nella traduzione lo studente pigro mette la maiuscola come in latino.
  5. Ora è ovviamente femminile di prima declinazione.
  6. Lo studente pigro non comprende che voltus sta per vultus e traduce con la prima cosa somigliante che trova (volutus, –us, ovviamente nominativo singolare).
  7. Aggettivo, da tener, –a, –um.
  8. Ovviamente si tratta di una voce di egeo.
  9. Questo e i successivi sono da intendersi come pronomi relativi.
  10. Arbitrarius somiglia molto più di arbitror a quello che c’è nel testo.
  11. Ricondurre mores a mos richiede più sforzo che cercare il significato di mora.
  12. Chiaramente nominativo femminile singolare.
  13. Da vitio.
  14. Machinarius.

Filosofia della lasagna

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  • Talete: la lasagna è composta al 70% di acqua.
  • Anassimene: per una buona lasagna occorre una cottura col forno ventilato.
  • Anassimandro: è necessario che la lasagna si alterni al suo contrario, che è l’insalatina (infatti solo lasagna ti porta a un ictus, solo insalatina allo squaraus). La lasagna trae origine dall’apeiron (ingredienti indistinti) ed è destinata a ritornarvi (nel freezer, sotto forma di contenuto indistinto di vecchie scatole di gelato lasciate sotto zero per mesi e mesi e riaperte soltanto quando vuoi del gelato).
  • Parmenide: la lasagna è e non è possibile che non sia.
  • Eraclito: la lasagna di ieri non è come quella di oggi che non è come quella di domani. La puoi fare mille volte e non ti verrà mai uguale.
  • Il sofista: si può dimostrare incontrovertibilmente che la lasagna è un toccasana per chi ha il colesterolo alto e l’ipertensione.
  • Socrate: qual è la definizione di lasagna?
  • Platone: la lasagna concreta è pallida imitazione dell’Idea di Lasagna situata nell’iperuranio, la cui perfezione è inattingibile.
  • Aristotele: causa formale della lasagna: la ricetta della nonna; causa materiale della lasagna: gli ingredienti; causa efficiente della lasagna: il cuoco; causa finale della lasagna: il pranzo.
  • Democrito: la lasagna è formata di atomi e possiamo vederla, odorarla e gustarla grazie ai simulacra emessi da detti atomi.
  • Zenone: in realtà non sarà mai possibile mangiare la lasagna perché lo spazio che separa te dal forno dove c’è la teglia è scomponibile in infiniti spazi.
  • Il cinico: perché mangiare la lasagna se domani si avrà ancora fame? E comunque il cuoco è un incapace.
  • Lo scettico: la vera conoscenza della lasagna è impossibile, e quindi, nonostante ne percepiamo l’aspetto, l’odore, il gusto e la consistenza, è impossibile dare un giudizio su di essa e stabilire se è buona o no.
  • Lo stoico: è giusto conoscere tutto della lasagna (ricetta, qualità degli ingredienti, modo di servirla, abbinamento con il vino giusto) ma la cosa migliore è mantenere un superiore distacco e pascersi di umile polentina bigia, che per togliere la fame va bene lo stesso.
  • L’epicureo: la lasagna dev’essere di ottima qualità, non deve essere servita in porzioni pantagrueliche e va gustata boccone per boccone.
  • Il manicheo: l’universo è scosso dalla lotta tra il Bene (lasagna al ragù) e il Male (lasagna al tofu). Ovviamente il Male è destinato a soccombere.
  • Il cristiano: si deve rinunziare alla lasagna di questo mondo per poter godere della lasagna eterna dell’altro.

(Delirio mistico originatosi durante il tragitto in macchina da casa alla sede di concorso per andare a fare l’orale.)

