Fenomenologia della versione

Quando l’insegnante spiega agli alunni il metodo per tradurre una versione, uno dei primi e più importanti precetti che vengono trasmessi recita che la traduzione deve essere preceduta da una lettura e analisi preliminare del testo. Tale analisi, auspicabilmente, può essere accompagnata dalla sottolineatura di verbi, congiunzioni coordinanti e subordinanti e costrutti rilevanti, e il docente si occupa di suggerire un metodo per farlo illustrandolo debitamente alla lavagna. Come al solito, però, gli studenti interiorizzano e rielaborano a modo loro, sviluppando ciascuno un proprio modus operandi. Le principali tipologie, grosso modo, sono queste:

  • Pulizia totale. La versione viene lasciata completamente intonsa, tanto che non si sa se lo studente faccia davvero l’analisi o riceva la traduzione direttamente dalla dea Minerva (nella migliore delle ipotesi).
  • Il minimo indispensabile. Lo studente sottolinea appena appena i verbi, e a volte segna in qualche modo le congiunzioni subordinanti.
  • Precisione. Verbi e congiunzioni sono segnati in modo preciso, le congiunzioni coordinanti e subordinanti sono segnate in modo diverso, le proposizioni coordinate sono separate da barrette e quelle subordinate chiuse entro parentesi, i costrutti sintattici più rilevanti sono evidenziati. Possono essere utilizzati anche i colori. Lo studente si segna qualcosina anche sul dizionario (costruzioni particolari, significati).
  • Mania di classificazione. L’acribia classificatoria al suo apice: i verbi sono segnati con un colore, le congiunzioni coordinanti con un altro e le subordinanti con uno diverso; participi e infiniti sono evidenziati con uno stile particolare; si segnano anche gli avverbi più importanti e tutti i costrutti sintattici degni di nota. Nei casi più estremi si usa un colore diverso per ogni caso di sostantivi e aggettivi (di solito è un retaggio dei primi mesi del ginnasio, quando il sistema dei casi non è ancora molto chiaro allo studente).
  • Traduzione interlineare. Poca analisi, forse sono segnati i verbi. In compenso lo studente, contrariamente a tutti i precetti canonici, si è subito gettato a pesce sul dizionario, segnando le traduzioni parola per parola nello spazio tra una riga e l’altra. Ne esce una cosa che mette in crisi i miopi e fa diventare miopi i normovedenti. Anche perché il tutto avviene in matita, quindi si ha un’alternanza di righe nere e righe grigie. Quando ciò avviene in penna, il testo originale e la traduzione si fondono in un tutt’uno. La traduzione vera e propria avviene solitamente cercando di combinare tra di loro i significati rinvenuti nel dizionario, che ovviamente sono i primi di ogni lemma perché non c’è la minima idea della struttura della frase o del contesto.
  • Analisi grammaticale in loco. Oltre all’analisi del periodo, c’è chi fa l’analisi grammaticale di buona parte delle parole della versione (e specialmente dei verbi) direttamente sul testo, creando un guazzabuglio maledetto che solo l’autore può decifrare. Ad un certo punto si rende necessario ricorrere a un sistema di frecce: un lettore esterno, per capirci qualcosa, deve mettersi lì a seguirle col ditino. Spesso ciò si associa anche a un sezionamento chirurgico delle forme verbali, dalle quali vengono separati prefissi, suffissi e desinenze con barrette, cerchietti, quadratini e ammennicoli vari. Se lo studente è appena appena disordinato, a un certo punto i verbi non si leggono più.
  • Attacco epilettico. Tutto insieme: verbi evidenziati, analisi del periodo, traduzione interlineare e analisi grammaticale. Quando viene usato il colore, la versione arriva a sembrare un quadro di Jackson Pollock. Alla fine nemmeno lo studente ci capisce più nulla e getta la spugna, dicendo che il latino (o il greco) è complicato.

(Casistica rispondente a osservazioni risalenti non solo al periodo del liceo, ma anche, e soprattutto, ai lunghi anni di ripetizioni.)

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2 thoughts on “Fenomenologia della versione

  1. Se solo tutte queste espressioni creative portassero poi a saperla anche tradurre la versione! Io facevo sottolineare solo i verbi e, dopo aver individuato la proposizione principale, facevo trovare i soggetti e proseguivo a cascata 😉

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  2. Scoperto per caso questo blog, mi è venuta una terribile nostalgia del liceo classico!
    Al Ginnasio le versioni erano semplici e io sottolineavo sì e no i verbi, arrivata al Liceo avevo perfezionato un sistema di linee, cerchi, linee seghettate, colori e quant’altro.
    Una mia amica il giorno della versione stendeva sul banco una quantità di pennarelli e pastelli che nemmeno al liceo artistico!
    Aaaah nostalgia :’)

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