Paola Drigo, La signorina Anna

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Essendo io arrivata alla fine dello scorso anno scolastico completamente stremata, l’estate appena conclusasi è stata quella delle letture lente, incostanti e spesso interrotte; sono stati più i momenti in cui vagavo (sia in senso fisico sia in senso mentale) alla ricerca di letture che mi facessero stare bene, che quelli in cui effettivamente mi sono messa a leggere. In questo senso il web mi è stato utile: cercando ebook gratuiti (un po’ per me e un po’ per Madre, che sto cercando di introdurre alle potenzialità del tablet) mi sono letteralmente imbattuta in Paola Drigo (l’elegante signora nella foto è proprio lei), della quale alcune opere sono state recentemente digitalizzate da Liberliber. Il fatto che si tratti di una delle principali scrittrici venete (e italiane) del primo Novecento e che io non sapessi nulla di lei è un chiaro sintomo di quanto essa sia caduta nell’oblio.

In ogni caso, si è trattato di una gradevolissima sorpresa: il racconto che me l’ha fatta scoprire è stato La partenza di Sise, ambientato nel primo Dopoguerra; ha come protagonista un cavallino friulano, venduto a una ricca famiglia di Roma, che non riesce ad adattarsi alla nuova vita e, dopo aver rievocato le vicende della Grande Guerra di cui è stato testimone, alla fine riesce a ritornare a casa. L’argomento patriottico, comprensibilmente, è trattato con una certa retorica, ma mi hanno colpita, oltre alla scelta di un punto di vista “alternativo”, la semplicità e l’immediatezza con cui sono descritti gli avvenimenti e i sentimenti umani e animali, che mi hanno lasciato l’idea che il vero destinatario del racconto fosse un pubblico infantile. Incuriosita, e come cullata dalla musicalità del linguaggio dell’autrice, ho cercato qualcos’altro di suo, e così ho incontrato La signorina Anna.

Si tratta di una raccolta di racconti, due più lunghi e quattro più brevi, pubblicata nel 1932 e, pare, mai più riedita in questa forma (e quindi la digitalizzazione, in questo caso, si è rivelata quanto mai provvidenziale); le storie sono tutte fortemente legate alla vita quotidiana nel Nordest del primo Novecento, declinata nelle diverse forme che essa assume a seconda della classe sociale degli individui. Il primo racconto, quello che dà il nome alla raccolta, narra la storia di un padre e una figlia (Anna, appunto), nobili decaduti: per mantenere sé stessa e il padre, Anna trova un impiego da maestra di inglese, e stringe amicizia con un giovane medico che frequenta la sua casa per tenere sott’occhio le condizioni di salute del vecchio padre. Il sentimento si fa tenero ma, seppur ricambiato, non può trasformarsi in nulla di più a causa di un ostacolo insormontabile per la mentalità dell’epoca. Il secondo, Paolina, ha come protagonista una giovane madre popolana, abbandonata dal marito, che cerca invano di rifarsi una vita, scontrandosi prima con i pregiudizi e poi con il suo stesso passato. I racconti più brevi (Pare un sogno, Un giorno, Il compagno di scuola, Il dramma della signora X) sono tutti legati all’ambito delle relazioni familiari (anche nel Compagno di scuola il rapporto di base è quello fratello-sorella), nelle quali si innestano riferimenti a temi esistenziali come il trascorrere del tempo e l’appressarsi della vecchiaia, la morte, il suicidio, la possibilità di una vita diversa.

In tutti i racconti si osserva, come già notato, una grande delicatezza nella rappresentazione dei sentimenti, accompagnata da una forte empatia per i personaggi di condizione più umile e, nei momenti di maggior tensione narrativa, da un coinvolgimento emotivo intenso ed efficace, che non sconfina nel patetismo. Una nota particolare va alla rappresentazione degli ambienti e dei paesaggi del Nordest, che mi tocca da vicino e rispecchia anche l’attaccamento dell’autrice nei confronti della terra d’origine. Lo stile, elegante e scorrevole, rende questa raccolta adatta, a mio avviso, anche agli studenti del biennio: come proposta didattica, si potrebbe scegliere uno dei racconti più brevi, leggerlo in classe e discuterne con gli allievi, che potrebbero trovarvi un’affinità non solo geografica (nel mio caso), ma anche emozionale, pur considerando la distanza cronologica che li separa dall’autrice. L’impressione che potrebbero riceverne, comunque, potrebbe essere quella (che ho avuto anch’io) di rivedere certe vecchie foto di famiglia, con nonne giovani dallo sguardo serio e un po’ malinconico, nell’abito della festa.

A conclusione, mi pare la cosa migliore riportare le parole con cui l’autrice stessa, nella prefazione alla raccolta, spiega la scelta dei personaggi e delle vicende di cui ha raccontato, e che, in uno spirito che mi ricorda un po’ quello manzoniano, non sono meno degne di quelle “alte” della narrativa classica, ma possono ugualmente tingersi del colore della tragedia e suscitare reazioni emotive molto intense.

Le creature che s’incontrano qui, non sono quelle che piacciono generalmente al pubblico che dedica qualche ora alla cosidetta letteratura amena.

Sorelle di altre alle quali diedi in passato amore e pietà, sono modeste creature senza splendore, a cui pochi o nessuno presta attenzione, figure in penombra, vestite solamente della loro sincerità e del loro dolore.

Mi hanno interessato infinitamente più di quelle che posseggono brillante scorta di paggi e cavalieri, posto eminente sulla scena dell’arte e della vita, predilezione di pubblico ricco e generoso. Ho vissuto, creandole, veramente con loro, e il raccontarne le vicende, il fissare le linee toccanti o tragiche del loro destino, mi è costato talvolta vera sofferenza.

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5 thoughts on “Paola Drigo, La signorina Anna

  1. Non conosco questa autrice, e mi incuriosisce moltissimo; adoro leggere libri “inconsueti”, che sappiano trasportarmi in tempi e mondi lontani.Io sono decisamente una lettrice cartacea, chissà se riesco a procurarmelo..
    Grazie per aver proposto questa chicca!

    Piace a 1 persona

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