Ille mi par esse deo videtur…


Continua la serie dei divertissements di Catullo in veneto. Oggi che è San Valentino è la volta del celeberrimo carme 51, quello “della gelosia”, a sua volta ispirato al frammento 31 di Saffo.

Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit
dulce ridentem, misero quod omnes
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
<vocis in ore;>
lingua sed torpet, tenuis sub artus
flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina teguntur
lumina nocte.
otium, Catulle, tibi molestum est:
otio exsultas nimiumque gestis:
otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.

A mi me pare che el sia come un dio,
e anca, se se poe, meio de un dio,
queo che el ze là sentà davanti a ti
che el te varda e el te scolta,
ti, che te ridi tuta dolse, e mi poareto
vo via coi sentimenti: parché co te vedo,
Lesbia, no me resta pì
un fil de vose,
me se seca la lengua, soto la pele
me core un fogo, par conto suo
me sbusina le rece, me vien orbi i oci
come de note.
No far ninte, Catullo, te fa male:
par no far ninte te ve in boresso e te fe sesti:
col no far ninte ze ndà a ramengo
re e sità riche.

(Nell’immagine c’è A Declaration di Lawrence Alma-Tadema.)

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A cena con Catullo (in veneto)

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Ora che ho un po’ di tempo, avendo concluso la correzione della prima ondata di verifiche e attendendo l’arrivo di quella di dicembre, mi pare opportuno distendere un po’ i neuroni con una nuova nuga catulliana (la prima la trovate qui) da rendere in dialetto veneto. Poiché si sta avvicinando a grandi passi il periodo dei cenoni, mi sembra il caso di proporre il carme 13, quello in cui Catullo invita, appunto, a cena l’amico Fabullo, raccomandandogli però di… portarsela da casa.

Cenabis bene, mi Fabulle, apud me
paucis, si tibi di favent, diebus,
si tecum attuleris bonam atque magnam
cenam, non sine candida puella
et vino et sale et omnibus cachinnis.
Haec si, inquam, attuleris, venuste noster,
cenabis bene; nam tui Catulli
plenus sacculus est aranearum.
Sed contra accipies meros amores
seu quid suavius elegantiusve est:
nam unguentum dabo, quod meae puellae
donarunt Veneres Cupidinesque,
quod tu cum olfacies, deos rogabis,
totum ut te faciant, Fabulle, nasum.

Te senarè ben, Fabullo mio, da mi,
tra qualche dì, se dio voe,
se te te portarè drio na sena
bona e gaiarda, e anca na bea tosa
e vin, e pevare, e tante sganassade.
Digo, caro mio, se te te portarè drio ste robe qua,
te senarè ben, parché el to Catullo
el ga el tacuin pien de tereine.
Ma dopo te ciaparè amore s-ceto
o tuto quel che xe dolse e rafinà:
parché te darò un profumo che ala me tosa
i ghe o ga regalà Venere e Cupido,
e co te o snasarè, te pregarè i dèi,
Fabullo, che i te fassa deventar solo che naso.

(Nell’immagine: affresco raffigurante un banchetto, dalla casa dei Casti Amanti di Pompei.)

Il giuoco dell’estate

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A un anno dall’ansia per gli orali del concorso, e durante la prima estate in cui chi è stato impegnato in questa corsa a ostacoli è finalmente libero di non studiare (o di studiare ciò che più gli aggrada senza lo spettro incombente di una commissione), posso dire che io e i miei compagni di avventura abbiamo in generale raggiunto un distacco da tutto ciò tale da poterci ormai finalmente ridere su, ma, a causa della leviatanica burocrazia del MIUR (rinnovo graduatorie d’istituto) e dell’INPS (domanda di disoccupazione) e della prospettiva ogni giorno meno vaga di dare finalmente concretezza a tutto ciò con la prospettiva del ruolo, manteniamo un certo nervosismo che comporta la necessità di distrarci.

