Il giuoco dell’estate

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A un anno dall’ansia per gli orali del concorso, e durante la prima estate in cui chi è stato impegnato in questa corsa a ostacoli è finalmente libero di non studiare (o di studiare ciò che più gli aggrada senza lo spettro incombente di una commissione), posso dire che io e i miei compagni di avventura abbiamo in generale raggiunto un distacco da tutto ciò tale da poterci ormai finalmente ridere su, ma, a causa della leviatanica burocrazia del MIUR (rinnovo graduatorie d’istituto) e dell’INPS (domanda di disoccupazione) e della prospettiva ogni giorno meno vaga di dare finalmente concretezza a tutto ciò con la prospettiva del ruolo, manteniamo un certo nervosismo che comporta la necessità di distrarci.

Ecco dunque che la mia mente malata ha partorito il GIUOCO DELL’ESTATE, ossia “TROVA LA TUA TRACCIA DELL’ORALE”, per rimembrare i tempi ansiogeni che ci siamo lasciati alle spalle (e comunque, per chi non se li è lasciato alle spalle e deve ancora affrontare una selezione, è un buono spunto per qualche esercizio). Le prime tre sezioni sono una alternativa all’altra, nel senso che si deve scegliere l’esame di ita-sto-geo, quello di latino o quello di greco; il resto (caratteristiche della classe e richieste della traccia) va sempre trovato. Ciò che si ottiene alla fine è qualcosa di molto simile a una vera traccia da orale di concorso.

Trovate anche voi la vostra traccia!

GIORNO DI NASCITA – l’argomento di italiano, storia o geografia

  1. Il Paradiso di Dante
  2. Eugenio Montale
  3. La poesia comico-realistica del Trecento
  4. Il feudalesimo
  5. Il paesaggio montano
  6. L’enciclica Rerum novarum
  7. Le guerre persiane
  8. Giuseppe Ungaretti
  9. L’urbanizzazione
  10. Il personaggio della monaca di Monza nei Promessi Sposi
  11. La poetica di Leopardi
  12. Il plurilinguismo dantesco
  13. Francesco Petrarca, “Chiare, fresche e dolci acque”
  14. Giovanni Verga, “Rosso Malpelo” e la poetica dell’impersonalità
  15. Atene e Sparta
  16. Il fonosimbolismo di Giovanni Pascoli
  17. Il trattato di Osimo
  18. Il rapporto Stato-Chiesa nel Medioevo
  19. L’ordinamento morale dell’Inferno di Dante
  20. La rivoluzione russa
  21. Il principato augusteo
  22. I caratteri economici dell’Europa
  23. Gli aggettivi qualificativi
  24. L’incastellamento
  25. I meteci
  26. Il periodo ipotetico
  27. Le fasi della Vita Nuova di Dante
  28. La demografia
  29. La rinascita dell’anno Mille
  30. Umberto Saba, il Canzoniere
  31. La fortuna nel Principe di Machiavelli

INIZIALE DEL NOME – l’argomento di latino

  • A: il congiuntivo indipendente
  • B: le epistole di Cicerone
  • C: Catullo e i poetae novi
  • D: i pronomi personali
  • E: il De bello civili di Cesare
  • F: la figura di Trimalchione nel Satyricon di Petronio
  • G: la terza declinazione
  • H: l’inizio della storiografia: Fabio Pittore e Cincio Alimento
  • I: le proposizioni relative
  • J: Tertulliano, De virginibus velandis
  • K: Sulpicia
  • L: Sallustio, Bellum Catilinae: confronto fra Cesare e Catone
  • M: la perifrastica passiva
  • N: l’elogio di Epicuro nel De rerum natura di Lucrezio
  • O: la pietas di Enea
  • P: i generi letterari durante il principato augusteo
  • Q: il personaggio di Annibale in Tito Livio
  • R: l’humanitas in Seneca
  • S: la figura del servo in Plauto
  • T: le funzioni del participio
  • U: la consecutio temporum del congiuntivo
  • V: il sistema verbale
  • W: il discorso indiretto
  • X: le Confessioni di Agostino
  • Y: elementi del culto isiaco nelle Metamorfosi di Apuleio
  • Z:  il servitium amoris nei poeti elegiaci

INIZIALE DEL COGNOME – l’argomento di greco

  • A: l’esametro dattilico
  • B: il tema dell’ospitalità nei poemi omerici
  • C: il metodo storiografico di Tucidide
  • D: i verbi contratti
  • E: i valori di ἄν
  • F: i metri eolici
  • G: la Repubblica di Platone
  • H: spiriti e accenti
  • I: Archiloco, poeta guerriero
  • J: la battaglia di Salamina in Eschilo e in Erodoto
  • K: i valori di καί
  • L: la questione omerica
  • M: l’ironia tragica nell’Edipo re di Sofocle
  • N: il sistema verbale
  • O: i valori di ὡς
  • P: il tema simposiale in Alceo
  • Q: la figura dello straniero in Euripide
  • R: la lingua di Erodoto
  • S: la Teogonia di Esiodo
  • T: la teoria dell’anaciclosi in Polibio
  • U: la poesia alessandrina tra celebrazione del potere e ricerca stilistica
  • V: il ruolo della donna in Aristofane: Tesmoforiazuse ed Ecclesiazuse
  • W: la nuova Saffo
  • X: posizione attributiva e posizione predicativa
  • Y: congiuntivo e ottativo indipendente
  • Z: razionale e irrazionale nell’Orestea di Eschilo

