Lost in translation

Interrogazione di Storia dell’arte, andata anche bene (fino a questo punto).
– Per concludere, parlami dell’horror vacui.
– Professoressa, ma lei lo sa che io L’INGLESE NON LO MASTICO!

Esame universitario di geologia.
Il prof, mostrando una pietra: “Che roccia è?”
Studentessa: “…”
Prof: “Nosce te ipsum!” (perchè si trattava di un tufo abbastanza diffuso in zona)
Studentessa: “No professore, io non parlo l’inglese…”

Ripetizioni di latino.
“Come si dice ‘Atene’ in latino?” (Risposta attesa: ‘Athenae, -arum’)
“ATHENS!”
(Attacco di latino-americano… si declina come un participio presente?)

Ripetizioni di latino. G. sta analizzando il verbo DEDIT.
G.: “Terza persona singolare, indicativo perfetto attivo, verbo DO.”
Io: “Bene! La traduzione?”
G.: “HA FATTO!”
Io: “Come HA FATTO??? Il verbo DO non significa FARE!”
G.: “Ah già, quello è in inglese…”

Compito in classe di latino, 4° anno. Intervento di un alunno:
“Prof., non riesco a trovare HAS… Ma che è, inglese!?! Sono tre ore che cerco sotto il verbo ‘avere’, ma non lo trovo e non ha senso!”

Alunno (leggendo l’inno a Venere dal De Rerum Natura di Lucrezio): “alma Venus, caeli subter labentia signa”
Professoressa: “R. mi sa dire da dove deriva il termine LABENTIA?”
Alunno: “Da λαμβάνω!!!!”
Professoressa: “Almeno sono felice del fatto che non studiate più a compartimenti stagni!!”
(Per i non grecisti: il verbo λαμβάνω, “lambàno”, che significa “prendere”, ha un participio che fa λαβών, λαβόντος, “labòn, labòntos”; il malcapitato è stato tratto in inganno dall’assonanza col participio di LABOR che compare nel testo lucreziano.)

Ripetizioni di latino sull’uso di “videor”. Stiamo traducendo l’espressione “si tibi videbitur”. La ragazzina (V ginnasio) traduce:
V.: – “Se sembrerà con qualcosa”.
Io: – “Con qualcosa”? Cosa stai dicendo?
V.: – “Tibi” non vuol dire “qualcosa”?
Io: – Non è che ti stai confondendo con τις, τι? (pronome greco che vuol dire “qualcuno, qualcosa”)
V.: – Ah, sì! E’ vero! Ma allora, cos’è “tibi”?

Bibliografia della tesi: “Hieronymus, The viris illustribus”.

Spiegazione di Storia: il libro di testo riporta la celebre frase di Cesare tradotta in lingua italiana “Il dado è tratto”. Informo gli alunni inconsapevoli che Cesare non usò queste parole ma si espresse nella sua lingua madre.
“Alea iacta est, volete che lo ripeta?”.
“No, professore, abbiamo capito”.
“Cioè?”.
“Alea iacta WEST!”.
Il fantasma di Cesare in tenuta da cowboy esita un attimo, poi accompagnato dal fischio dei western decide di passare ugualmente il Rubicone.

Lezione di latino con la mitica G.
– Traduci “his verbis auditis”.
– “Udite le SUE parole”…
Sto un attimo in silenzio, la guardo di traverso e le chiedo:
– Non ti sarai mica confusa con l’inglese, vero?
La fanciulla ridacchia.

Compito di latino.
Alunno: – Prof, ma “maxime diis ago” vuol dire “MOLTISSIMI GIORNI FA”?
Reazioni scomposte della classe.

“Postquam paucos dies” (dopo pochi giorni) =”dopo pochi morti”.

Io: – M., a cosa serve l’ablativo?
M.: – A comunicare!
(Spiegazione dell’arcano: tragica confusione con il verbo “hablar” dello spagnolo, lingua nota al malcapitato.)

“M. Cicero” = “Mister Cicerone”.

Annunci

One thought on “Lost in translation

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...