Buste, alternanza e cittadinanza: il nuovo colloquio

La riforma degli esami di Stato ha toccato un po’ tutti gli aspetti in cui esso si articolava: tuttavia, mentre per la riattribuzione dei crediti il meccanismo di conversione è stato abbastanza automatico, e per le prove scritte, tra fac simile e simulazioni, siamo arrivati all’esame abbastanza consapevoli di quello che ci attendeva (qui e qui alcune considerazioni), la vera incognita è stata il colloquio. Tutto ciò che sapevamo fino a poco prima della fine dell’anno scolastico era questo: che non si sarebbe più partiti dalla tesina ma da una trattazione pluridisciplinare a partire da uno stimolo contenuto in una busta (che il candidato deve scegliere fra tre a loro volta pescate nel mucchio dal presidente di commissione), che nella busta avrebbe dovuto esserci un incipit consistente in un testo, un’immagine, un grafico, un problema eccetera, che lo studente avrebbe dovuto procedere nel modo più autonomo possibile con un minimo intervento dei docenti, che dopo questa trattazione ci sarebbe stato un momento per discutere sull’esperienza di alternanza scuola-lavoro e un altro per affrontare temi di Cittadinanza e Costituzione. E già quest’ultimo punto è stato una bella gatta da pelare. Il tutto poi si sarebbe chiuso con la correzione degli elaborati, l’unica cosa che si è mantenuta tal quale (al netto, ovviamente, della diversa tipologia di scritti dell’esame riformato).

Fino a fine maggio, comunque, questo è stato quanto. Recependo le indicazioni, per l’ultimo giro di interrogazioni ho cercato di far spaziare i ragazzi tra gli argomenti in modo tale da permettere loro di collegare altre discipline, ad esempio la storia, l’arte, la filosofia. Per venire incontro ai nostri studenti di quinta, poi, ai primi di giugno abbiamo organizzato delle simulazioni di colloquio con alcuni alunni volontari, preparando delle buste dal contenuto “misto”: un paio di foto, un paio di testi, un paio di grafici. I risultati sono stati abbastanza altalenanti per la prima parte, a seconda della preparazione del “candidato” (che ovviamente non aveva studiato come se fosse stato davvero sotto esame). Per i momenti successivi, ci siamo limitati a chiedere all’alunno di turno qualche considerazione abbastanza libera sul loro percorso di alternanza (su cui avevano già prodotto una relazione) e sui vari progetti di Cittadinanza e Costituzione affrontati nel corso dell’ultimo anno e non solo. E fino a qua è parso anche a noi di aver capito più o meno come può funzionare.

Nel frattempo è giunto il momento in cui gli esami sono arrivati davvero, e a commissione già insediata sono arrivate le ultime novità su cosa inserire nelle buste. A parte la questione “noto”-“non noto”, che ha fatto scervellare chiunque, la linea guida più importante è stata a proposito dell’omogeneità degli spunti in modo da non creare disparità di trattamento tra i candidati, cosa che ci ha fatto propendere per la scelta di spunti tutti della stessa tipologia, ovvero, nel nostro caso, l’immagine (eventualmente accompagnata da una didascalia per indirizzarne un minimo la lettura). A questo punto, le due sottocommissioni hanno lavorato in maniera leggermente diversa, tenendo conto delle specificità del documento di classe: per una classe abbiamo semplicemente scelto una serie di concetti che potessero avere agganci con più discipline e abbiamo cercato un’immagine che li illustrasse, mentre per l’altra, che aveva lavorato secondo percorsi pluridisciplinari predisposti dal consiglio di classe, ci siamo fatti più guidare dai docenti interni. In ogni caso, la predisposizione delle buste, successiva alle correzioni degli scritti, ci è “costata” praticamente una giornata intera di fatiche, tra rinvenimento dei materiali a casa e loro selezione e adattamento in sede di commissione, con un ulteriore notevole appesantimento dei nostri impegni. Di fatto, come conseguenza dell’eliminazione della “tesina”, lo sforzo di costruire possibili percorsi pluridisciplinari (uno per ogni alunno + 2, come da linee guida) è ricaduto interamente sulla commissione.

