Il concetto di classico

Questo pomeriggio, dopo una mattinata di scuola con il suo perché, mi è toccato correre a Verona per i soliti corsi del TFA, che oggi si svolgevano in una sede diversa dalla solita, il che mi ha dato modo di fare due passi e guardarmi un po’ intorno. Io, che nonostante la miopia alla Filini per queste cose ho un occhio di falco, ho immediatamente notato una fantastica libreria dell’usato, con in vetrina un allettante cartello “LIBRI A 1€”. Al che ho sentito la letizia inondarmi i precordi e, nonostante la giornata penitenziale di digiuno e astinenza, ho deciso tra me e me che, se ne avessi avuto il tempo, dopo la lezione sarei andata a ficcare un po’ il naso per lenire la mortificatio pomeridiana.

Il corso, grazie a Dio, termina con una mezz’oretta di anticipo, e quindi ecco che me ne vado gongolante verso la libreria. Raggiuntala, controllo gli orari di apertura: il negozio chiude alle 19, che sono passate da qualcosa come un minuto; tentenno un po’, sbircio attraverso la vetrina, vedo una cliente che sfoglia un libro, mi faccio coraggio e spingo la porta, che è ancora aperta.

Gli scaffali sono zeppi di libri bellissimi a un euro: vengo subito attratta da una serie di libri con !a copertina in similpelle e il titolo stampigliato in oro, tra i quali noto un meraviglioso Lope de Vega che ho già mentalmente prenotato. Conscia che il tempo è poco, continuo il mio sopralluogo e noto nell’ordine un banco pieno di libri di storia e uno scaffale di classici, comprendente Dante, Petrarca e alcune BUR di classici greci e latini, quelle vecchiotte con la copertina grigia che mi piacciono tanto.

Sono immersa in tali contemplazioni, quand’ecco che vengo sorpresa da quello che evidentemente è un commesso, il quale mi chiede se mi serve una mano. Declino gentilmente l’offerta, dato che il tempo è appunto poco (e anche perché il bello di andar per libri sta proprio nell’andarseli a scovare come se fossero una sorta di reperto archeologico). Il tipo non demorde, e ne segue questo dialogo:

– Posso chiederle che libri legge di solito?

Tentennando (perché ho già un po’ colto la situazione): – Mah, di solito prediligo i classici.

– Allora posso consigliarle Andrea De Carlo? Ha letto qualcosa di suo?

– Beh, in realtà no…

– Allora la Fallaci?

(Arretrando) – A dire il vero non ho mai letto nemmeno lei…

– Che ne dice allora di Erri De Luca? (Sfodera una copia di “Il contrario di uno”) Le consiglio questo: può rimanere piacevolmente sorpresa, e in più costa solo due euro.

Ancor più bloccata dal fare mellifluo del tipo, tento di troncarla lì: – Guardi, oggi sono venuta solamente per dare un occhio: sabato, che ho più tempo, torno, guardo meglio e ci penso. Poi state chiudendo, no? Quando si chiude si chiude! (Cit. “Quando si spara si spara, non si parla”.)

Insomma: io sabato tornerò davvero, e uscirò di lì, molto probabilmente, carica come un mulo, a patto di non avere intorno nessuno che mi consiglia nulla, altrimenti gli lascio là pure il Lope De Vega per non dargli soddisfazioni (ma quando mai, non è vero).

E comunque, come spiegare al tizio della libreria che con “classico” intendevo tipo Kafka, Euripide, Leopardi e/o gente così?

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5 thoughts on “Il concetto di classico

  1. Posso capire la Fallaci (che non mi entusiasma, ma ha almeno dalla sua gli “anni di carriera”e certi libri che possono essere quanto meno interessanti se non apprezzati) ma come far rientrare nei classici De Carlo, autore di “treno di panna” davvero mi risulta oscuro. (Ah il titolo di De Carlo l’ho preso da wikipedia, giusto per essere chiari). Comunque è chiaro che per il libraio in questione è tristemente valida l’equivalenza classico=libro che vende di più.

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    • Anch’io da un certo punto di vista posso capire !a Fallaci. Non escludo nemmeno che prima o poi leggerò qualcosa di suo. Ma nella mia testa “classico” vuol dire semplicemente un’altra cosa 🙂

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  2. mi permetto di chiamarla prof perché sono una studentessa e mi rispecchio spesso nei suoi racconti… Lei mi ha insegnato moltissimo, seguo sempre la sua pagina, ma ora vorrei darle un consiglio io: legga qualcosa della Fallaci, non ne rimarrà affatto delusa!
    Certo, non è (ancora) considerabile come classico, ma ne vale davvero la pena 😊

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