TESTA O CROCE – l’ordine di scuola (solo per le tracce di italiano, storia e geografia)

  • TESTA: scuola secondaria di primo grado
  • CROCE: scuola secondaria di secondo grado

CIBI MANGIATI IERI A CENA – le particolarità della classe

  • PASTA: uno studente con lieve DSA
  • PIZZA: uno studente con disabilità motoria
  • CARNE: uno studente ipovedente
  • PESCE: uno studente non madrelingua italiana
  • VERDURA: uno studente con BES (non meglio specificato)
  • RISO: uno studente con DSA grave
  • MINESTRA: uno studente con ADHD
  • CINESE: uno studente con DSA e uno con BES (non meglio specificato)
  • GIAPPONESE: uno studente con DSA e uno con disabilità motoria
  • ALTRO: classe articolata in più indirizzi
  • HO SALTATO LA CENA: tutte le precedenti

COLORE DELLE MUTANDE – le richieste della traccia

  • BIANCHE: obiettivi specifici di apprendimento (conoscenze, abilità, competenze)
  • NERE: modalità di recupero in itinere
  • GRIGIE: modalità di potenziamento
  • ROSSE: verifica con griglia di valutazione
  • BLU: attività di apprendimento cooperativo
  • VIOLA: collegamenti interdisciplinari
  • ROSA: riferimenti specifici ai testi utilizzati in classe
  • VERDI: uso delle tecnologie multimediali
  • GIALLE: inserimento della lezione nella programmazione annuale
  • FANTASIA: compito di realtà
  • NON PORTO MUTANDE: tutte le precedenti

Kafka in the school

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Uno vuole insegnare.
Il suo obiettivo è laurearsi e poi fare la SSIS.
Si laurea. Subito prima gli hanno chiuso la SSIS. Anni a tenersi occupato con dottorati, master e altre cose così.
Aprono il TFA. Bene, dai che è la volta buona.
Triplice selezione in ingresso, passata. Ottimo. Forza che finalmente ci muoviamo verso il nostro obiettivo.
Stagione allucinante di corsi deliranti ed esami.
Finalmente, abilitazione. Ma non è abbastanza: c’è il concorso.
Tre scritti strutturati in modo privo di senso.
Eoni per attenderne gli esiti.
Primo orale: passato. Ora attendiamo per fare gli altri due.
Chissà quando esce la graduatoria.
Nel frattempo viene fuori che non ci sono i posti.
Viene anche fuori che, anche se ci fossero i posti, le graduatorie non sono pronte e quindi detti posti non toccherebbero a noi.
E anche se venissimo assunti lo saremmo solo dopo un colloquio con il dirigente e con contratti triennali.
Potremmo sperare nel precariato, ma dopo 36 mesi siamo fuori pure da quello.
E se entro tre anni non siamo assunti, il concorso va rifatto.
Cazzarola, è Kafka.

Commissioni

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(Sottotitolo: Gli esaminatori esaminati)

Dopo la delirante conclusione degli scritti, ormai un mese fa, la macchina del concorso procede lenta ma inesorabile. Le commissioni, pubblicate praticamente in zona Cesarini, hanno iniziato la correzione delle nostre prove, e tra qualche tempo ne conosceremo gli esiti e avremo il calendario degli orali. Date le condizioni tecniche e mentali nelle quali io stessa e i miei colleghi abbiamo svolto gli esami, ovvero praticamente senza rendercene conto, non ho ancora un presentimento chiaro di quale potrà essere la mia valutazione, e per ora gli orali, almeno per me, restano un’entità astratta che prenderò consapevolmente in considerazione solo in caso di necessità.

Nel frattempo, tra scrutini e adempimenti finali, mi è capitata tra le e-mail la nomina come commissario esterno agli esami di Stato: anche il mio nome, dunque, si trova tra quelli affannosamente ricercati sul web dai maturandi disperati, bisognosi di informazioni e in preda al panico. Una parte di me si chiede con quale criterio vengano scelti i commissari d’esame, se sulla base della τύχη o del clinamen; poi concludo tra me e me che, oltre all’aspetto aleatorio, in realtà si tiene conto anche di fattori molto concreti come la vicinanza della scuola al luogo di residenza o alla sede di servizio. Mi risulta in ogni caso un po’ spiazzante trovarmi nella lista degli esseri più temuti dagli studenti (I COMMISSARI ESTERNI), proprio io che in tutti questi anni ho continuato a dare esami senza una vera soluzione di continuità e combattendo quotidianamente con ansia e sensazione di inadeguatezza.

Quest’anno, tra l’altro, agli esami vanno tre classi che mi hanno avuta come insegnante: una dove sono stata nei primi mesi della prima, una che ho avuto nei mesi conclusivi della terza e la mia quinta di quest’anno. Ognuna di queste classi mi è rimasta nel cuore, quindi, considerando anche che io stessa sono sotto esame per il concorso, e condivido dunque il loro stato d’animo, sto vivendo la maturità 2016 con una particolare dose di empatia. Ciò include anche l’istinto, tra il cameratesco e il materno, di abbracciare stretti a uno a uno i miei alunni ora maturandi (e di non poter trattare male quelli che dovrò esaminare).

