Incipit vita nova (?)

Questa è la mia storia: una storia che inizia da lontano, dalle serate passate sul divano con papà a guardare interminabili peplum come Ben Hur o Quo Vadis, dai libri di storia degli zii sfogliati avidamente per cercare notizie su Greci e Romani, dai rosari in chiesa con la nonna, che si chiudevano immancabilmente con la Salve Regina in gregoriano, con quelle parole mistiche e incomprensibili. Un po’ alla volta, in me si è fatta strada la passione, e al momento della scelta dopo la terza media il classico era un’opzione praticamente scontata. A quel punto è stato un vero e proprio colpo di fulmine: appena ho visto il latino e il greco, e ho iniziato a tradurli, ho pensato: “Voglio fare questo per il resto della mia vita”.

E così è stato: dopo la maturità, valigie pronte e immatricolazione a Lettere. Stranamente la prima scelta era caduta su Chimica, ma poi, prima di iscrivermi, mi son fatta quattro conti, soppesando, tra le materie, quale mi sarebbe dispiaciuto di più lasciare, sostanzialmente per sempre. Un indizio, a dire il vero, mi era già arrivato ad aprile di quell’anno, al momento dell’ultimo compito di greco: siccome ero affranta all’idea che non avrei mai più aperto il mio vecchio Rocci in vita mia, alla fine ho preferito tenermelo stretto come compagno di viaggio.

Lettere, quindi; e poi che fare? Idee assolutamente nebulose (e soprattutto tutto, ma l’insegnante no), fino a che, per pagarmi libri, vitto e alloggio, non ho iniziato a dare ripetizioni. Lì, apriti cielo: in un periodo in cui, data la raffica di esami a ogni semestre, i nervi iniziavano a cedere e le scatole a rompersi sotto il peso del greco e del latino stessi, guardando negli occhi dei ragazzi del liceo ho rivisto me alla loro età, e rispolverato quell’entusiasmo e quella curiosità che stavano per andare persi. Anche a questo punto, si segue il cuore e si sceglie: vado a fare la prof.

Ed eccomi qua, in cerca di abilitazione, peregrinante da una scuola all’altra, senza aver mai abbandonato le ripetizioni (ché con quelle si arrotonda nei momenti di magra), ad avere a che fare con torme di adolescenti che, più o meno volenti o nolenti, cerco di introdurre ai sacri misteri della classicità. Bilancio: quelli volenti danno soddisfazione, quelli nolenti danno spettacolo. Traduzioni fatte a caso, considerazioni deliranti, risposte date senza nemmeno pensare a quello che si sta dicendo. Cose che al momento mi lasciano interdetta, ma poi, dopo un po’, a palle ferme (la polisemia è qui d’uopo), mi scatenano un’ilarità irrefrenabile. Tanto che ho iniziato a raccoglierle, qui; non solo gli episodi che capitano a me, ma anche quelli che capitano ai miei colleghi.

Dopo qualche tempo, la serie di episodi scolastici si è talmente allungata che mi è parso opportuno dedicarvi uno spazio diverso, meno claustrofobico e sintetico, in modo tale che “respirassero”, e che potessi anche raccontare in modo più compiuto qualche frammento di vita scolastica che sento di voler condividere con qualcun altro. Chi è abituato a “leggermi” in Facebook, solitamente, dice di apprezzare l’ironia dei miei post, ma premetto già che qui, talora, cercherò anche di fare la persona seria, soprattutto parlando dei miei ragazzi e del rapporto che, in un modo o nell’altro, riesco a costruire con loro.

Che dire ora? Semplicemente mi auguro che qualche post dei miei, qualche esperienza che racconto, possa, che so, strappare un sorriso, o stimolare un commento, un confronto, una riflessione, o, perché no, toccare nel profondo anche qualche studente.

A presto

Marta

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10 thoughts on “Incipit vita nova (?)