Ecco dunque che la mia mente malata ha partorito il GIUOCO DELL’ESTATE, ossia “TROVA LA TUA TRACCIA DELL’ORALE”, per rimembrare i tempi ansiogeni che ci siamo lasciati alle spalle (e comunque, per chi non se li è lasciato alle spalle e deve ancora affrontare una selezione, è un buono spunto per qualche esercizio). Le prime tre sezioni sono una alternativa all’altra, nel senso che si deve scegliere l’esame di ita-sto-geo, quello di latino o quello di greco; il resto (caratteristiche della classe e richieste della traccia) va sempre trovato. Ciò che si ottiene alla fine è qualcosa di molto simile a una vera traccia da orale di concorso.

Trovate anche voi la vostra traccia!

GIORNO DI NASCITA – l’argomento di italiano, storia o geografia

  1. Il Paradiso di Dante
  2. Eugenio Montale
  3. La poesia comico-realistica del Trecento
  4. Il feudalesimo
  5. Il paesaggio montano
  6. L’enciclica Rerum novarum
  7. Le guerre persiane
  8. Giuseppe Ungaretti
  9. L’urbanizzazione
  10. Il personaggio della monaca di Monza nei Promessi Sposi
  11. La poetica di Leopardi
  12. Il plurilinguismo dantesco
  13. Francesco Petrarca, “Chiare, fresche e dolci acque”
  14. Giovanni Verga, “Rosso Malpelo” e la poetica dell’impersonalità
  15. Atene e Sparta
  16. Il fonosimbolismo di Giovanni Pascoli
  17. Il trattato di Osimo
  18. Il rapporto Stato-Chiesa nel Medioevo
  19. L’ordinamento morale dell’Inferno di Dante
  20. La rivoluzione russa
  21. Il principato augusteo
  22. I caratteri economici dell’Europa
  23. Gli aggettivi qualificativi
  24. L’incastellamento
  25. I meteci
  26. Il periodo ipotetico
  27. Le fasi della Vita Nuova di Dante
  28. La demografia
  29. La rinascita dell’anno Mille
  30. Umberto Saba, il Canzoniere
  31. La fortuna nel Principe di Machiavelli

INIZIALE DEL NOME – l’argomento di latino

  • A: il congiuntivo indipendente
  • B: le epistole di Cicerone
  • C: Catullo e i poetae novi
  • D: i pronomi personali
  • E: il De bello civili di Cesare
  • F: la figura di Trimalchione nel Satyricon di Petronio
  • G: la terza declinazione
  • H: l’inizio della storiografia: Fabio Pittore e Cincio Alimento
  • I: le proposizioni relative
  • J: Tertulliano, De virginibus velandis
  • K: Sulpicia
  • L: Sallustio, Bellum Catilinae: confronto fra Cesare e Catone
  • M: la perifrastica passiva
  • N: l’elogio di Epicuro nel De rerum natura di Lucrezio
  • O: la pietas di Enea
  • P: i generi letterari durante il principato augusteo
  • Q: il personaggio di Annibale in Tito Livio
  • R: l’humanitas in Seneca
  • S: la figura del servo in Plauto
  • T: le funzioni del participio
  • U: la consecutio temporum del congiuntivo
  • V: il sistema verbale
  • W: il discorso indiretto
  • X: le Confessioni di Agostino
  • Y: elementi del culto isiaco nelle Metamorfosi di Apuleio
  • Z:  il servitium amoris nei poeti elegiaci

INIZIALE DEL COGNOME – l’argomento di greco

  • A: l’esametro dattilico
  • B: il tema dell’ospitalità nei poemi omerici
  • C: il metodo storiografico di Tucidide
  • D: i verbi contratti
  • E: i valori di ἄν
  • F: i metri eolici
  • G: la Repubblica di Platone
  • H: spiriti e accenti
  • I: Archiloco, poeta guerriero
  • J: la battaglia di Salamina in Eschilo e in Erodoto
  • K: i valori di καί
  • L: la questione omerica
  • M: l’ironia tragica nell’Edipo re di Sofocle
  • N: il sistema verbale
  • O: i valori di ὡς
  • P: il tema simposiale in Alceo
  • Q: la figura dello straniero in Euripide
  • R: la lingua di Erodoto
  • S: la Teogonia di Esiodo
  • T: la teoria dell’anaciclosi in Polibio
  • U: la poesia alessandrina tra celebrazione del potere e ricerca stilistica
  • V: il ruolo della donna in Aristofane: Tesmoforiazuse ed Ecclesiazuse
  • W: la nuova Saffo
  • X: posizione attributiva e posizione predicativa
  • Y: congiuntivo e ottativo indipendente
  • Z: razionale e irrazionale nell’Orestea di Eschilo