In tutto questo tourbillon di sentimenti che si mescolano, fa strano prender parte al totocommissari attivo e passivo, ossia porre la domanda “qualcuno sa com’è il tal professore agli esami?” ed esserne al tempo istesso, per qualcun altro, l’argomento. È di fatto una sensazione che sta tra il surrealismo escheriano e il trenino di Capodanno. Intanto, per non sbagliarmi, riprendo in mano il Paradiso di Dante e la letteratura del ‘900, che chiederò e che mi saranno chiesti probabilmente a pochi giorni di distanza.

Con-correre

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Proprio in questi giorni si stanno svolgendo le ultime prove scritte per il concorso a cattedre. Noi di lettere le abbiamo sostenute il 2 maggio (italiano, storia e geografia), il 9 maggio (latino) e il 13 maggio (greco), quindi coloro che si sono cimentati col triplete hanno terminato un paio di settimane fa. Dato il modo compulsivo in cui siamo stati costretti a prepararci (il bando, a lungo annunciato e più volte rimandato, è infine uscito la sera del 26 febbraio, e peraltro ne ho visto l’annuncio poco dopo aver varcato in autobus il confine italiano, di ritorno dalla gita a Praga con la mia quinta; dunque abbiamo avuto due mesi per prepararci sul TUTTO, lavorando) e a svolgere le prove stesse, ho avuto seriamente bisogno di un periodo di ripiglio, per tornare in pari col lavoro arretrato e per rendermi conto di cos’era successo.

Nel frattempo, sono fiorite sul web e fuori dal web molte considerazioni sul concorso, volte soprattutto a mettere in luce la lampante sproporzione tra il tempo concesso e ciò che veniva richiesto ai candidati: in una media di 15-20 minuti a domanda, eravamo invitati a elaborare verifiche comprensive di griglia di valutazione, lezioni comprendenti anche non meglio specificati interventi rivolti a ipotetici studenti con Bisogni Educativi Speciali (e specificare la tipologia di bisogno è fondamentale per individuare l’intervento più adatto), unità di apprendimento con collegamenti interdisciplinari e persino programmazioni triennali. Da notare, inoltre, che per le prove di latino e greco non era consentito l’uso del dizionario, che comunque nessuno, date le tempistiche strettissime, avrebbe potuto consultare con calma. Non mancavano, per concludere, domande relative al valore formativo delle materie oggetto d’esame in termini di orientamento dello studente allo studio o al lavoro, con specifico riferimento alle normative: in questo caso non so chi abbia fatto davvero riferimento alle normative indicate, o abbia avuto in mente qualcosa di più specifico del contributo delle materie letterarie allo sviluppo dello spirito critico dello studente et similia.

Anche evitando di considerare aspetti strettamente organizzativi quali la nomina delle commissioni al penultimo minuto e l’assenza di griglie di valutazione standardizzate, salta clamorosamente all’occhio la differenza di questo concorso rispetto a quelli passati, e in particolare a quelli che si sono tenuti fino al 1999: in quell’anno, gli scritti di lettere prevedevano, per italiano, il commento di un brano a scelta tra uno di prosa e uno di poesia e un’ipotesi di utilizzazione didattica, mentre per latino e per greco a questo si aggiungeva anche la traduzione (per greco, non in italiano ma in latino), per la quale era previsto l’uso del dizionario. Tempo concesso: 8 ore. Ecco, noi in 150 minuti abbiamo dovuto fare sostanzialmente la stessa cosa per sei volte, e poi rispondere a quesiti di comprensione su due brani in inglese. A questo punto viene spontaneo chiedersi come sia possibile che, in sostanza, ci venga chiesto di fare in 20 minuti quello che alla passata generazione di docenti si chiedeva di fare in 8 ore: viene il sospetto che la qualità discriminante, nel nostro caso, sia la sovrumana velocità sia di organizzazione sia di digitazione, e non tanto l’autentica conoscenza della materia e l’approccio critico ad essa, impossibili da dimostrare senza tempo per riflettere né per rileggere e correggere. Personalmente ho avuto l’impressione che mi si chiedesse di essere una specie di juke-box di unità di apprendimento. La domanda finale che ci si pone è dunque relativa a quale tipo di docente questo concorso intenderebbe selezionare, e a quali obiettivi educativi tale docente si dovrebbe rifare una volta messosi di fronte agli alunni.

Per concludere, mi limito a citare un passo di Nietzsche che a sua volta un collega ci ha girato dopo le prove scritte, giusto per ricordare come la velocità convulsa che ci si chiede vada contro l’approfondimento e lo spirito critico in generale, e contro il metodo filologico, proprio delle nostre materie, in particolare.