La playlist del docente rock and roll

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Poiché ho ricevuto la grande notizia che per me Miss Ita… ehm, il concorso continua, eccomi qua di nuovo con libri e dispense in mano a cercare di ripassare qualcosa. Tuttavia, avendo i neuroni ormai fusi da almeno due anni consecutivi di studio ossessivo delle stesse identiche cose, non entra praticamente più nulla, e quindi ecco che, per tirarmi su il morale e recuperare almeno una parte delle mie facoltà mentali, mi do all’ascolto di qualcosa che mi ridoni energia. Però, considerando attentamente ciascuno di questi brani, ecco che si ottengono vari spunti di riflessione su singoli aspetti della vita del docente. Iniziamo dunque con
  • AC/DC, It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock And Roll): rispecchia il momento della presa di coscienza della strada lunga e impervia che tu, aspirante docente, dovrai percorrere per giungere all’agognato ruolo (Gettin’ old / Gettin’ grey / Gettin’ ripped off / Under-paid e tutto quello che ci va dietro).
  • AC/DC, Highway To Hell: quando inizi concretamente il percorso (selezioni, abilitazione TFA e quant’altro) e capisci davvero cosa vuol dire. Talora, oltre al macroscopico e indiscutibile hell, c’è anche tanta highway. Che, dati i prevedibili colpi di sonno, può in effetti condurre verso l’hell propriamente detto.
  • Black Sabbath, Paranoid: come ti riduci avendo a che fare 24/7 con teorie psico-pedagogiche dalla dubbia utilità e con la legislazione della scuola italiana dalla legge Casati alla Buona Scuola.
  • The Darkness, Friday Night: la tipica associazione del venerdì sera con la festa salta dunque completamente, specialmente quando il venerdì pomeriggio hai avuto lezione fino all’ora di cena, dopo cena (che salti per il nervoso) hai le serali e sabato mattina sei a scuola di nuovo.
  • The Darkness, Seemed Like a Good Idea at the Time: eh già, quando hai deciso di insegnare sembrava proprio una buona idea.
  • Scorpions, Send Me An Angel: perfino la zia che va sempre in chiesa si è accorta che sei dimagrito, sciupato e insonne, e inizia a sgranare rosari e accendere ceri mobilitando anche un plotone di suore vegliarde per farsi dare manforte. Ecco per te un mazzo di santini da tenere nel portafoglio.
  • Europe, Halfway To Heaven: finalmente, dopo aver donato al MIUR tasse, benzina, parcheggio, la carretta che alla fine hai buttato via, ore di sonno e tanti neuroni, ti sei abilitato. Festeggia pure ma con stoica moderazione perché presto sentirai il bisogno di
  • AC/DC, T.N.T.: è uscito il bando del concorso e il tuo primo impulso è di composta indignazione.
  • Iron Maiden, Run To The Hills: il dannatissimo bando è uscito due mesi prima degli scritti, a pelo con le tempistiche burocratiche; è primavera, una gitarella sui colli vorresti anche fartela, ma le Avvertenze Generali te lo impediscono. E nel frattempo stai lavorando.
  • The Who, Substitute: un supplente, ecco quello che sei.
  • Ozzy Osbourne, Crazy Train: per andare a scuola non hai trovato di meglio che metterti nelle sapienti mani di Trenitalia, con le note conseguenze del caso (treni soppressi, ritardi, guasti tecnici, riscaldamento regolato in modo da temprare il fisico).
  • Red Hot Chili Peppers, Under The Bridge: sistemazioni alternative per quando la sede di servizio è ancora più lontana.
  • AC/DC, Hells Bells: eccola, è lei, la malefica campanella che segna l’inizio della giornata di scuola. Entri in aula, trovi praticamente due studenti, aspetti i cinque minuti tecnico-tattici per fare un appello decente senza dover segnare assente la maggior parte della classe.
  • Led Zeppelin, Immigrant Song: occhiatina ai nomi scritti sul registro.
  • Iron Maiden, Alexander the Great Ides of March: possono verosimilmente essere gli argomenti della tua lezione (e con la classe giusta potresti anche usare i brani come supporto didattico. Nel campo della mitologia potresti farlo anche con Flight of Icarus che vien bene. Ci vien fuori anche una bella UDA con inglese.)
  • The Who, I Can’t Explain: spesso la classe è disattenta e casinista e la lezione non viene fuori esattamente come vorresti.
  • Van Halen, Why Can’t This Be Love: quando non ti capaciti del fatto che argomenti per te fichissimi non suscitino interesse alcuno nell’uditorio.
  • Ronnie James Dio, Rainbow In The Dark: è l’alunno bravino che segue e fa interventi a proposito, facendoti percepire la tua utilità.
  • David Bowie, Rebel Rebel: è invece l’alunno che non ascolta mai, disturba gli altri e non segue neanche se proietti uno spezzone di Troy.
  • Steppenwolf, Born To Be Wild: ecco come risulta l’atmosfera complessiva della classe.
  • AC/DC, If You Want Blood (You Got It): la classe non accenna a smettere di fare casino: l’unico modo per tenerli buoni è una caterva di verbi irregolari da coniugare. Se la sono cercata.
  • Scorpions, Wind of Change: sembra che ora abbiano imparato la lezione e stiano buoni. Sembra. Vedrai la prossima volta.
  • Iron Maiden, Two Minutes To Midnight: gli ultimi due terrificanti minuti della giornata, quando tutto diventa ingestibile, compreso l’arredo scolastico.
  • Led Zeppelin, Dazed And Confused: è il tuo stato mentale quando torni a casa.
  • Metallica, Seek And Destroy: correzione pomeridiana dei compiti.
  • AC/DC, You Shook Me All Night Long: a volte la correzione dei compiti diventa anche serale e notturna.
  • AC/DC, For Those About To Rock (We Salute You): per cui, cari amici che andate ai concerti rock, ci fa piacere che ci invitiate a venire con voi, ma vi mandiamo tanti saluti.
  • Scorpions, Loving You Sunday Morning: cara domenica mattina, ti amiamo tanto anche perché spesso sei l’unico giorno in cui possiamo evitare di mettere la sveglia alle 6.
  • Iron Maiden, Bring Your Daughter To The Slaughter: scuola aperta e orientamento.
  • AC/DC, What Do You Do For Money Honey: l’attribuzione del bonus per merito.
  • AC/DC, Back In Black: quando il titolare riprende servizio prima della data prevista (e magari subito prima che ti scattino i 16 giorni per avere i 2 punti in più).
  • Europe, The Final Countdown: quello che tutti, insegnanti, alunni e personale ATA, fanno in attesa della fine dell’anno scolastico.
  • AC/DC, Thunderstruck: come effettivamente rimani dopo la fine dell’anno scolastico, sapendo inoltre che devi fare il commissario di maturità e che comunque non puoi mollare i libri (le Avvertenze Generali!) perché il concorso terminerà probabilmente alle calende greche.

