Commissioni

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(Sottotitolo: Gli esaminatori esaminati)

Dopo la delirante conclusione degli scritti, ormai un mese fa, la macchina del concorso procede lenta ma inesorabile. Le commissioni, pubblicate praticamente in zona Cesarini, hanno iniziato la correzione delle nostre prove, e tra qualche tempo ne conosceremo gli esiti e avremo il calendario degli orali. Date le condizioni tecniche e mentali nelle quali io stessa e i miei colleghi abbiamo svolto gli esami, ovvero praticamente senza rendercene conto, non ho ancora un presentimento chiaro di quale potrà essere la mia valutazione, e per ora gli orali, almeno per me, restano un’entità astratta che prenderò consapevolmente in considerazione solo in caso di necessità.

Nel frattempo, tra scrutini e adempimenti finali, mi è capitata tra le e-mail la nomina come commissario esterno agli esami di Stato: anche il mio nome, dunque, si trova tra quelli affannosamente ricercati sul web dai maturandi disperati, bisognosi di informazioni e in preda al panico. Una parte di me si chiede con quale criterio vengano scelti i commissari d’esame, se sulla base della τύχη o del clinamen; poi concludo tra me e me che, oltre all’aspetto aleatorio, in realtà si tiene conto anche di fattori molto concreti come la vicinanza della scuola al luogo di residenza o alla sede di servizio. Mi risulta in ogni caso un po’ spiazzante trovarmi nella lista degli esseri più temuti dagli studenti (I COMMISSARI ESTERNI), proprio io che in tutti questi anni ho continuato a dare esami senza una vera soluzione di continuità e combattendo quotidianamente con ansia e sensazione di inadeguatezza.

Quest’anno, tra l’altro, agli esami vanno tre classi che mi hanno avuta come insegnante: una dove sono stata nei primi mesi della prima, una che ho avuto nei mesi conclusivi della terza e la mia quinta di quest’anno. Ognuna di queste classi mi è rimasta nel cuore, quindi, considerando anche che io stessa sono sotto esame per il concorso, e condivido dunque il loro stato d’animo, sto vivendo la maturità 2016 con una particolare dose di empatia. Ciò include anche l’istinto, tra il cameratesco e il materno, di abbracciare stretti a uno a uno i miei alunni ora maturandi (e di non poter trattare male quelli che dovrò esaminare).

In tutto questo tourbillon di sentimenti che si mescolano, fa strano prender parte al totocommissari attivo e passivo, ossia porre la domanda “qualcuno sa com’è il tal professore agli esami?” ed esserne al tempo istesso, per qualcun altro, l’argomento. È di fatto una sensazione che sta tra il surrealismo escheriano e il trenino di Capodanno. Intanto, per non sbagliarmi, riprendo in mano il Paradiso di Dante e la letteratura del ‘900, che chiederò e che mi saranno chiesti probabilmente a pochi giorni di distanza.

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