Filologia… è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un’arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento. Ma proprio per questo fatto è oggi più necessaria che mai; è proprio per questo mezzo che essa ci attira e ci incanta quanto mai fortemente, nel cuore di un’epoca del ‘lavoro’, intendo dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol ‘sbrigare’ immediatamente ogni cosa, anche ogni libro antico e nuovo; per una tale arte non è tanto facile sbrigare una qualsiasi cosa, essa insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte, con dita ed occhi delicati… (F. Nietzsche, Aurora. Pensieri su pregiudizi morali, trad. it. di F. Masini, in B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica. Da Omero al V secolo, Milano 2006 (4^ edizione), 329)

L’UDA mononota

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Conclusa la triade di scritti del concorso, ecco che una parte dei miei neuroni può finalmente respirare un pochino. In attesa di considerazioni più sistematiche sulle prove e sulla loro organizzazione, faccio semplicemente notare che la maggior parte dei quesiti richiedeva di produrre unità di apprendimento, elaborare verifiche (comprensive di griglia) o indicare percorsi didattici (di durata anche triennale) in un tempo che andava mediamente dai 15 ai 20 minuti. Di qui, da un lato, la mia convinzione che per fare le cose come si deve bisognasse possedere una velocità mentale e di digitazione al limite delle possibilità umane (il riferimento è ovviamente questo), dall’altro, la necessità di avere chiarissimo in testa uno schema ricorrente con cui strutturare le risposte. E lo schema non poteva che essere quello dell’UDA, ossia Unità Di Apprendimento, sul quale ci siamo esercitati in modo ossessivo-compulsivo durante il TFA. Ecco dunque che mi viene spontanea un’ode all’UDA, della quale celebrare la regolarità e l’onnipresenza, attraverso una variazione sulla Canzone mononota di Elio e le Storie Tese, della cui nota essa condivide le caratteristiche.

Condurre un’esistenza di sforzi
Tallonando la chimera di una lezione creativa
Che tenga gli studenti attentissimi
Che poi alla fine scopri
Che ti bastava quello schema solo 
Tritissimo 
Che sciocco non aver pensato prima
All’UDA mononota
Una struttura molto nota
Che si fa con uno schema 
E quello schema è questo
È l’UDA mononota
Puoi cambiare i prerequisiti
Puoi cambiare gli obiettivi 
Puoi cambiare le competenze
Puoi cambiare le metodologie 
La puoi fare frontale, cooperativa, in compresenza, capovolta
Puoi cambiare il docente
Puoi cambiare l’argomento
Puoi farla da solo
Puoi farla tutti insieme coi colleghi 
Puoi farla fare agli studenti 
Mentre ti prendi una pausetta (aspetta che firmo il registro)
Puoi cambiare la lingua
For example you can do it in English
Auf Deutsch, en français, en español,
In cinese: “Unci, dunci, trinci…”
Quante cose che puoi fare
Utilizzando l’UDA!
Puoi farla per la prima elementare
Puoi farla per la quinta superiore
Puoi far finta che sia finita
Ma se non sei in grado neanche
Di fare l’UDA mononota
Ti consigliamo di abbandonare il tuo sogno di docente
Se sei un docente spiritoso
Stai attento
Che qui basta che racconti una barzelletta su Pierino 
E sei fuori
L’UDA mononota
Che non scende a compromessi
E se lo fa il compromesso è piccolo
Tipo una gita
L’UDA mononota
Ha avuto i suoi antesignani
Uno su tutti: il modulo, l’unità didattica, il ciclo di lezioni 
È anche facile da strutturare
Burocratica, favorita dal Ministero
Fateci caso: il concorso a cattedre è pieno di UDA
C’è poi il concorso di una UDA sola
Ma, a forza di riforme, dopo un po’ cambia:
il MIUR ha avuto le palle di perseguire un obiettivo
Ci ha creduto fino in fondo
Invece noi
Forse

(…anche se l’ultima UDA al concorso mi è venuta monca perché è scaduto il tempo)

Manoscritti seicenteschi

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«Il Conchorso si può veramente deffinire una guerra disperata contro il Tempo, perché togliendoli di mano i Precari suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl’illustri Candidati che in tal Arringo intendono far messe di Cattedre e di Ruoli, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Pedagoghi e Professori, e inqualificati Ministri, e trapontando coll’ago finissimo dell’ingegno i fili d’oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni didattiche gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal’argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de’ Politici maneggj, et il rimbombo de’ Termini tecnici inhutilissimi: solo che hauendo hauuto l’anno passato l’Habilitatione, se ben capitar puote anche a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di scender io medesma nell’Arena, con sottopormi alle Forche Caudine degl’Esami scritti e orali. Nei quali si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d’horrori, e Scene di Histeria grandiosa, con intermezi d’Insonnie studiose e Preci angeliche, opposte alle Sodomie diaboliche. E veramente, considerando che questa nostra Schuola sij sotto l’amparo del Renzi Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essa, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda la Ministra di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl’Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl’altri Spettabili Magistrati qual’erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederla tramutata in inferno d’atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dai Burocrati temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l’humana incompetentia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d’Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché compiendo questa Impresa, hauendoui consumato i tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte del Tempo che doveria servire al nobile Uffizio dello Studio, sij in loco di esso devota al Servitio nella Schuola medesma, con rendersi tributarij di Colleghi, Alunni e Genitori loro, pure per degni rispetti, si scorreranno le Avertenzie Generali, cioè le Leggi della Schuola e le Metodologie didattiche, et il medesmo si farà de’ contenuti, solo observando li Argomenti generaliter. Né alcuno dirà questa sij debolezza del Corpo, e pigritia di questa mia esausta Mente, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Schuola: che quanto agl’huomini in essa versati, ben vederanno le hore del giorno esser sempre ventiquattro e a ciascuno, oltre che la mattina domar feroci Turbe di Alunni e il meriggio compulsare orride Verifiche, esser necessario ogni qual tratto manducare, dormire, e andar di Corpo. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i Quesiti d’Esame se non puri purissimi accidenti…»

