Al limite delle possibilità umane

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Dopo il TFA, la prossima tappa sulla via della definitiva entrata a pieno titolo nel mondo della scuola è il concorso a cattedra: il bando, secondo i programmi del Ministero, doveva uscire entro il 1° dicembre 2015, scadenza poi prorogata a fine anno, ai primi di gennaio, al 1° febbraio e ora, vagamente, “entro la prima settimana di febbraio”. Stavolta pare che l’indicazione, finalmente, sia in qualche modo corretta, dal momento che abbiamo a disposizione, grazie a Orizzonte Scuola, la bozza dell’allegato contenente i programmi da seguire. Pare inoltre che la prima prova sarà fissata dopo due mesi dall’uscita del bando.

Ecco dunque che all’inizio di questa settimana ho preso visione di quello che dovrò sapere se voglio sperare di passare il concorso. Di fatto, gli argomenti dettagliati delle varie materie sono presi pari pari dalle Indicazioni Nazionali, ed è dunque compreso tutto ciò che si dovrebbe fare a scuola nei cinque anni di superiori. (Il condizionale è ovviamente d’obbligo, dal momento che, ad esempio, di rado in letteratura italiana si arrivano a trattare Gadda, Calvino, Fenoglio, Moravia, Sciascia, Caproni e Pasolini.) E’ un sacco di roba, d’accordo; una mole di studio che va da tutta la storia universale, alla letteratura italiana dalle origini all’altro giorno, a tutta quanta la letteratura greca e latina. Tuttavia, dato che è di fatto lo stesso programma delle prove d’ingresso al TFA, e che gli argomenti coincidono in buona parte con lezioni che ho preparato (di recente o in passato) o devo preparare, in teoria dovrei riuscire a cavarmela.

Ciò che mi turba è la quantità di testi latini e greci da sapere per l’orale:

  • LATINO: Catullo: 35 carmi a scelta, con lettura metrica – Lucrezio: un libro a scelta dal De rerum natura, con lettura metrica – Cicerone: un’orazione e un’opera filosofica – Cesare: un libro a scelta dai Commentarii De bello gallico o De bello civili – Sallustio: una monografia a scelta tra De Catilinae coniuratione o Bellum Iugurthinum – Virgilio: Bucoliche, un libro delle Georgiche, 6 libri di Eneide, con lettura metrica – Orazio: un libro dei Sermones, uno dei Carmina, uno delle Epistulae, con lettura metrica – Livio: un libro a scelta dalla prima o dalla terza decade Ab urbe condita – Seneca: uno dei Dialogi e un libro a scelta delle Epistulae morales ad Lucilium – Tacito: Agricola o Germania e un libro a scelta delle Historiae o degli Annales;
  • GRECO: Omero: 4 libri a scelta dall’Iliade e 4 libri a scelta dall’Odissea – La poesia lirica: 25 frammenti a scelta che comprendano tutti i seguenti autori: Archiloco, Tirteo, Mimnermo, Saffo, Alceo, Anacreonte, con lettura metrica – Una tragedia o una commedia a scelta, con la lettura metrica del trimetro giambico – Erodoto: un libro a scelta – Tucidide: un libro a scelta – Senofonte: un libro a scelta dell’Anabasi o delle Elleniche – Platone: due dialoghi a scelta – Lisia o Isocrate o Demostene: un’orazione a scelta – Plutarco: una coppia di biografie dal corpus delle Vite parallele.

Tutto ciò da apprendere alla perfezione presumibilmente per giugno, lavorando intanto a tempo pieno (e prima di giugno conosciamo tutti bene il marasma della raccolta spasmodica di valutazioni, dei recuperi, degli scrutini, senza contare che poi ci sono anche gli esami di Stato). Col rischio, magari, di sentirsi chiedere, come già successo, che piazzamento ottenne l’Edipo Re alle Grandi Dionisie, o quali erano i metodi divinatori utilizzati da Tiresia. Ma qui, chiaramente, si sconfina nell’imponderabilità della Tyche, e la strategia migliore potrebbe essere anche questa volta l’improvvisazione e l’adattamento alle circostanze. Dato anche che, in tempi così ristretti, anche essendo completamente disoccupati non si riuscirebbe mai a ripassare decentemente tutto quanto. In definitiva, la condizione esistenziale dell’aspirante concorsista è più o meno questa.

Per quanto riguarda la modalità concreta con cui si svolgeranno le prove, e in particolare lo scritto, bisognerà attendere le precisazioni del bando: per ora si sa che la prova scritta sarà composta di 8 quesiti, due dei quali saranno volti a testare la conoscenza di una lingua straniera. Non è affatto chiaro se si tratterà di domande disciplinari, di didattica o di legislazione: fatto sta che, per parlare, ad esempio, della valutazione delle competenze o delle leggi sulla scuola in inglese, o anche, butto lì, di storia medievale, serve un lessico specifico che è difficile acquisire in breve tempo.

Insomma, siamo ancora una volta “tra color che son sospesi”, in attesa di informazioni certe. Tuttavia, anche superando il concorso, come tutti ci auguriamo, il nostro destino è ben lungi dall’essere certo, dato che si verrà assunti non dalle scuole, ma dagli ambiti territoriali, ossia da reti di scuole, e l’impiego concreto negli istituti dipenderà in sostanza dal fabbisogno previsto nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) elaborato da ciascuno. Non è nemmeno detto che si ottenga un incarico in una classe, dal momento che si potrà essere assunti nel cosiddetto “potenziamento”, ossia per effettuare progetti, sportelli, corsi di recupero e sostituzioni. Ma, dal momento che queste sono novità assolute, gli aspetti relativi all’organizzazione concreta sono in gran parte da definire.

In pratica, dunque, le cose che saltano all’occhio (almeno, al mio miopissimo occhio) sono due:

  1. riguardo il concorso in sé, l’evidente sproporzione tra i contenuti richiesti nel concorso e le tempistiche per la preparazione (oltre che, per ora, la mancanza di informazioni certe sullo svolgimento);
  2. riguardo il dopo-concorso, in caso di assunzione, nulla di certo si sa del destino dei neoimmessi in ruolo.

C’è la percezione di stare come d’autunno sugli alberi le foglie. Almeno da parte mia, comunque. Se c’è qualcuno che ha notizie sicure di qualsiasi tipo che possano integrare, correggere o smentire quello che ho capito, si faccia pure avanti, che cerchiamo di vederci chiaro insieme.

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