L’UDA mononota

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Conclusa la triade di scritti del concorso, ecco che una parte dei miei neuroni può finalmente respirare un pochino. In attesa di considerazioni più sistematiche sulle prove e sulla loro organizzazione, faccio semplicemente notare che la maggior parte dei quesiti richiedeva di produrre unità di apprendimento, elaborare verifiche (comprensive di griglia) o indicare percorsi didattici (di durata anche triennale) in un tempo che andava mediamente dai 15 ai 20 minuti. Di qui, da un lato, la mia convinzione che per fare le cose come si deve bisognasse possedere una velocità mentale e di digitazione al limite delle possibilità umane (il riferimento è ovviamente questo), dall’altro, la necessità di avere chiarissimo in testa uno schema ricorrente con cui strutturare le risposte. E lo schema non poteva che essere quello dell’UDA, ossia Unità Di Apprendimento, sul quale ci siamo esercitati in modo ossessivo-compulsivo durante il TFA. Ecco dunque che mi viene spontanea un’ode all’UDA, della quale celebrare la regolarità e l’onnipresenza, attraverso una variazione sulla Canzone mononota di Elio e le Storie Tese, della cui nota essa condivide le caratteristiche.

Condurre un’esistenza di sforzi
Tallonando la chimera di una lezione creativa
Che tenga gli studenti attentissimi
Che poi alla fine scopri
Che ti bastava quello schema solo 
Tritissimo 
Che sciocco non aver pensato prima
All’UDA mononota
Una struttura molto nota
Che si fa con uno schema 
E quello schema è questo
È l’UDA mononota
Puoi cambiare i prerequisiti
Puoi cambiare gli obiettivi 
Puoi cambiare le competenze
Puoi cambiare le metodologie 
La puoi fare frontale, cooperativa, in compresenza, capovolta
Puoi cambiare il docente
Puoi cambiare l’argomento
Puoi farla da solo
Puoi farla tutti insieme coi colleghi 
Puoi farla fare agli studenti 
Mentre ti prendi una pausetta (aspetta che firmo il registro)
Puoi cambiare la lingua
For example you can do it in English
Auf Deutsch, en français, en español,
In cinese: “Unci, dunci, trinci…”
Quante cose che puoi fare
Utilizzando l’UDA!
Puoi farla per la prima elementare
Puoi farla per la quinta superiore
Puoi far finta che sia finita
Ma se non sei in grado neanche
Di fare l’UDA mononota
Ti consigliamo di abbandonare il tuo sogno di docente
Se sei un docente spiritoso
Stai attento
Che qui basta che racconti una barzelletta su Pierino 
E sei fuori
L’UDA mononota
Che non scende a compromessi
E se lo fa il compromesso è piccolo
Tipo una gita
L’UDA mononota
Ha avuto i suoi antesignani
Uno su tutti: il modulo, l’unità didattica, il ciclo di lezioni 
È anche facile da strutturare
Burocratica, favorita dal Ministero
Fateci caso: il concorso a cattedre è pieno di UDA
C’è poi il concorso di una UDA sola
Ma, a forza di riforme, dopo un po’ cambia:
il MIUR ha avuto le palle di perseguire un obiettivo
Ci ha creduto fino in fondo
Invece noi
Forse

