Rose rosse

La Santa Quaresima è ormai iniziata da un paio di settimane, ma, tra scuola in ogni dove e a tutti gli orari e TFA che mi insegue dovunque come le Erinni, sono riuscita solamente ora a trovare un po’ di tempo per sistemare per bene qualche pensiero sparso emerso qualche tempo fa, in concomitanza con la ricorrenza (da me, vecchiaccia malvagia, guardata con un certo sdegno) di San Valentino. (Riesco a concedermi qualche tempo proprio ora, all’una di notte, anche per la necessità di scaricare un po’ di tensione e di concedermi un po’ di relax dopo la tormentata correzione di un pacco di temi.) Ma veniamo al punto.

La mattina del giorno di San Valentino, dunque, si era in sala insegnanti a farsi un caffettino rivedendo il materiale per le lezioni successive o brandendo l’amica penna rossa per correggere qualche compito, quand’ecco che giunge la bidella, sorridendo complice e marciando a passo di bersagliere, con un mazzo di rose rosse da recapitare in classe a una studentessa del primo anno. (Per chi se lo stesse chiedendo, la nostra sala insegnanti è sostanzialmente a metà del corridoio che unisce le due ali della scuola, e quindi, avendo due porte una di fronte all’altra, è una stanza di passaggio. Per lavorare ancora più serenamente, chiaro.)

Ora, il gesto in sé è carino e molto tenero, pensando soprattutto che si tratta di adolescenti alle prese con le prime storie d’amore e con i conseguenti coinvolgimenti emotivi, ma l’episodio si presta a un paio di osservazioni.

Innanzitutto, considerando la cosa da un punto di vista strettamente didattico, la consegna di un mazzo di rose rosse direttamente in classe è certamente fonte di turbamento, in quanto interrompe la lezione e crea un comprensibile scompiglio, con conseguenti minuti tecnici per ristabilire l’ordine e riprendere l’attività. Sarò anche una vecchia bacchettona, ma in teoria la classe è un luogo di studio e di lavoro, e questo genere di manifestazioni può tranquillamente avvenire al di fuori dell’orario scolastico, o, al limite, a ricreazione (sulla falsariga di quello che succede quando un alunno compie gli anni e porta luculliane merende per tutti i compagni). Probabilmente, in questo caso la portineria, invece di fare da servizio recapiti, avrebbe piuttosto dovuto prendere in consegna mazzi di fiori et similia e farli avere alle fanciulle al primo momento utile senza disturbare le lezioni. Oppure (e molto più romanticamente ai miei occhi di cinica vegliarda) il giovanotto di turno avrebbe potuto prelevare la sua bella all’uscita da scuola consegnandole direttamente i fiori e, perché no, dandole pure un bacetto.

La questione, però, ha anche dei risvolti, per così dire, sociali: ricordando la mia adolescenza da secchiona reietta e solitaria, se una cosa del genere fosse avvenuta in classe mia avrei avuto una crisi di autostima fino alla Pasqua successiva; ma al di là di me che sono un caso umano, all’interno della classe si possono creare invidie e maldicenze, o quantomeno malesseri (più o meno evidenti), che in certi casi possono compromettere anche l’unità del gruppo classe stesso. Par quasi che esageri, ma avendo qualche idea di come ragiona l’adolescente medio (soprattutto di sesso femminile) mi pare che non sia un’idea del tutto peregrina. L’animo dei ragazzi e delle ragazze può essere molto più fragile e delicato di quello che ci aspettiamo, e il confronto coi coetanei è una costante quotidiana nella costruzione della loro identità.

Ho detto un paio di osservazioni, ma in realtà sono tre. La vecchiaia avanza imperterrita. L’ultima mia considerazione va, se vogliamo, al di là dell’ambiente scolastico e giovanile. La consegna di un mazzo di fiori direttamente in classe è un gesto talmente plateale da arrivare quasi a perdere di significato, diventando soltanto pura apparenza, che mette dunque in secondo piano il sentimento autentico, che per essere coltivato come si deve ha bisogno di una certa intimità. (Questo è il mio pensiero nudo e crudo, eh. Io son quella che si sposerebbe di notte solo con prete e testimoni e si ritirerebbe a vita privata forever and ever. Sono asociale, e misantropa, lo so.) Poi, in correlazione a questo, nel pomeriggio di San Valentino ci sarà stata di sicuro una scarica di foto e post melensi su tutti i social network possibili e immaginabili per dare l’appropriata rilevanza al gesto. (Se succede nella mia bacheca, conoscendo la mia allergia a certe cose, getto il telefono fuori dalla finestra seguito dal tablet, non mio ma della scuola, lanciato a mo’ di Discobolo. Lo so, sono fastidiosa.)

In definitiva, e a parte i miei personali attacchi di misantropia, il mazzo di rose, secondo me, è bello riceverlo al momento giusto, e condividendo la propria gioia e il proprio affetto innanzitutto con la persona che ha pensato a noi, e che sicuramente sarà felice di vivere con noi questo momento, senza la preoccupazione di farsi belli agli occhi degli altri, che con la storia tra noi e quella persona non c’entrano proprio nulla. Alla fine della fiera, ecco la vecchia brontolona che chiude il tutto con un colpo di coda: probabilmente, in un momento come questo, in cui, in sostanza, tutti gli eventi della vita quotidiana finiscono sul web, sarebbe bene coltivare un po’ di riservatezza e cercare di scegliere il momento e la sede opportuni per esprimerci. “Quando si spara si spara, non si parla”, per chiudere con una citazione colta (che c’entra relativamente, ma rende l’idea).

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3 thoughts on “Rose rosse

  1. Premesso che condivido con te la misantropia e l’asocialità, e che non sono totalmente in disaccordo con la tua analisi, penso però che si possa vedere la cosa da un altro punto di vista: in fondo, il fidanzato/ammiratore che ti manda un mazzo di rose in classe sta facendo un gesto molto significativo e “concreto” in un’epoca come questa (mi rendo conto della retorica da dinosauro che sto usando, perdonatemi) in cui i rapporti tendono sempre di più a virare sul virtuale. C’è chi non ama i gesti plateali (presente!), ma c’è anche chi invece li ama. E può essere che sia come dici tu “tutta apparenza” e un gesto fine a sé stesso, fatto soltanto per aver la possibilità di essere citati in una foto sui social network… ma magari no, ecco. O magari entrambe le cose. Sarebbe altrettanto brutto, in fondo, se si smettesse di fare gesti romantici (o intesi come tali) solo per paura di finire su Facebook!

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