TESTA O CROCE – l’ordine di scuola (solo per le tracce di italiano, storia e geografia)

  • TESTA: scuola secondaria di primo grado
  • CROCE: scuola secondaria di secondo grado

CIBI MANGIATI IERI A CENA – le particolarità della classe

  • PASTA: uno studente con lieve DSA
  • PIZZA: uno studente con disabilità motoria
  • CARNE: uno studente ipovedente
  • PESCE: uno studente non madrelingua italiana
  • VERDURA: uno studente con BES (non meglio specificato)
  • RISO: uno studente con DSA grave
  • MINESTRA: uno studente con ADHD
  • CINESE: uno studente con DSA e uno con BES (non meglio specificato)
  • GIAPPONESE: uno studente con DSA e uno con disabilità motoria
  • ALTRO: classe articolata in più indirizzi
  • HO SALTATO LA CENA: tutte le precedenti

COLORE DELLE MUTANDE – le richieste della traccia

  • BIANCHE: obiettivi specifici di apprendimento (conoscenze, abilità, competenze)
  • NERE: modalità di recupero in itinere
  • GRIGIE: modalità di potenziamento
  • ROSSE: verifica con griglia di valutazione
  • BLU: attività di apprendimento cooperativo
  • VIOLA: collegamenti interdisciplinari
  • ROSA: riferimenti specifici ai testi utilizzati in classe
  • VERDI: uso delle tecnologie multimediali
  • GIALLE: inserimento della lezione nella programmazione annuale
  • FANTASIA: compito di realtà
  • NON PORTO MUTANDE: tutte le precedenti

Liebster Award (e una padellina di cavoli miei)

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Un paio di settimane fa sono stata nominata da Mandorla, blogger con la passione per la scrittura, il cinema e la psicologia, per il Liebster Award (ecco qui il post incriminato, con la mia nomination ma soprattutto con le istruzioni per l’uso), iniziativa dedicata ai blog con meno di 200 followers e destinata a dar loro visibilità. Ora, dato che mi risulta difficile trovare 11 blog così piccolini a cui proporre la cosa, ma soprattutto perché l’imbarazzo mi impedirebbe di porre 11 domande (anche perché già il mio lavoro consiste nell’interrogare la gente), provvedo semplicemente a soddisfare le curiosità di Mandorla (sottoponendo dunque una porzioncina di cavoli miei anche al resto del web).

  1. Cosa fai nella tua foto preferita? Nella mia foto preferita in assoluto ho 3 anni e sto reggendo un mazzo enorme di narcisi gialli.
  2. Che ci fai qui su WordPress? Questo blog nasce come un’evoluzione della mia pagina FB (questa qui) e ha lo scopo di condividere momenti di vita scolastica e riflessioni sull’insegnamento e sulla letteratura, basandosi sul principio consolatorio dell’hoc non solum tibi e cercando qualche volta di sorriderci un po’ su.
  3. Qual è il film che ti rappresenta meglio? Ultimamente, L’armata Brancaleone, che simboleggia il percorso verso l’agognato posto di ruolo. Chissà se arriveremo mai ad Aurocastro e se ci sono i saraceni ad aspettarci per farci a fettine.
  4. Una cosa che ti diceva una persona importante e che non dimenticherai mai più. Ero appena stata mollata dal fidanzato del momento; papà mi disse: “Su, tu sei sopra la media”. Grazie papà.
  5. Qual è la colonna sonora della tua vita? Tanto barocco (o comunque musica classica in generale) e tanto rock, dipende dai momenti. In una parola: barock ‘n’ roll. Nei frangenti peggiori ricorro alla demenzialità intelligente di Elio e le Storie Tese (alcune dimostrazioni qui e qui).
  6. Pane, formaggio e vino rosso o wurstel, birra e patatine? Da buona veneta, la scelta obbligatoria va verso pane, formaggio e vino.
  7. Come ti immagini nel futuro? Possibilmente docente a tempo indeterminato: il sogno proibito sarebbe insegnare latino e greco vicino a casa (anche latino e italiano sarebbe perfetto), ma la prospettiva può anche essere quella di traslocare, a seconda dei posti che ci sono. Insomma, si vedrà. Per ora il mio futuro sono le vacanze di Pasqua (Roma mi attende e non vedo l’ora).
  8. Cosa ti piace leggere? Tanti classici.
  9. Qual è l’aspetto di te che non piace agli altri? La rusticitas, credo. Immagino che quella o si ami o si odi.
  10. Cinema o Libro? Entrambi.
  11. Come deve essere un blog per essere piacevole? Intelligente e originale nei contenuti, e possibilmente scritto bene.