[Credits: Alessandro Manzoni]

Al limite delle possibilità umane

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Dopo il TFA, la prossima tappa sulla via della definitiva entrata a pieno titolo nel mondo della scuola è il concorso a cattedra: il bando, secondo i programmi del Ministero, doveva uscire entro il 1° dicembre 2015, scadenza poi prorogata a fine anno, ai primi di gennaio, al 1° febbraio e ora, vagamente, “entro la prima settimana di febbraio”. Stavolta pare che l’indicazione, finalmente, sia in qualche modo corretta, dal momento che abbiamo a disposizione, grazie a Orizzonte Scuola, la bozza dell’allegato contenente i programmi da seguire. Pare inoltre che la prima prova sarà fissata dopo due mesi dall’uscita del bando.

Ecco dunque che all’inizio di questa settimana ho preso visione di quello che dovrò sapere se voglio sperare di passare il concorso. Di fatto, gli argomenti dettagliati delle varie materie sono presi pari pari dalle Indicazioni Nazionali, ed è dunque compreso tutto ciò che si dovrebbe fare a scuola nei cinque anni di superiori. (Il condizionale è ovviamente d’obbligo, dal momento che, ad esempio, di rado in letteratura italiana si arrivano a trattare Gadda, Calvino, Fenoglio, Moravia, Sciascia, Caproni e Pasolini.) E’ un sacco di roba, d’accordo; una mole di studio che va da tutta la storia universale, alla letteratura italiana dalle origini all’altro giorno, a tutta quanta la letteratura greca e latina. Tuttavia, dato che è di fatto lo stesso programma delle prove d’ingresso al TFA, e che gli argomenti coincidono in buona parte con lezioni che ho preparato (di recente o in passato) o devo preparare, in teoria dovrei riuscire a cavarmela.

Ciò che mi turba è la quantità di testi latini e greci da sapere per l’orale:

  • LATINO: Catullo: 35 carmi a scelta, con lettura metrica – Lucrezio: un libro a scelta dal De rerum natura, con lettura metrica – Cicerone: un’orazione e un’opera filosofica – Cesare: un libro a scelta dai Commentarii De bello gallico o De bello civili – Sallustio: una monografia a scelta tra De Catilinae coniuratione o Bellum Iugurthinum – Virgilio: Bucoliche, un libro delle Georgiche, 6 libri di Eneide, con lettura metrica – Orazio: un libro dei Sermones, uno dei Carmina, uno delle Epistulae, con lettura metrica – Livio: un libro a scelta dalla prima o dalla terza decade Ab urbe condita – Seneca: uno dei Dialogi e un libro a scelta delle Epistulae morales ad Lucilium – Tacito: Agricola o Germania e un libro a scelta delle Historiae o degli Annales;
  • GRECO: Omero: 4 libri a scelta dall’Iliade e 4 libri a scelta dall’Odissea – La poesia lirica: 25 frammenti a scelta che comprendano tutti i seguenti autori: Archiloco, Tirteo, Mimnermo, Saffo, Alceo, Anacreonte, con lettura metrica – Una tragedia o una commedia a scelta, con la lettura metrica del trimetro giambico – Erodoto: un libro a scelta – Tucidide: un libro a scelta – Senofonte: un libro a scelta dell’Anabasi o delle Elleniche – Platone: due dialoghi a scelta – Lisia o Isocrate o Demostene: un’orazione a scelta – Plutarco: una coppia di biografie dal corpus delle Vite parallele.

Tutto ciò da apprendere alla perfezione presumibilmente per giugno, lavorando intanto a tempo pieno (e prima di giugno conosciamo tutti bene il marasma della raccolta spasmodica di valutazioni, dei recuperi, degli scrutini, senza contare che poi ci sono anche gli esami di Stato). Col rischio, magari, di sentirsi chiedere, come già successo, che piazzamento ottenne l’Edipo Re alle Grandi Dionisie, o quali erano i metodi divinatori utilizzati da Tiresia. Ma qui, chiaramente, si sconfina nell’imponderabilità della Tyche, e la strategia migliore potrebbe essere anche questa volta l’improvvisazione e l’adattamento alle circostanze. Dato anche che, in tempi così ristretti, anche essendo completamente disoccupati non si riuscirebbe mai a ripassare decentemente tutto quanto. In definitiva, la condizione esistenziale dell’aspirante concorsista è più o meno questa.

Per quanto riguarda la modalità concreta con cui si svolgeranno le prove, e in particolare lo scritto, bisognerà attendere le precisazioni del bando: per ora si sa che la prova scritta sarà composta di 8 quesiti, due dei quali saranno volti a testare la conoscenza di una lingua straniera. Non è affatto chiaro se si tratterà di domande disciplinari, di didattica o di legislazione: fatto sta che, per parlare, ad esempio, della valutazione delle competenze o delle leggi sulla scuola in inglese, o anche, butto lì, di storia medievale, serve un lessico specifico che è difficile acquisire in breve tempo.

