Vita sociale

Qualche settimana fa ho avuto il visitone nel liceo artistico dove a fine novembre mi hanno assegnato 4 ore di italiano in una prima. (Per le tempistiche relative all’anno scolastico, ahimè, non c’è altro da biasimare che il perverso meccanismo delle graduatorie: che lo dimonio se lo porti. Almeno sono lì fino a giugno, per fortuna.) Sapevo benissimo che non avrei avuto molto da dire ai genitori; tuttavia, proprio perché ero arrivata lì da poco, e anche dato l’alto numero di casi di DSA e BES nella classe, ho atteso padri e madri proprio con l’idea di sentire da loro quello che dovevo sapere riguardo i loro figli. Avendo solo una classe, però, il mio orario di ricevimento era ridotto, e dopo un’ora e mezza ho raccolto armi e bagagli e ho iniziato a scendere le scale.

Giunta sul pianerottolo, ho trovato un gruppo di miei studenti, che erano venuti a scuola al seguito dei genitori. Li saluto e dico che me ne sto andando. Una ragazzina con le punte dei capelli color turchese mi risponde:

– Ma se ne va? C’era mio papà che voleva parlarle.

– Certo, cara, ma il mio orario di ricevimento è scaduto già da mezz’ora: se tuo papà ha bisogno di parlarmi può venire al ricevimento mattutino o, al limite, possiamo anche concordare un incontro pomeridiano, basta organizzarsi.

– Ma almeno mi può dire com’è andato il compito di epica di questa settimana?

– Ti dico la verità: non li ho ancora guardati, per il semplice motivo che ne ho già tanti da correggere fatti ancora prima del vostro.

Estraggo dalla valigetta la cartellina rigonfia di verifiche e la mostro ai ragazzi. La ragazzina dunque mi fa: – Allora non avrà una vita sociale!

– Eh, più o meno no: noi insegnanti, quando non siamo a scuola, passiamo gran parte del nostro tempo proprio a correggere compiti. Quindi, cari miei, portate pazienza se qualche volta vi trovate di fronte a un insegnante con le scatole girate, perché spesso è solo perché lavora talmente tanto che non riesce neanche a uscire per andare a mangiarsi un gelato.

– Allora il gelato glielo offro io!

– Sì, dai: l’ultima lezione che faremo prima delle vacanze di Natale portiamo una vasca di gelato e mangiamocela tutti quanti! Però non prendetelo come un tentativo di corruzione, eh.

Prende la parola un ragazzetto con la media del 3 in italiano: – Io invece le offro una collana d’oro, orecchini, gioielli!

– Cosa ti ho detto? Sono incorruttibile! E poi è inutile che cerchi di utilizzare questi mezzi meschini per avere un voto decente in epica: ho dato un’occhiatina al tuo compito e sei sopra di sicuro.

– Davvero? E’ che epica mi piace proprio tanto, già dalle medie; poi il modo in cui la spiega lei mi piace tanto, lei è… è… *luccichio negli occhietti* BRAVISSIMA!

Arrossisco. Torna a parlare la bambina dai capelli turchini: – E’ vero, è vero! Quando spiega lei si vede proprio che le piace!

– Beh, se non mi piacesse non avrei studiato i Greci e i Romani così tanto. Che vuoi, io mi diverto con cose strane, non sono normale…

– Io sì che sono normale!

– Cosa vuoi essere normale tu, coi capelli celesti?

– Scherzo, prof!

Sorrido, mi congedo e vado. Dopo un po’ torno nell’atrio della scuola per approfittare delle bancarelle natalizie e vedo la bimba turchina accompagnata dal padre. Colgo l’occasione per un colloquio lampo, poi la ragazzina mi dice che mi deve parlare dei libri che ho loro assegnato da leggere, chiedendomi se per caso può leggerne uno che non è incluso nella lista che avevo dato. L’interesse e la sollecitudine quasi ansiosa della fanciulla quasi mi commuovono. Saluto padre e figlia e resto con un sorriso ebete tutta la sera.

Ecco, quando sono stanca o demotivata, mi basta ripensare alle faccine sorridenti dei miei alunni (che però non sono mica sempre così, eh; mi fanno dannare spesso e volentieri, e non ho ancora capito se mi manderanno in inferno, in purgatorio o in paradiso, i miei cialtronelli) e non dico che mi torna la gioia di vivere, ma il sorriso sulle labbra sì, e mi ricordo del perché ho scelto di fare questo lavoro. Ora, pur essendo l’ultimo dell’anno, torno alle correzioni dei loro compiti di epica attendendo di rivedere la mia classetta dopo il ritorno dalle vacanze.

E auguro a tutti voi un 2015 pieno di soddisfazioni e di sorrisi come questi.

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