Nominativi fritti e mappamondi

Magari qualcuno avrà notato che è un pezzetto che il blog tace: ciò in realtà avviene per un giustificatissimo motivo, ovvero la frequenza del TFA. Approfitto di un paio d’orette libere in cui sono abbastanza su di nervi per fare una descrizione della situazione generale, che è talmente intricata e incomprensibile (il titolo del post rimanda esattamente alla mancanza di senso di tutto ciò) da richiedere almeno un altro paio di post a palle ferme (in tutti i sensi; preparatevi che arriveranno. I post, non le palle) per un’analisi come si deve.

Insomma, è da fine gennaio che abbiamo immolato i nostri fine settimana ai corsi prima di didattica e pedagogia generale, poi di didattica disciplinare. La prima parte del TFA è passata via anche abbastanza liscia, con esami per i quali, nonostante tutto, abbiamo anche avuto tempo di studiare. Già a questo livello avevo i nervi a pezzi, insegnando 17 ore a settimana in due scuole, nessuna nel mio paese, una delle quali a 40 km da casa, e in essa anche al corso serale. Essendo in tali condizioni, ho provato a chiedere il licenziamento, dal momento che la scuola mi richiede uno sforzo notevole (e nessuno fa nulla per evitarlo, dato che su 5 classi scrivo 3 verbali, faccio lo sportello di latino, il corso di alfabetizzazione, sono commissario interno alla maturità e pure precettata per la correzione Invalsi). Nulla. Il messaggio non passa. Tiremm innanz. Nel frattempo inizio ad avere problemi di sonno rischiando la vita in autostrada.

Verso fine marzo è iniziato anche il tirocinio: 475 ore in tutto delle quali nessuna ci verrà abbuonata, se non per ragioni di servizio pregresso. Di esse, 80 sono da svolgere in classe, accompagnando un tutor. Qui dovremo assistere alle lezioni e fare anche noi qualche ora di lezione (oltre a quelle che facciamo lavorando, beninteso). Esiste anche un tirocinio diretto fuori aula, che consiste nel visionare libri di testo, correggere compiti (oltre ai nostri), assistere a consigli di classe (oltre ai nostri) e collegi docenti (oltre ai nostri). Il paradosso è che mi tocca prendere dispensa dai miei consigli e collegi per andare ad assistere a quelli di altre classi che non c’entrano nulla con me. Faccio un conto rapido abbastanza presto: calcolando le mie mattine e mezze mattine libere, fino a fine anno scolastico non arrivo a totalizzare le 80 ore, e quindi prendo permesso di sabato (col cuore che mi piange, perché perdo ore preziosissime) per andare a completare il tirocinio. Morale della favola: ogni settimana mi faccio 15 ore di servizio, 15 ore di tirocinio in classe e 15 ore di corsi TFA a Verona. Non mangio praticamente più a casa e talora il mio pranzo avviene sotto forma di un panino divorato guidando alla maniera degli Unni. Ormai vivo praticamente in macchina: il prossimo step sarà stagionare la carne sotto il sedile. Inoltre è da un po’ che sia io sia i miei compagni di corso abbiamo iniziato a somatizzare lo stress, l’ansia e il disagio: ogni volta che ci incontriamo facciamo il conto dei nostri acciacchi, come le vecchie dal medico.

Si profilano all’orizzonte gli esami dei corsi di didattica disciplinare: essi si terranno nella prima metà di giugno, in concomitanza con gli scrutini (e anche lì dovrò fisicamente premere parecchio sull’acceleratore per riuscire a mancare a meno cose possibili). Per storia e geografia sappiamo perfettamente cosa ci attende, mentre per italiano brancoliamo nel buio. Per latino e greco abbiamo un’ora per materia: ci verrà dato un brano da commentare evidenziando particolarità utili alla didattica, e su di esso dovremo costruire un’unità di apprendimento. Per greco dovremo anche tradurre. Tutto ciò in un’ora. Poi più avanti ci sarà anche la tesina da stendere, ma per ora praticamente non ci pensiamo.

Che i dodici dèi ce la mandino buona e ce ne facciano uscire vivi.

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3 thoughts on “Nominativi fritti e mappamondi

  1. Come ti capisco! Anche noi tieffini veneziani siamo ormai “come il burro spalmato su troppo pane” (cit. Bilbo Baggins): io ho un impegno scolastico così contenuto che, paragonato al tuo, fa ridere, eppure già mi vedo in crisi… resisti, attendiamo tutti il provvidenziale arrivo dell’agosto salvatore (si spera)!! Un grosso in bocca al lupo! 🙂

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    • Sarebbe difficile solo con la scuola e sarebbe difficile solo col TFA. Per far bene quello che stiamo facendo servirebbero 3 persone 😀 mettiamola così: è l’equivalente mentale del tempio Shaolin, dopo ne usciremo indistruttibili! 😉

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  2. Eh… figurati che il nostro TFA è iniziato marzo con le varie lezioni di pedagogia, didattica (secondo loro) e disciplinari, mentre il tirocinio a scuola (x un totale di 90 + 30 ore di presenza nell’istituto da dividere tra didattica e sostegno) lo abbiamo iniziato a maggio!! Mi toccherà assistere pure agli esami di stato per recuperare ore… Ma almeno, facciamoci forza, mal comune mezzo gaudio…

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