(…anche se l’ultima UDA al concorso mi è venuta monca perché è scaduto il tempo)

Elio e le storie (letterarie) tese

San Remo - Festival della Canzone Italiana Day 6

Ho un legame particolare con Elio e le storie tese, che in periodi particolarmente difficili (per motivi di studio, lavorativi, incazzature varie ed eventuali) sono essenziali per la mia salute mentale. Ricordo solo, in particolare, la fase finale della stesura della mia tesi di dottorato, cioè una serie di nottate passate a scrivere sproloqui su Cicerone divorziato da Terenzia e ad ascoltare praticamente in loop la Canzone mononota, che era appena uscita (litigando, per ironia della sorte, con le numerosissime note della tesi).

Ora che io e quelli come me dovremmo ipoteticamente ripassare IL TUTTO in vista del concorso, ecco che si rende necessaria un’altra botta di Elio. Tra la stanchezza del lavoro e il rimbambimento dato da legislazione e normative, subentra un certo delirio che mescola esaurimento nervoso e necessità di sfruttare per il ripasso ogni genere di occasione, al limite dell’eterodossia. Ecco dunque un esempio di come sia possibile (a partire, è vero, da spunti di un certo livello) ripassare i grandi della letteratura, ai quali i brani degli Elii rimandano più o meno velatamente (e ai quali li ho collegati più o meno forzatamente).

  • DanteDannati forever. Qui il collegamento non ha bisogno di commento alcuno. Unica osservazione: a differenza della cantica dantesca, che trae spunto dall’Etica Nicomachea aristotelica, l’ordinamento morale del brano è basato sui Dieci Comandamenti.
  • PetrarcaServi della gleba. A parte il tema fondamentale, che può essere fatto risalire alla topica del servitium amoris dell’elegia latina, la descrizione dell’amante attraverso l’ossimoro “cuore in fiamme e maschera di ghiaccio” ricorda da vicino il petrarchesco “negli atti d’alegrezza spenti / di fuor si legge com’io dentro avampi”.
  • BoccaccioEl pube. Il piazzista volante che arringa la folla ha qualcosa del frate Cipolla boccacciano, così come la trattazione gioiosa e vitale della tematica erotica, comportante anche la violazione della fedeltà coniugale, può ben accostarsi alle novelle del Decameron.
  • Lorenzo VallaIl vitello dai piedi di balsa. La storia del vitello dai piedi di balsa come la donazione di Costantino: falsa.
  • Lorenzo il MagnificoPagàno. Come nella Canzona di Bacco, un ritorno alla mitologia antica in nome di una recuperata vitalità.
  • GuicciardiniEffetto memoria. “Mi ricordo di un ricordo: spero che non me lo scordo”. E ho detto tutto.
  • TassoIl quinto ripensamento. In nome della complessa gestazione della Gerusalemme liberata, fatta di continue revisioni e correzioni, tagli e modifiche.
  • PariniParco Sempione. Avvicinabile all’ode La salubrità dell’aria per la comune attenzione ai problemi ecologici che affliggono la città di Milano. Al netto dei bonghisti privi di senso del tempo, chiaro.
  • AlfieriAlfieri. Accostamento nato da semplice omonimia.
  • FoscoloUrna. Il brano riprende la visione foscoliana della sepoltura come legame tra mondo dei vivi e mondo dei morti, citando esplicitamente alcuni celebri versi dei Sepolcri: “Sol chi non lascia eredità d’affetti / poca gioia ha dell’urna”.
  • LeopardiFossi figo. In collegamento, da un lato, con la prima fase del pessimismo leopardiano, il cosiddetto “pessimismo individuale”, caratterizzata dalla coscienza, da parte del poeta, dell’infelicità della propria vita, senza che però ciò impedisca che gli altri possano essere felici. Dall’altro, si può ravvisare un accenno al concetto di “illusione”, uno dei cardini della poetica leopardiana.
  • ManzoniLa terra dei cachi. L’ironia del brano accompagna una sfumatura di critica alla società italiana, tratto che tutto sommato è in comune con la “storia sociale” indagata da Manzoni, la quale non è fine a sé stessa ma pone idealmente le basi per una riflessione sui problemi del presente.
  • CollodiBurattino senza fichi. L’ispirazione collodiana non ha bisogno di commenti.
  • BaudelairePsichedelia. Gli effetti dei paradis artificiels.
  • MarinettiSupergiovane. Guerra ai matusa, zang tumb tumb.
  • D’AnnunzioJohn Holmes. Doti amatorie, cinema e motori.
  • SvevoStoria di un bellimbusto. Il protagonista del brano si può ben accostare al tipico “inetto” sveviano, segnato dal desiderio di inserirsi pienamente nella società attraverso l’amore, il matrimonio, il lavoro e i rapporti sociali, ma inevitabilmente frustrato e destinato a rimanere un outsider.
  • SenecaIl tutor di Nerone. Per concludere, una chicca classicista: il tema del brano è la vita frenetica dell’uomo moderno, un antidoto alla quale è offerto dalla riflessione espressa da Seneca (menzionato espressamente) riguardo la gestione del tempo, in particolare nel De brevitate vitae, che esorta a una corretta gestione degli officia (abbandonandoli, se necessario) per conservare un margine di otium da dedicare alla filosofia.