Insomma, siamo ancora una volta “tra color che son sospesi”, in attesa di informazioni certe. Tuttavia, anche superando il concorso, come tutti ci auguriamo, il nostro destino è ben lungi dall’essere certo, dato che si verrà assunti non dalle scuole, ma dagli ambiti territoriali, ossia da reti di scuole, e l’impiego concreto negli istituti dipenderà in sostanza dal fabbisogno previsto nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) elaborato da ciascuno. Non è nemmeno detto che si ottenga un incarico in una classe, dal momento che si potrà essere assunti nel cosiddetto “potenziamento”, ossia per effettuare progetti, sportelli, corsi di recupero e sostituzioni. Ma, dal momento che queste sono novità assolute, gli aspetti relativi all’organizzazione concreta sono in gran parte da definire.

In pratica, dunque, le cose che saltano all’occhio (almeno, al mio miopissimo occhio) sono due:

  1. riguardo il concorso in sé, l’evidente sproporzione tra i contenuti richiesti nel concorso e le tempistiche per la preparazione (oltre che, per ora, la mancanza di informazioni certe sullo svolgimento);
  2. riguardo il dopo-concorso, in caso di assunzione, nulla di certo si sa del destino dei neoimmessi in ruolo.

C’è la percezione di stare come d’autunno sugli alberi le foglie. Almeno da parte mia, comunque. Se c’è qualcuno che ha notizie sicure di qualsiasi tipo che possano integrare, correggere o smentire quello che ho capito, si faccia pure avanti, che cerchiamo di vederci chiaro insieme.

Matilde Serao e il TFA: riflessioni

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Questa mattina, mentre attendevo l’arrivo di una ragazzina per una lezione di ripetizioni di greco, mi sono imbattuta in una puntata dell’ottima trasmissione Il tempo e la storia, dedicata questa volta all’evoluzione della figura delle maestre. Tra i vari documenti citati dal programma, vi erano anche degli estratti del racconto Alla scuola di Matilde Serao, che fu lei stessa insegnante. In questo testo, l’autrice racconta la sua esperienza alla scuola normale per ottenere la patente di maestra, e ascoltandone l’incipit mi è sorto spontaneo fare un collegamento con la mia esperienza di tieffina. Ecco il passo:

Aspettavamo i giorni di tirocinio con una ansietà segreta. I giorni di lezione erano monotoni, spesso tristi. Noi studiavamo senza voglia, malamente, con programmi incerti, con professori troppo severi o assolutamente inetti. Eravamo già maestre e l’essere trattate da scolarette ci umiliava, ci stizziva.

Effettivamente, anche per me, e credo anche per i miei colleghi, una delle cose più belle del percorso abilitante è stata il tirocinio in classe, e il confronto con colleghi e studenti in un’atmosfera tutto sommato priva dei ritmi serrati e dei doveri propri di un incarico vero e proprio: abbiamo osservato molto, senza doverci di fatto trovare a gestire le turbolenze di una classe svogliata, e le lezioni che abbiamo preparato e tenuto si sono svolte in un’atmosfera tutto sommato tranquilla, perché noi tirocinanti, in quel contesto, avevamo, in un certo qual modo, il fascino della novità. Ecco, diciamo che, se non avessi dovuto gestire anche 17 ore di incarichi spezzati tra due scuole con tanto di serale, mi sarei divertita sul serio.

Quanto alla monotonia e alla tristezza dei giorni di lezione, non posso che condividere le sensazioni della nostra antesignana, unendole anche alla fretta furibonda con cui ci è toccato fare tutto. Pure con l’incertezza dei programmi ci siamo: per alcuni esami, fino all’ultimo non si sono sapute con chiarezza le modalità stesse di svolgimento, dato che nemmeno i nostri professori avevano ben presente cosa fare.Per cui anche noi, in definitiva, abbiamo studiato “senza voglia” (e con addosso, piuttosto, un’incavolatura micidiale) e “malamente” (a causa dell’oggettiva mancanza di tempo e dell’inevitabile navigazione a vista).

Anche sul fastidio dovuto al fatto di “essere trattati come scolaretti” ci siamo, grosso modo; non tanto per la necessità di rimettersi a studiare e fare esami (ci mancherebbe altro), quanto perché spesso si è dovuto avere a che fare con i massimi sistemi della didattica, a noi presentati in termini tali da essere di fatto impossibili da mettere in pratica in una classe concreta, piena di difficoltà e di casi particolari da gestire. (Ecco qui un esempio relativo alle programmazioni.) Chi di noi aveva già avuto qualche esperienza di insegnamento si è presto reso conto della distanza abissale tra quello che ci veniva proposto e quello che si è vissuto e si vive quotidianamente a scuola. Anche la modalità con cui, dopo tutte le incertezze organizzative, siamo stati esaminati ricordava in tutto e per tutto quella degli esami universitari: nella maggior parte dei casi, infatti, non ci è stato chiesto altro che dimostrare la conoscenza dei contenuti affrontati durante i corsi (e con la stessa accuratezza di uno studente universitario, che solitamente non ha un lavoro a tempo pieno né un totale di 5 giorni – calcolo per eccesso – per preparare ciascun esame). Questa è stata, forse, la cosa che ci ha demoralizzati di più.