La monaca di Bel Air

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Quest’anno, per le vacanze di Natale, avevo dato un compito per casa alternativo, consistente nel riscrivere la storia della monaca di Monza adattandola al testo della sigla di Willy, il principe di Bel Air. Sulle prime tutti contenti e tutti entusiasti, ma quando si è trattato di farlo davvero nessuno ci ha provato (o ha badato a quello che ho detto, non lo so). A questo punto, dato che non l’ha fatto nessuno, lo faccio io, facendo diventare, in questa nuova versione, suor Gertrude più simile a suor Maria Claretta.

Ehi, questa è la maxi storia di come la mia vita è cambiata, capovolta, in clausura sia finita. Da dietro questa grata qui con te ti parlerò di Gertry, la signora del monaster: giocando con la Barbie Suora sono cresciuta, avevo l’album dei santini, dalle suore mantenuta! Le mie toste giornate filavano così, tra mille sensi di colpa non volevo stare lì. Poi la lettera al paggetto dagli occhioni blu andò proprio nelle mani di quella serva laggiù; da mio padre si recò, fece imprigionare me e il babbo infuriato disse: «Va’ in monaster!». L’ho pregato, scongiurato, in convento vuole che vada, lui m’ha fatto le valigie e ha detto: «Va’ per la tua strada». Dopo aver raccomandato quello che dovevo dire al padre vicario ho detto: «Mi voglio monacare!». “La Signora”, ma è uno spasso! Qui a Monza come voglio faccio alto e basso. Se questa è la vita che fanno in monaster, per me, mm-mh, poi tanto male non è! Mi ha chiamata un signorotto mentre ero in passeggiata, io mi sono girata e gli ho risposto, sventurata; una vita di lussuria sta esplodendo per me, «Conducimi, Egidio, negli abissi del piacer!». Oh, che impicciona la conversa, vuol dir tutto alla badessa, facciamola fuori e scaviamole la fossa! Guardate adesso gente in cella chi c’è, la monaca di Monza, la signora del monaster!