Manoscritti seicenteschi

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«Il Conchorso si può veramente deffinire una guerra disperata contro il Tempo, perché togliendoli di mano i Precari suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl’illustri Candidati che in tal Arringo intendono far messe di Cattedre e di Ruoli, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Pedagoghi e Professori, e inqualificati Ministri, e trapontando coll’ago finissimo dell’ingegno i fili d’oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni didattiche gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal’argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de’ Politici maneggj, et il rimbombo de’ Termini tecnici inhutilissimi: solo che hauendo hauuto l’anno passato l’Habilitatione, se ben capitar puote anche a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di scender io medesma nell’Arena, con sottopormi alle Forche Caudine degl’Esami scritti e orali. Nei quali si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d’horrori, e Scene di Histeria grandiosa, con intermezi d’Insonnie studiose e Preci angeliche, opposte alle Sodomie diaboliche. E veramente, considerando che questa nostra Schuola sij sotto l’amparo del Renzi Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essa, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda la Ministra di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl’Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl’altri Spettabili Magistrati qual’erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederla tramutata in inferno d’atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dai Burocrati temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l’humana incompetentia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d’Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché compiendo questa Impresa, hauendoui consumato i tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte del Tempo che doveria servire al nobile Uffizio dello Studio, sij in loco di esso devota al Servitio nella Schuola medesma, con rendersi tributarij di Colleghi, Alunni e Genitori loro, pure per degni rispetti, si scorreranno le Avertenzie Generali, cioè le Leggi della Schuola e le Metodologie didattiche, et il medesmo si farà de’ contenuti, solo observando li Argomenti generaliter. Né alcuno dirà questa sij debolezza del Corpo, e pigritia di questa mia esausta Mente, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Schuola: che quanto agl’huomini in essa versati, ben vederanno le hore del giorno esser sempre ventiquattro e a ciascuno, oltre che la mattina domar feroci Turbe di Alunni e il meriggio compulsare orride Verifiche, esser necessario ogni qual tratto manducare, dormire, e andar di Corpo. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i Quesiti d’Esame se non puri purissimi accidenti…»

[Credits: Alessandro Manzoni]

Cicero docet

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Se Cicerone fosse un docente, ecco quali sarebbero gli argomenti delle sue opere.

