Stereotipi da tema (conditi da acidità sparsa)

Dato che quest’anno non ci facciamo mancare nulla, mi è toccata in sorte anche la funzione di commissario interno agli esami di Stato per la mia quinta ragioneria serale. Proprio questa mattina ci siamo dedicati alla correzione degli scritti, e in un colpo solo mi sono fatta la prima prova e la sezione di storia della terza prova. Per quanto riguarda i temi, la maggior parte degli alunni, come sinceramente c’era da aspettarsi, ha svolto il saggio breve di ambito scientifico-tecnologico (sul modo in cui la connettività ha cambiato la comunicazione), ossia “il tema dei telefonini”. In sostanza, la chiave della maggior parte degli elaborati stava nell’affermare che i telefonini, gli smartphone, Facebook e Whatsapp ci rendono più connessi ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare alle vecchie abitudini quando tutte queste cose non c’erano e allora sì si comunicava davvero. Svolgimenti da poco sforzo, guidati anche da una documentazione francamente banalotta (che potete trovare qui, per chi non l’ha vista: sfogliate il fascicolo). Il bello è che affermazioni del genere potrebbero quasi essere credibili se provenissero da mia nonna, ma coloro che le hanno prodotte stanno appiccicati al telefonino tutto il giorno, postano su FB ogni mezz’ora, mi chiedono su Messenger consigli per la tesina (costruita ovviamente tutta con materiali trovati in Rete), e talora hanno utilizzato il cellulare anche durante le verifiche (chi ho scoperto è stato duramente punito, non se ne dubiti).

In sostanza, il saggio breve di italiano scritto, non solo all’esame di Stato, ma a scuola in generale, anziché essere il banco di prova per esprimere e argomentare il proprio punto di vista su un dato argomento, usando e commentando criticamente documenti, è di fatto un lavorio su luoghi comuni intervallato da spezzoni di testi altrui finiti lì con il meccanismo del copia-incolla. Spesso, addirittura, manca una vera e propria tesi. In questi miei primi anni da correttrice di temi ho già osservato alcuni topoi prevedibili e ricorrenti, diversi dei quali ho ritrovato stamattina correggendo. Per il principio del mal comune mezzo gaudio ecco qui un breve elenco che inizia con quanto massicciamente osservato oggi e prosegue sparsamente ad libitum con stereotipi relativi a tracce diverse (conditi da commenti acidi sparsi).

  • Ora possiamo comunicare più facilmente con Internet e i telefonini, ma in realtà siamo tutti più soli e bisognerebbe tornare a parlarsi davvero come una volta. (Parli tu che sei sempre su FB a postare cagnetti pucciosi e foto degli aperitivi con le amiche.)
  • Gli SMS hanno impoverito il linguaggio riducendo drasticamente il lessico dei giovani d’oggi. (Autoconsapevolezza.)
  • Oggi i bambini crescono traviati da mille giochetti tecnologici, mentre dovrebbero divertirsi all’aria aperta come una volta. (Stavolta è anche vero. Qui dipende dai genitori, dall’ambiente, dagli amici, da un sacco di cose. Ok, questo commento non è abbastanza acido.)
  • Una volta, per conoscere una ragazza, si usciva e si andava al bar o nei locali, mentre oggi si va su Internet e si inizia a chattare con lei. (Veramente i marpioni nei locali li trovo ancora, per quel poco che ci vado. Oltre che su Internet.)
  • Bisognerebbe leggere più libri. (Tutti a comprare il seguito delle 50 sfumature di grigio.)
  • La vera bellezza è quella interiore. (Vai dall’estetista una volta a settimana, snobbi i ragazzi che non sono fighi come dici tu e mi aspetti che io ti creda.)
  • Una volta le coppie si amavano davvero e stavano insieme tutta la vita, adesso divorziano dopo poco tempo. (Non è che, dato che il divorzio non c’era, marito e moglie erano costretti a restare insieme anche in caso di corna e maltrattamenti, no no.)
  • Una buona istruzione è fondamentale per affrontare le sfide della società. (Esame di coscienza.)
  • Sapere le lingue è fondamentale per il mondo del lavoro. (Dunque studiale davvero e non fare i compiti per casa con Google Translate.)
  • Il futuro è in mano ai giovani, che costruiranno un mondo migliore. (Bene, datti da fare.)
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13 thoughts on “Stereotipi da tema (conditi da acidità sparsa)

  1. A proposito dell’immagine all’inizio del post: alle elementari ci avevano dato da svolgere un tema dal titolo: “cosa hai fatto durante le vacanze di carnevale?”; mio svolgimento: ” avevo la febbre e sono stata a casa” 😂

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  2. Considerazioni divertenti e, purtroppo, vere.
    Cara Marta, sono uno studente del Classico ed ogni volta che scrivo un tema cerco di puntare sempre sull’originalità, evitando le solite tesi banali e noiose. Cosa consigli per arricchire il proprio repetertorio di idee?
    Grazie mille e buon TFA!

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    • Leggere molto e informarsi, possibilmente da più fonti, così confrontandole dai una mano anche allo sviluppo del senso critico 🙂 comunque una parte del problema sta anche nella formulazione delle tracce, spesso ripetitive o prevedibili.
      Il TFA sta giungendo al termine con relativa tranquillità, grazie 🙂 buone vacanze e buono studio a te!

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  3. Sono gli stessi identici che “topoi” che andavano alla grande quando mi sono diplomata io, sette anni fa. Sembra quasi che scrivere un saggio breve non significhi esprimere un’opinione propria, o almeno criticare quelle espresse dai documenti, ma capire il “tipo” di saggio e mettere in campo l’armamentario di luoghi comuni che gli corrisponde: si parla di tecnologie? Ah, un tempo di stava meglio, e l’italiano, e i giovani d’oggi! Si parla di, non so, bullismo? Ah, che cosa brutta, e il rispetto, e i giovani d’oggi! (I giovani d’oggi, che poi sono loro, siamo noi, ci vanno sempre di mezzo). Ho l’impressione che si scriva quel che si pensa (si pensa, eh) i professori vorrebbero leggere, cioè luoghi comuni diffusi, con i quali si va quindi sul sicuro, conditi con un po’ di moralismo che non fa male. E il bello è che tutto ciò è incoraggiato dalle tracce stesse, mi sembra.

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  4. “Gli SMS hanno impoverito il linguaggio riducendo drasticamente il lessico dei giovani d’oggi.”

    Per quanto riguarda questa constatazione, devo ammettere che ho avuto anche io un periodo “buio” in cui scrivevo come un deficiente, poi, fortunatamente, son riuscito a crescere anche sotto quel punto di vista.
    Confermo che il tema sulla tecnologia è andato per la maggiore anche tra i miei compagni; personalmente ho trovato decisamente interessante la prima traccia della tipologia B, quella sulla Letteratura come esperienza di vita: in quest’ambito ho una mia idea (una delle poche ben definite nella mia testa) che mi ha permesso di argomentare in maniera abbastanza coerente. Fortunatamente la mia classe ed io abbiamo sempre avuto il piacere di poter discutere con la professoressa di lettere: una delle nostre discussioni di quest’anno era la possibilità dell’arte nel mondo odierno. Ci siamo provati a porre la stessa domanda che Montale si era posto nel discorso tenuto dopo che gli fu conferito il Nobel. Anche da questo confronto (oltre che da ciò che si è studiato) ho cercato ispirazione per il tema.

    E devo dire che è uscito anche decisamente discreto!

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  5. Pingback: Fenomenologia dell’analisi del testo | Macaronea

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