Filosofia della lasagna

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  • Talete: la lasagna è composta al 70% di acqua.
  • Anassimene: per una buona lasagna occorre una cottura col forno ventilato.
  • Anassimandro: è necessario che la lasagna si alterni al suo contrario, che è l’insalatina (infatti solo lasagna ti porta a un ictus, solo insalatina allo squaraus). La lasagna trae origine dall’apeiron (ingredienti indistinti) ed è destinata a ritornarvi (nel freezer, sotto forma di contenuto indistinto di vecchie scatole di gelato lasciate sotto zero per mesi e mesi e riaperte soltanto quando vuoi del gelato).
  • Parmenide: la lasagna è e non è possibile che non sia.
  • Eraclito: la lasagna di ieri non è come quella di oggi che non è come quella di domani. La puoi fare mille volte e non ti verrà mai uguale.
  • Il sofista: si può dimostrare incontrovertibilmente che la lasagna è un toccasana per chi ha il colesterolo alto e l’ipertensione.
  • Socrate: qual è la definizione di lasagna?
  • Platone: la lasagna concreta è pallida imitazione dell’Idea di Lasagna situata nell’iperuranio, la cui perfezione è inattingibile.
  • Aristotele: causa formale della lasagna: la ricetta della nonna; causa materiale della lasagna: gli ingredienti; causa efficiente della lasagna: il cuoco; causa finale della lasagna: il pranzo.
  • Democrito: la lasagna è formata di atomi e possiamo vederla, odorarla e gustarla grazie ai simulacra emessi da detti atomi.
  • Zenone: in realtà non sarà mai possibile mangiare la lasagna perché lo spazio che separa te dal forno dove c’è la teglia è scomponibile in infiniti spazi.
  • Il cinico: perché mangiare la lasagna se domani si avrà ancora fame? E comunque il cuoco è un incapace.
  • Lo scettico: la vera conoscenza della lasagna è impossibile, e quindi, nonostante ne percepiamo l’aspetto, l’odore, il gusto e la consistenza, è impossibile dare un giudizio su di essa e stabilire se è buona o no.
  • Lo stoico: è giusto conoscere tutto della lasagna (ricetta, qualità degli ingredienti, modo di servirla, abbinamento con il vino giusto) ma la cosa migliore è mantenere un superiore distacco e pascersi di umile polentina bigia, che per togliere la fame va bene lo stesso.
  • L’epicureo: la lasagna dev’essere di ottima qualità, non deve essere servita in porzioni pantagrueliche e va gustata boccone per boccone.
  • Il manicheo: l’universo è scosso dalla lotta tra il Bene (lasagna al ragù) e il Male (lasagna al tofu). Ovviamente il Male è destinato a soccombere.
  • Il cristiano: si deve rinunziare alla lasagna di questo mondo per poter godere della lasagna eterna dell’altro.

(Delirio mistico originatosi durante il tragitto in macchina da casa alla sede di concorso per andare a fare l’orale.)

L’UDA mononota

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Conclusa la triade di scritti del concorso, ecco che una parte dei miei neuroni può finalmente respirare un pochino. In attesa di considerazioni più sistematiche sulle prove e sulla loro organizzazione, faccio semplicemente notare che la maggior parte dei quesiti richiedeva di produrre unità di apprendimento, elaborare verifiche (comprensive di griglia) o indicare percorsi didattici (di durata anche triennale) in un tempo che andava mediamente dai 15 ai 20 minuti. Di qui, da un lato, la mia convinzione che per fare le cose come si deve bisognasse possedere una velocità mentale e di digitazione al limite delle possibilità umane (il riferimento è ovviamente questo), dall’altro, la necessità di avere chiarissimo in testa uno schema ricorrente con cui strutturare le risposte. E lo schema non poteva che essere quello dell’UDA, ossia Unità Di Apprendimento, sul quale ci siamo esercitati in modo ossessivo-compulsivo durante il TFA. Ecco dunque che mi viene spontanea un’ode all’UDA, della quale celebrare la regolarità e l’onnipresenza, attraverso una variazione sulla Canzone mononota di Elio e le Storie Tese, della cui nota essa condivide le caratteristiche.

Condurre un’esistenza di sforzi
Tallonando la chimera di una lezione creativa
Che tenga gli studenti attentissimi
Che poi alla fine scopri
Che ti bastava quello schema solo 
Tritissimo 
Che sciocco non aver pensato prima
All’UDA mononota
Una struttura molto nota
Che si fa con uno schema 
E quello schema è questo
È l’UDA mononota
Puoi cambiare i prerequisiti
Puoi cambiare gli obiettivi 
Puoi cambiare le competenze
Puoi cambiare le metodologie 
La puoi fare frontale, cooperativa, in compresenza, capovolta
Puoi cambiare il docente
Puoi cambiare l’argomento
Puoi farla da solo
Puoi farla tutti insieme coi colleghi 
Puoi farla fare agli studenti 
Mentre ti prendi una pausetta (aspetta che firmo il registro)
Puoi cambiare la lingua
For example you can do it in English
Auf Deutsch, en français, en español,
In cinese: “Unci, dunci, trinci…”
Quante cose che puoi fare
Utilizzando l’UDA!
Puoi farla per la prima elementare
Puoi farla per la quinta superiore
Puoi far finta che sia finita
Ma se non sei in grado neanche
Di fare l’UDA mononota
Ti consigliamo di abbandonare il tuo sogno di docente
Se sei un docente spiritoso
Stai attento
Che qui basta che racconti una barzelletta su Pierino 
E sei fuori
L’UDA mononota
Che non scende a compromessi
E se lo fa il compromesso è piccolo
Tipo una gita
L’UDA mononota
Ha avuto i suoi antesignani
Uno su tutti: il modulo, l’unità didattica, il ciclo di lezioni 
È anche facile da strutturare
Burocratica, favorita dal Ministero
Fateci caso: il concorso a cattedre è pieno di UDA
C’è poi il concorso di una UDA sola
Ma, a forza di riforme, dopo un po’ cambia:
il MIUR ha avuto le palle di perseguire un obiettivo
Ci ha creduto fino in fondo
Invece noi
Forse