  • De amicitia: scil. bidellorum. Trattato sull’utilità di intrattenere buoni rapporti con il personale ATA, affinché l’organizzazione del lavoro quotidiano sia più rapida ed efficace.
  • De senectute: riflessione accorata sugli anni di insegnamento che restano prima di andare in pensione, e sulle condizioni psicofisiche in cui ci si arriverà. (In caso di docente giovane, riflessione sulla precoce usura dello spirito e del corpo dovuta a levatacce per spostamenti odissiaci e classi ingestibili.)
  • De inventione: sull’onnipresente necessità di improvvisare in caso di imprevisti (ore di supplenza, attività programmate che saltano, scarso tempo per preparare le lezioni causa miriadi di impegni pomeridiani).
  • Philippicae: invettive esternate un giorno sì e l’altro pure, solitamente dirette al Ministero.
  • De temporibus suis: confronto impietoso tra la situazione della scuola di una volta (quando si era studenti) e quella di adesso (quando si è dall’altra parte della trincea).
  • De officiis: sulle segreterie didattiche e amministrative e sul tourbillon burocratico e psicopatico che invariabilmente le accompagna.
  • Paradoxa Stoicorum: trattato che descrive e analizza le dinamiche paradossali di collegi docenti e soprattutto riunioni di dipartimento, le quali richiedono che gli insegnanti di una stessa materia mantengano una linea comune nell’organizzazione delle loro attività. Cosa che, puntualmente, non avviene. MAI.
  • De legibus: disamina critica sulle riforme della scuola. Accompagnata da improperi che conferiscono vivacità alla trattazione.
  • De finibus bonorum et malorum: sulle mille variabili che fanno sì che le insufficienze, in sede di scrutinio, diventino sufficienze.

E per finire non potrebbe certamente mancare il Commentariolum petitionis, opera del fratello Quinto volta ad illustrare al neolaureato le traversie da affrontare nell’arduo percorso dell’inserimento nel mondo della scuola. A una prima vista sembra sconfinare nel terrorismo psicologico, invece descrive esattamente la realtà così com’è.

La playlist dei letterati

Semplicemente, una lista di canzoni che si possano abbinare a personaggi del mito e della storia antica. Il tutto è nato da una discussione scherzosa con la solita amica, degenerata su FB con l’apporto dei fan della mia umilissima pagina. Ecco cos’è uscito dalle nostre menti malate:

La formaggeria dei letterati

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Qualche giorno fa io e una mia cara amica e collega ci siamo prese un giorno di pausa dalle nostre quotidiane fatiche e ci siamo incontrate a Padova, per fare quattro chiacchiere e acquistare qualche libro in offerta. Passeggiando dalle parti del Palazzo della Ragione, passiamo davanti a un pizzicagnolo (volgarmente detto casolin) che espone il cartello che ho fotografato nell’immagine qui sopra. Tra gli ultimi formaggi arrivati ne spicca uno dal nome evocativo di “Dolce Stil Novo”. Dal momento che né l’una né l’altra ha una mente normale, ecco che scatta la domanda: che tipo di formaggio sarà quello stilnovista? Da qui abbiamo imboccato la pericolosa china delle associazioni gastronomico-letterarie, abbinando ai vari autori il loro formaggio. Ecco quello che il nostro delirio ha prodotto:

  • JACOPONE: formaggio di fossa
  • GUINIZZELLI: una caciottina dolce
  • CAVALCANTI: un pecorino piccantino
  • DANTE: un assortimento di Asiago, che da dolce quand’è giovane diviene sempre più piccante e saporito con l’età
  • PETRARCA: un brie, un po’ muffoso all’esterno
  • CICERONE: una fonduta o una mozzarella filante, che più la tiri più si allunga
  • SENECA: un bel gorgonzola pieno di muffa della meditatio stoica
  • ORAZIO: uno sfizioso formaggio alle noci
  • LIVIO: all’insegna della lactea ubertas, una tosella che si scioglie sulla polenta (oppure una burrata che trasuda siero)
  • VIRGILIO: tagliere misto di formaggi vaccini, pecorini e caprini
  • PETRONIO: formaggio “ubriaco”, stagionato in botti di vino
  • MARZIALE: scaglie di grana
  • LUCREZIO: formaggio stagionato nella paglia (pare una cosa rozza, invece…)
  • OVIDIO: pecorino dolce da degustare con marmellatine afrodisiache
  • CATULLO: un caprino al peperoncino. A tratti delicato a tratti piccante. E spalmabile
  • AGOSTINO: formaggio con le pere (e come no)
  • SAFFO: una ricotta dolce da abbinare al cioccolato fondente
  • BONVESIN DA LA RIVA: grana padano, deliziosamente stagionato, legato al territorio e dà sapore anche ai più sterili dati economici di fine Duecento

(Trattasi di un elenco provvisorio: l’elenco è implementabile in qualsiasi momento con qualunque nuova idea venga a me o a qualcun altro)