  1. Complimenti per la decisione presa!
    Seguo sempre i tuoi post su Facebook e, avendo appena terminato la Laurea Magistrale in Lettere (moderne, però), non posso che sentirmi vicina a te. Spero un giorno di poter avere anche io qualcosa da raccontare sulla mia vita di insegnante (se mai comincerà!). Nel frattempo, mi diletterò leggendo il tuo blog!
    Buon incipit!
    Marta

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  2. Marta, ti seguo da parecchio tempo su FB (anche se commento raramente, non mi perdo mai uno dei tuoi post). Considerando che non ci conosciamo, è quasi imbarazzante la felicità che provo per il fatto che tu abbia deciso di aprire un blog! Mille in bocca al lupo per questo nuovo progetto e per la tua carriera di insegnante. Lo fai per passione e per vocazione, quindi tieni duro!

    Con ammirazione, una tua collega dottoressa in Lettere (che, lei sì, non farà mai, mai, mai l’insegnante!)

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  3. Un grandissimo in bocca al lupo per questa tua nuova avventura! Leggo sempre i tuoi post su facebook e anche se non commento praticamente mai (sono terribilmente pigra da questo punto di vista) è sempre un piacere seguire le tue (dis)avventure e sono sicura che ciò varrà anche per il blog.
    Tanti tanti auguri ancora da una ex classicista (anche se sono del parere che il classico sia “per sempre”) finita a studiare chimica…

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    • Grazie! Incrociamo le dita per il TFA (e speriamo escano con decente anticipo le date degli scritti! 😉
      Comunque, antipatia per antipatia: (da qui)
      “Come diceva Tristano Bolelli, grande linguista che fu anche presidente
      dell’Accademia della Crusca:

      Quanto al latino, si sa che l’uso di citazioni è fatto, salvo eccezioni,
      da uomini che il latino lo sanno poco o non lo sanno affatto. È
      difficile trovare un latinista vero che ostenti citazioni nella lingua
      di Roma se non forse per scherzare, come fece una volta un mio caro
      collega, cattedratico, appunto, di Lingua e letteratura latina, che
      disse: Intelligenti pauca […] e facetamente tradusse “A chi capisce poco”.
      E poi, come la mettiamo: diciamo curricula, e va bene. Ma poi diciamo
      anche, chessò, sponsores? Ci pensate?

      “Tra gli sponsores della squadra juniorum Juventutis c’è il sito
      Immaginaria.”
      E già, perché se decidiamo di flettere le parole latine secondo le
      regole della grammatica latina, dovremmo probabilmente anche concordarle
      con i casi. Quindi vai col genitivo (“La pletora curriculorum che ricevo
      ultimamente mi opprime…”) e con il dativo e l’ablativo (“Non pensavo che
      mi sarei abituato così facilmente mediis quali la televisione
      satellitare”).

      No, no, no, non ve lo consiglio. Il latino è una lingua straniera che,
      certamente, ha con l’italiano un rapporto molto stretto, ma non è
      l’italiano. E quindi, va trattata come le altre lingue straniere, dalle
      quali prendiamo in prestito parole che trattiamo come invariabili,
      indeclinabili, immodificabili (a meno che voi facciate ogni sera il giro
      dei bars, per parlare dei vostri sports preferiti).

      I grammatici, in effetti, tagliano netto: le parole straniere si
      mantengono invariabili, in particolare poi quando sono entrate nell’uso
      comune: bar, sport, computer, film … Ecco cosa dice la Grammatica
      Italiana di Maurizio Dardano e Pietro Trifone (Zanichelli, 1995, p. 194):

      Le grammatiche e i dizionari sono abbastanza compatti nel consigliare il
      mantenimento della forma del singolare anche al plurale.
      E il Serianni (Italiano , Garzanti, 1997, p. 106): “In che modo formano
      il plurale i nomi stranieri terminanti in consonante? In generale, il
      nome resta invariato”.

      In controtendenza, invece, sembra una risposta che trovo nel sito
      dell’Accademia della Crusca, ma con qualche ambiguità. Il redattore
      esordisce infatti:

      La parola latina curriculum entra in italiano attraverso la locuzione
      invariabile curriculum vitae ‘corso della vita in breve’ (prima
      documentazione in italiano 1892) e solo successivamente si trova la
      forma singola curriculum (documentato in italiano dal 1941). Anche la
      parola singola si afferma nell’uso nella forma invariabile, e nei
      vocabolari italiani è appunto annotata come sost. masc. inv.
      Appunto, sost. masch. inv. (invariabile). Poi, però, continua:

      Sappiamo però che questo sostantivo in latino apparteneva al genere
      neutro per cui entrando nell’italiano ha subìto un passaggio di genere,
      venendo assimilato ai nomi maschili. Proprio questo passaggio di genere
      produce problemi e incertezze nel momento che si consideri la forma
      plurale; infatti, anche se esiste la forma adattata in italiano
      curricolo con il suo plurale regolare curricoli , il termine originario
      latino continua ad essere quello preferito e più utilizzato. Il plurale
      di curriculum è senza dubbio curricula , ma questa forma viene usata con
      qualche resistenza perché, se la forma singolare è talmente diffusa che
      si suppone sia conosciuta da tutti, il plurale del neutro latino con la
      tipica terminazione in – a è più lontano dal sistema morfologico
      dell’italiano e presuppone la conoscenza almeno delle nozioni elementari
      del latino. Si può quindi scegliere tra la parola italianizzata
      curricolo con plurale curricoli o la forma originaria latina curriculum
      con il suo plurale curricula .
      Ma questa mi pare un’argomentazione che ha al suo interno la ragione
      stessa per cui potrebbe essere rigettata: se curriculum, in latino, è
      neutro, è indubbio che in italiano diventa maschile. Ma, allora, come
      giustificare un plurale neutro (curricula) per un nome maschile? Non è
      meglio, a questo punto, mantenerlo invariabile? Oppure optare per
      l’elegante soluzione della forma italianizzata “curricolo / curricoli”?)

      Mentre non mi convince l’argomentazione del cruscante, trovo più
      interessante quella di Birattari (Italiano, Corso di sopravvivenza ,
      Ponte alle Grazie, 2000, p. 250):

      Vale per le parole latine quel che si è detto per le parole straniere in
      generale: in italiano sono invariabili. Quindi il plurale di curriculum
      è i curriculum . Può capitare benissimo, però, che se scrivete in una
      richiesta di lavoro di aver “inviato altri curriculum alla vostra
      attenzione”, la vostra lettera capiti in mano a un selezionatore del
      personale che tutte le sere prima di addormentarsi si ripeta le tabelle
      delle declinazione e dei paradigmi latini e leggendo curriculum al posto
      di curricula cestini sdegnato la vostra lettera.
      Ma capite che, in questo oscuro selezionatore, non è difficile scorgere
      i tratti di un individuo con qualche problema caratteriale accanto al
      quale potrebbe rivelarsi molto difficile lavorare. Quindi, decidere di
      mantenere curriculum invariato al plurale potrebbe anche essere un modo
      intelligente per fare a vostra volta una prima scrematura delle proposte
      di lavoro.”
      😉 😀

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  4. Sicuramente il blog avrà fortuna, i tuoi post su facebook lasciano ben sperare a proposito :). Io son tornato a studiare latino all’università (non per scelta ma ce l’ho come corso obbligatorio,) e devo dire che nonostante la difficoltà dovuta ai quasi 20 anni dalla maturità, lo sto apprezzando molto di più di allora, ed è anche merito tuo 🙂

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  5. Carissima, ci conosciamo da anni e alcune delle (dis)avventure universitarie le abbiamo anche vissute insieme, ma leggendo ho scoperto qualcosa di nuovo sul percorso che ti ha condotto fin qui. Tanti auguri per questa nuova avventura sul web e per quelle che ti aspettano in classe!

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  6. Marta, questo post mi ha commosso. Potrei raccontare la mia storia, che non sarebbe poi molto diversa, se non per un aspetto: io la maestra prima, la prof. poi ho sempre voluto farla, dal primo giorno di scuola in prima elementare: è sempre stato non un sogno, ma IL sogno della mia vita. Per farvi capire quanto sia pazza, vi basti pensare che quando ascoltavo i miei insegnanti, immaginavo di sedere IO su quella cattedra e congetturavo su come mi sarei comportata io al loro posto. Questo già alle medie; insomma ce l’ho nel DNA! Anche sulla scelta di Liceo classico e facoltà di Lettere classiche non ho mai avuto dubbi, neanche quando molti mi scoraggiavano. E, nonostante tutto, credo ancora oggi che ne sia valsa e ne valga quotidianamente la pena.

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