(…anche se l’ultima UDA al concorso mi è venuta monca perché è scaduto il tempo)

Elio e le storie (letterarie) tese

San Remo - Festival della Canzone Italiana Day 6

Ho un legame particolare con Elio e le storie tese, che in periodi particolarmente difficili (per motivi di studio, lavorativi, incazzature varie ed eventuali) sono essenziali per la mia salute mentale. Ricordo solo, in particolare, la fase finale della stesura della mia tesi di dottorato, cioè una serie di nottate passate a scrivere sproloqui su Cicerone divorziato da Terenzia e ad ascoltare praticamente in loop la Canzone mononota, che era appena uscita (litigando, per ironia della sorte, con le numerosissime note della tesi).

Ora che io e quelli come me dovremmo ipoteticamente ripassare IL TUTTO in vista del concorso, ecco che si rende necessaria un’altra botta di Elio. Tra la stanchezza del lavoro e il rimbambimento dato da legislazione e normative, subentra un certo delirio che mescola esaurimento nervoso e necessità di sfruttare per il ripasso ogni genere di occasione, al limite dell’eterodossia. Ecco dunque un esempio di come sia possibile (a partire, è vero, da spunti di un certo livello) ripassare i grandi della letteratura, ai quali i brani degli Elii rimandano più o meno velatamente (e ai quali li ho collegati più o meno forzatamente).

  • DanteDannati forever. Qui il collegamento non ha bisogno di commento alcuno. Unica osservazione: a differenza della cantica dantesca, che trae spunto dall’Etica Nicomachea aristotelica, l’ordinamento morale del brano è basato sui Dieci Comandamenti.
  • PetrarcaServi della gleba. A parte il tema fondamentale, che può essere fatto risalire alla topica del servitium amoris dell’elegia latina, la descrizione dell’amante attraverso l’ossimoro “cuore in fiamme e maschera di ghiaccio” ricorda da vicino il petrarchesco “negli atti d’alegrezza spenti / di fuor si legge com’io dentro avampi”.
  • BoccaccioEl pube. Il piazzista volante che arringa la folla ha qualcosa del frate Cipolla boccacciano, così come la trattazione gioiosa e vitale della tematica erotica, comportante anche la violazione della fedeltà coniugale, può ben accostarsi alle novelle del Decameron.
  • Lorenzo VallaIl vitello dai piedi di balsa. La storia del vitello dai piedi di balsa come la donazione di Costantino: falsa.
  • Lorenzo il MagnificoPagàno. Come nella Canzona di Bacco, un ritorno alla mitologia antica in nome di una recuperata vitalità.
  • GuicciardiniEffetto memoria. “Mi ricordo di un ricordo: spero che non me lo scordo”. E ho detto tutto.
  • TassoIl quinto ripensamento. In nome della complessa gestazione della Gerusalemme liberata, fatta di continue revisioni e correzioni, tagli e modifiche.
  • PariniParco Sempione. Avvicinabile all’ode La salubrità dell’aria per la comune attenzione ai problemi ecologici che affliggono la città di Milano. Al netto dei bonghisti privi di senso del tempo, chiaro.
  • AlfieriAlfieri. Accostamento nato da semplice omonimia.
  • FoscoloUrna. Il brano riprende la visione foscoliana della sepoltura come legame tra mondo dei vivi e mondo dei morti, citando esplicitamente alcuni celebri versi dei Sepolcri: “Sol chi non lascia eredità d’affetti / poca gioia ha dell’urna”.
  • LeopardiFossi figo. In collegamento, da un lato, con la prima fase del pessimismo leopardiano, il cosiddetto “pessimismo individuale”, caratterizzata dalla coscienza, da parte del poeta, dell’infelicità della propria vita, senza che però ciò impedisca che gli altri possano essere felici. Dall’altro, si può ravvisare un accenno al concetto di “illusione”, uno dei cardini della poetica leopardiana.
  • ManzoniLa terra dei cachi. L’ironia del brano accompagna una sfumatura di critica alla società italiana, tratto che tutto sommato è in comune con la “storia sociale” indagata da Manzoni, la quale non è fine a sé stessa ma pone idealmente le basi per una riflessione sui problemi del presente.
  • CollodiBurattino senza fichi. L’ispirazione collodiana non ha bisogno di commenti.
  • BaudelairePsichedelia. Gli effetti dei paradis artificiels.
  • MarinettiSupergiovane. Guerra ai matusa, zang tumb tumb.
  • D’AnnunzioJohn Holmes. Doti amatorie, cinema e motori.
  • SvevoStoria di un bellimbusto. Il protagonista del brano si può ben accostare al tipico “inetto” sveviano, segnato dal desiderio di inserirsi pienamente nella società attraverso l’amore, il matrimonio, il lavoro e i rapporti sociali, ma inevitabilmente frustrato e destinato a rimanere un outsider.
  • SenecaIl tutor di Nerone. Per concludere, una chicca classicista: il tema del brano è la vita frenetica dell’uomo moderno, un antidoto alla quale è offerto dalla riflessione espressa da Seneca (menzionato espressamente) riguardo la gestione del tempo, in particolare nel De brevitate vitae, che esorta a una corretta gestione degli officia (abbandonandoli, se necessario) per conservare un margine di otium da dedicare alla filosofia.