Sono dunque iniziati i colloqui veri e propri: per quanto riguarda la prima parte, abbiamo visto che la maggior parte degli studenti riusciva, con un minimo di guida, a gestire gli spunti e a creare qualche collegamento (e provvidenziale in questo senso è stato mettere a disposizione carta e penna per farsi uno schemino); tuttavia in molti casi noi docenti abbiamo dovuto intervenire, se non per suggerire l’argomento in sé, quantomeno per far sì che lo studente lo approfondisse. In questo modo, se vogliamo, è venuto meno uno dei presupposti della nuova forma di colloquio, ossia l’autonomia dello studente e il conseguente superamento dell’interrogazione “vecchio stampo” con il candidato che “viaggia” da un docente all’altro per rispondere a quesiti non sempre correlati tra loro. Per quanto riguarda il percorso di alternanza, in una classe gli studenti avevano (quasi tutti) preparato una presentazione PowerPoint, e alcuni hanno anche descritto la propria esperienza in lingua straniera (le classi da me esaminate erano di liceo linguistico); in un’altra classe era stato fatto preparare agli studenti un portfolio online che è servito anche da supporto per l’esposizione. L’ultimo momento, quello riguardante Cittadinanza e Costituzione, è stato gestito anche in questo caso in modo diverso a seconda delle classi: in una era stato fatto un vero e proprio percorso sulla Costituzione italiana e tedesca dagli insegnanti di Storia e Filosofia e di Tedesco, che hanno dunque provveduto a porre ai candidati dei quesiti riguardo gli argomenti toccati (spesso facendo ragionare i ragazzi anche su casi concreti, cosa che ho particolarmente apprezzato), mentre nell’altra erano gli studenti a scegliere un’esperienza significativa di cui parlare, all’interno dei progetti organizzati dalla scuola.

Volendo fare un bilancio finale, posso dire che quest’anno i colloqui degli esami di Stato mi hanno “provata” più degli altri anni; forse ciò è dovuto all’anno pesante che ho avuto, ma più probabilmente è stato anche la conseguenza del nuovo tipo di orale, che ho trovato per certi versi meno dinamico, dato che mancava la “tesina”, che poteva costituire uno spunto di originalità (qui le mie considerazioni in merito). Quest’anno la parte disciplinare, essendo autogestita dallo studente al momento, è stata abbastanza ripetitiva, e per forza di cose doveva avere una durata limitata nel tempo, per lasciare spazio agli altri momenti del colloquio. Per quanto riguarda le esperienze di alternanza, pur partendo un po’ prevenuta, lo ammetto, personalmente le ho trovate la parte più interessante del colloquio, in quanto gli studenti hanno avuto davvero modo di parlare in modo personale delle attività svolte, delle competenze acquisite e della ricaduta di ciò sulla scelta del percorso post-diploma. Quanto a Cittadinanza e Costituzione, ho apprezzato molto, come detto sopra, l’interpretazione data dai colleghi che avevano svolto un percorso specifico con la classe, mentre, quando erano i ragazzi a dover scegliere l’esperienza di cui parlare, ho riscontrato (ancora una volta) una certa ripetitività, anche perché, dopotutto, i progetti organizzati dalla scuola, pur molto belli, non erano moltissimi.

In sostanza, rispetto al “vecchio” colloquio, posso dire che la nuova modalità, pur spaventando apparentemente di più con il “mostro della busta”, in realtà risulta molto più gestibile per gli studenti, che sono chiamati a trovare da soli gli argomenti di cui parlare (potendo ovviamente scegliere di affidarsi a quelli più sicuri e di scartare quelli più incerti), e, nel caso in cui si trovino in difficoltà di fronte allo spunto, sono comunque sostenuti dai docenti nel ragionamento; inoltre la parte disciplinare, come già accennato, risulta anche più limitata nella durata rispetto alla vecchia modalità di esame, limitando a sua volta anche la relativa ansia da prestazione. C’è però da dire che la gestione della suddetta ansia, nella vecchia modalità, era più nelle mani dei commissari che dei candidati: era appunto facoltà dei primi porre ai secondi domande che si ricollegassero in qualche modo all’argomento scelto per la tesina, o agli argomenti affrontati via via nel corso del colloquio. (E per quanto mi riguarda ho sempre cercato di farlo.) Gli allievi hanno in ogni caso un momento più ampio di autonomia nella seconda parte dell’esame, in cui non c’è veramente una risposta “giusta” o “sbagliata” da dare, ma semplicemente la presentazione della propria esperienza. C’è quindi, secondo me, la volontà di evitare di mettere in serie difficoltà gli studenti, che potrebbe portare, volendo, anche a una sorta di appiattimento delle valutazioni, cosa che, tuttavia, almeno nel mio caso si è verificata solo in parte.

(Per chiudere in modo poco serio, posso però dire che la parte veramente migliore in assoluto dei colloqui sono state le brioche portate dalle colleghe, che mi hanno dato quel tot di zuccheri necessario a reggere cinque e più ore di colloquio al giorno senza più lo spunto di verve delle tesine. Grazie brioche, grazie colleghe)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...