In tutto questo, ciò che ci ha permesso di sopravvivere alle Forche Caudine è stata la solidarietà che abbiamo trovato negli alunni e nei colleghi, sia delle scuole dove lavoravamo sia di quelle dove abbiamo svolto il tirocinio (in entrambe sono stata vista piangere come una bimba dell’asilo, per via dello stress, e in entrambe ho incontrato comprensione e calore umano), nonché il forte legame che, come compagni di corso, abbiamo stretto tra di noi: ora che tutto è finito, ci sentiamo come veterani sopravvissuti a una guerra.

E la motivazione che, nonostante tutto, ci ha spinti a non mollare era data dall’amore per le nostre materie, e anche dalla gioia con cui (sotto sotto, ma neanche troppo sotto) entravamo ed entriamo in classe per comunicarne il fascino alle torme scomposte degli alunni, che, se e quando colgono la nostra passione, oltre a maturare un pochino loro stessi, ci ridanno, per qualche tempo, la freschezza della loro età.

Programmazioni

Finalmente, dopo un semestre di delirio, il mio percorso tieffino si è felicemente concluso lunedì scorso, con l’esame finale. Avendo dunque lasciato trascorrere alcuni giorni dalla battaglia campale, posso compiere alcune spassionate riflessioni a mente fredda sul percorso compiuto, che per certi versi è stato utile, per altri è stato di una pesantezza micidiale.

Una delle attività principi a cui ci hanno “addestrati” durante il TFA è la programmazione, che è una parte fondamentale dell’attività didattica, a dire il vero spesso negletta o quantomeno svolta con sufficienza. (Ricordo ad esempio il caso di un insegnante che ho sostituito per i primi mesi dell’anno scolastico in un istituto tecnico: la programmazione la diede da fare a me, e, seguendo le sue indicazioni, tutto si risolse, in sostanza, nel copia-incolla di quella dell’anno precedente.) Riconosco, con una certa gratitudine, di aver ricevuto spunti e consigli utilissimi, come quello, all’apparenza banale, di partire dal conteggio delle ore annuali, dalle quali sottrarre quelle perse per gite, assemblee, ponti et similia e quelle utilizzate per le verifiche; le restanti, poi, si spartiscono in base alle unità di apprendimento che si intenderà svolgere.

Oltre alla programmazione annuale, che peraltro è obbligatoria ad ogni anno scolastico, abbiamo appreso anche a progettare i singoli moduli, o unità di apprendimento, a seconda di come i singoli docenti TFA li hanno chiamati; insomma, i gruppi di lezioni che sono incentrati su un certo argomento. Qui teoricamente si doveva spaccare il capello non solo in quattro, ma in otto, sedici e trentadue, stabilendo in modo rigoroso innanzitutto gli obiettivi formativi, suddivisi per competenze, conoscenze e abilità (da trarre dalle Indicazioni Nazionali, non serve nemmeno specificarlo; anche se in quelle dei licei uno non capisce nemmeno dov’è il dritto), poi i metodi didattici e gli strumenti da utilizzare, gli eventuali procedimenti a cui ricorrere in caso di alunni BES o DSA, e soprattutto la scansione minuta delle attività da svolgere a ogni lezione. Minuta proprio nel senso di minuto per minuto, tipo:

  • min. 1-5 riepilogo di quanto spiegato la lezione scorsa;
  • min. 6-10 introduzione del nuovo argomento

e così via per tutta l’unità di apprendimento. Appena ci siamo un po’ resi conto della cosa, ci siamo fatti all’unisono una domanda: COME può una siffatta progettazione concretamente conciliarsi con classi reali in cui spesso i primi 5 minuti se ne vanno in compilazione del registro elettronico e richiamo dell’attenzione e in cui le ore sono (giustamente) costellate di richieste di chiarimenti, approfondimenti e via discorrendo?? (Per non parlare dei casi in cui in classe regna sovrano il caos, e allora la maggior parte del tempo se ne va nel tentativo di ridurre i decibel a una soglia inferiore a quella del dolore.) E tutto ciò non è forse in contrasto con quanto dagli stessi esperti di didattica ci viene “inculcato” a ogni lezione, ossia il rispetto dei tempi dell’alunno e la focalizzazione su di esso? Come conciliare tutto ciò con lo scenario tipico della presa di servizio, ossia segreteria che chiama alle 13.30 chiedendo di presentarsi in classe la mattina dopo alle 7.45 (spesso non sapendo manco che classe e per che materie)?

Però, a conti fatti, tale esercizio ci è servito per cavarcela nel resto del TFA, dato che ciò che ci è stato chiesto in una buona metà degli esami è stato proprio la progettazione (più o meno dettagliata) di percorsi didattici a vario livello. Un rapido excursus:

  • orale di Didattica generale: un’unità di apprendimento completa su argomento a piacere di materia a piacere; tempo concesso per la preparazione: qualche settimana, tra lavori di gruppo a lezione e rifinitura a casa. Era la prima volta che ne facevamo una, quindi un po’ di tempo per guardarci attorno ci serviva. E potendo scegliere materia e argomento è stato anche un lavoretto quasi divertente.
  • scritto di Didattica del latino: un percorso didattico organizzato intorno a un testo da commentare mettendo in evidenza le particolarità da noi ritenute interessante al fine di sviluppare il percorso stesso. Tempo concesso per la preparazione: un’ora dall’apertura della busta.
  • scritto di Didattica del greco: stessa cosa del latino più la traduzione di una parte del testo proposto. Tempo concesso: sempre un’ora. Delirio assoluto e improvvisazione.
  • scritto di Didattica dell’italiano: percorso didattico organizzato su un tema dato; il tema in questione era un argomento trattato durante il corso, e ciò significava che, in fase di studio, avevamo già provato a strutturare dei percorsi a partire dai contenuti delle lezioni. Tempo concesso: sempre un’ora, ma stavolta più tranquilla, dato che avevamo già una vaga idea di dove andare a parare.
  • orale di Geografia: unità di apprendimento completa su argomento scelto da noi in accordo col docente, da visitare (quasi obbligatoriamente) a ricevimento per ottenere consigli su come procedere. In aggiunta a ciò, anche una programmazione annuale completa basata sull’indice di un libro di testo a nostro piacimento. Tempo concesso per la preparazione: quattro-cinque giorni. Me ne sono avanzati.
  • relazione finale: riorganizzazione di una lezione svolta seguendo lo schema ormai collaudatissimo degli esami già svolti. Ormai è noia. Tempo concesso: settimane, contestualmente alla stesura di detta relazione.
  • discussione finale: creazione dal nulla di un percorso didattico completo di possibili varianti, tempistiche, metodologie, collegamenti interdisciplinari su traccia uscita tre giorni prima. La data della discussione cadeva di lunedì, quindi facendo i conti le tracce sono uscite il venerdì precedente. Weekend di ansia, paura e delirio.

Il tutto è stato decisamente complicato dal fatto che ogni insegnante aveva ovviamente priorità diverse, e quindi anche la valutazione dei percorsi didattici e l’individuazione degli eventuali punti deboli ha avuto un che di schizofrenico, soprattutto per quanto riguarda le due prove scritte di latino e greco, svolte in un’ora ciascuna nello stesso pomeriggio e quindi, per forza di cose, con uno schema simile.

Torna comunque il gran dubbio fondamentale: è bene avere già un’idea dettagliata di quello che si andrà a fare in classe, ma spesso le attività sono sottoposte a una serie di fattori, sia umani sia dovuti al caso, che rendono necessario ricorrere, più che a una programmazione di ferro, a un dono dell’improvvisazione a tratti circense per recuperare l’attenzione e il tempo perso. Aggiungo anche che talora sono gli interessi stessi dimostrati dalla classe a invogliare il docente a cambiare le carte in tavola per organizzare attività che possano essere per loro stimolanti, e questo si percepisce, ovviamente, solo dopo un periodo di conoscenza della classe e dopo aver testato la reazione dei ragazzi agli argomenti proposti. Un esempio che ho vissuto in prima persona è quello di una terza liceo scientifico nella quale sono entrata a marzo dell’anno scorso: pensavo di fare un modulo tranquillo sull’età cesariana, e invece, quando ho spiegato il paragrafo del De bello Gallico in cui Cesare illustra i sacrifici umani dei Galli, l’entusiasmo della classe è stato tale che non ho potuto resistere alla tentazione di introdurre il sacrificio di Ifigenia raccontato da Lucrezio. Ciò, ovviamente, non vale solo per gli argomenti scelti, ma anche per i metodi: ad esempio, posso pensare di ricorrere alle discussioni guidate qualora la classe sia reattiva e disciplinata, quindi, di fatto, non in tutti i casi. Per non parlare, poi, dei casi in cui la situazione della classe è talmente disastrata da richiedere un recupero sistematico: serve un sacco di tempo anche per quello.

Per cui, in sostanza, la programmazione dettagliata così come ci hanno insegnato a farla, quando è calata nella realtà, non è sempre sensata: troppe variabili in gioco e, soprattutto, troppe probabilità di non rimanere nei tempi previsti. Sinceramente, avrei preferito meno insistenza su questo e un po’ più di attenzione, ad esempio, ai metodi che ci possono essere utili, come docenti, per tenere una classe difficile (e quindi non perdere tempo in richiami e chiacchiericci): su questo, non una parola da nessuno. E sì che sarebbe proprio questo il modo migliore per rispettare la programmazione.

Alienazione tieffina

Il TFA sarebbe un ottimo argomento per Giacobbo.

“Come fanno a fare 475 ore di tirocinio in 2 mesi? Hanno forse una macchina del tempo?”

“La scuola finisce alle 13.40 e i corsi iniziano alle 14.30 a 50 chilometri di distanza: com’è possibile arrivare in tempo senza rompere la barriera del suono?”

“Gli esami sono gli stessi giorni degli scrutini: i tieffini conoscono forse la bilocazione?”

“Per gli esami si suppone la padronanza completa di 5 materie e relative didattiche: sono forse in contatto con gli alieni?”

“In un’ora si dovranno fare traduzione, commento e percorso didattico su un brano di un autore classico: com’è possibile farlo senza comunicare col mondo dei morti?”

“Questo e molto altro su KAZZENGER speciale TFA!!”