Fenomenologia della traduzione maccheronica

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Dopo averne viste parecchie, di traduzioni maccheroniche, uno si rende conto che più o meno esse obbediscono a poche tendenze che bene o male sono sempre quelle. Eccone dunque le principali cause:

  • UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici): quando lo studente parte dal presupposto che il latino è per forza una lingua priva di senso, e quindi, quando gli capita una frase facilissima, sconvolge i costrutti o cerca termini stranissimi per confermare la mancanza di senso della versione, seguendo rigorosamente il principio filologico della “lectio difficilior”.
  • Pornoversione: traduzione pornografica di versioni morigeratissime, dovuta alla perenne crisi ormonale dell’adolescente medio nonché all’abbondanza di eufemismi per indicare rapporti sessuali, organi genitali e via dicendo.
  • Interferenza linguistica: quando lo studente traduce HIS con “suo”, DO con “fare” ma anche DOCET con “sembra” e ORATE con “guardate”.
  • Palinodia: quando la traduzione ha un senso coerente… ma del tutto diverso dal testo originario.
  • Ctrl+C – Ctrl+V: la traduzione ha senso perfetto, grammatica e sintassi sono rispettate al millimetro, le scelte lessicali sono persino raffinate; ma lo studente, evidentemente chiaroveggente, ha tradotto anche le righe di testo tagliate dall’insegnante, e chissà come mai la versione tradotta corrisponde al primo risultato su Google che si trova digitando le prime parole del testo del compito.
  • Traduzione “ad recchiam”: quando la frase latina viene semplicemente traslitterata con le parole italiane più somiglianti.
  • Amplifon: quando lo studente, non capendo nulla di ciò che ha davanti, chiede al compagno più vicino un suggerimento che viene puntualmente travisato.
  • Delirio: quando la mancata comprensione della versione è così grave che non si capisce nemmeno da dove vengano gli errori.
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4 thoughts on “Fenomenologia della traduzione maccheronica

  1. Fantastico, direi che hai contemplato tutte le versioni possibili! Io ho uno studente specializzato in UCAS, al punto che aggiunge da solo le parole a suo parere mancanti, improvvisandosi editore. Quanto alle traduzioni pornografiche, mi è toccato assistere ad una versioni a luci rosse del mito di Lucrezia…cioè ancora più scabrosa dell’originale: non ti dico come mi hanno tradotto stricto gladio.

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      • In questo settore ce ne sono da vendere e se qualcuno entra in classe nel momento sbagliato (rischio sfiorato mentre spiegavo Aristofane e Petronio in un istituto cattolico!) sono veramente momenti di rossore: l’altro giorno ho spiegato il Bellum Penicum e nella pronuncia ho contratto il dittongo… non ti dico le espressioni della classe (peraltro molto portata a divagazioni fuori luogo)! 😛

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      • Ah, a quell’età son dominati dagli ormoni, c’è poco da fare. Io cerco di prevenirle direttamente, certe battute, facendole io per prima 😀 in una scuola cattolica resisterei credo 3 minuti circa prima di venir cacciata a calci 😀

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