Manoscritti seicenteschi

004

«Il Conchorso si può veramente deffinire una guerra disperata contro il Tempo, perché togliendoli di mano i Precari suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl’illustri Candidati che in tal Arringo intendono far messe di Cattedre e di Ruoli, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Pedagoghi e Professori, e inqualificati Ministri, e trapontando coll’ago finissimo dell’ingegno i fili d’oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni didattiche gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal’argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de’ Politici maneggj, et il rimbombo de’ Termini tecnici inhutilissimi: solo che hauendo hauuto l’anno passato l’Habilitatione, se ben capitar puote anche a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di scender io medesma nell’Arena, con sottopormi alle Forche Caudine degl’Esami scritti e orali. Nei quali si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d’horrori, e Scene di Histeria grandiosa, con intermezi d’Insonnie studiose e Preci angeliche, opposte alle Sodomie diaboliche. E veramente, considerando che questa nostra Schuola sij sotto l’amparo del Renzi Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essa, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda la Ministra di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl’Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl’altri Spettabili Magistrati qual’erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederla tramutata in inferno d’atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dai Burocrati temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l’humana incompetentia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d’Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché compiendo questa Impresa, hauendoui consumato i tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte del Tempo che doveria servire al nobile Uffizio dello Studio, sij in loco di esso devota al Servitio nella Schuola medesma, con rendersi tributarij di Colleghi, Alunni e Genitori loro, pure per degni rispetti, si scorreranno le Avertenzie Generali, cioè le Leggi della Schuola e le Metodologie didattiche, et il medesmo si farà de’ contenuti, solo observando li Argomenti generaliter. Né alcuno dirà questa sij debolezza del Corpo, e pigritia di questa mia esausta Mente, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Schuola: che quanto agl’huomini in essa versati, ben vederanno le hore del giorno esser sempre ventiquattro e a ciascuno, oltre che la mattina domar feroci Turbe di Alunni e il meriggio compulsare orride Verifiche, esser necessario ogni qual tratto manducare, dormire, e andar di Corpo. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i Quesiti d’Esame se non puri purissimi accidenti…»

[Credits: Alessandro Manzoni]

La playlist dei letterati

Semplicemente, una lista di canzoni che si possano abbinare a personaggi del mito e della storia antica. Il tutto è nato da una discussione scherzosa con la solita amica, degenerata su FB con l’apporto dei fan della mia umilissima pagina. Ecco cos’è uscito dalle nostre menti malate: